TOKYO. Lo sguardo da lupa di Tijana Boskovic e quelle sue martellate mancine hanno inchiodato l'Italia del volley definitivamente alla sua croce, altrimenti chiamata quarti di finale. Sul gradino decisivo che separa le medaglie dal fallimento le azzurre ci sono arrivate terrorizzate dalla loro versione aggiornata, non più quella trionfante delle prime uscite, quando tutto era bello, le partite scorrevano facili, i sorrisi spaccavano la telecamera. Sembra passato molto più tempo, era solo giovedì scorso. Prima di Boskovic e di questo 3-0, la Cina e poi gli Usa avevano scoperto un'Italia involuta e sbadata, spenta forse da una qualificazione arrivata già dopo tre partite. Ma il primo posto nel girone, perso per un solo punto, sarebbe valso la docile Repubblica Dominicana e non la Serbia, e invece ecco le mani e la ferocia di Boskovic, così presto.
TOKYO. Lo sguardo da lupa di Tijana Boskovic e quelle sue martellate mancine hanno inchiodato l'Italia del volley definitivamente alla sua croce, altrimenti chiamata quarti di finale. Sul gradino decisivo che separa le medaglie dal fallimento le azzurre ci sono arrivate terrorizzate dalla loro versione aggiornata, non più quella trionfante delle prime uscite, quando tutto era bello, le partite scorrevano facili, i sorrisi spaccavano la telecamera. Sembra passato molto più tempo, era solo giovedì scorso. Prima di Boskovic e di questo 3-0, la Cina e poi gli Usa avevano scoperto un'Italia involuta e sbadata, spenta forse da una qualificazione arrivata già dopo tre partite. Ma il primo posto nel girone, perso per un solo punto, sarebbe valso la docile Repubblica Dominicana e non la Serbia, e invece ecco le mani e la ferocia di Boskovic, così presto.
Mazzanti, il ct, ha parlato, pur sorridendo e a mezza bocca, di una sua esplicita richiesta al gruppo, disattesa: "Isolatevi, perché quando la melma arriva, arriva e non ve la staccate facilmente". Ossia: basta con i social, con quel database perenne di stati d'animo, emozioni, sensazioni, utile, quando le cose vanno bene, a raccontare lo spirito del tempo. Devastante quando cambia il vento, quando servirebbero coperte e cappotti e invece ti trovi spogliata nella tempesta. L'Italia si è incagliata su se stessa e ora si ritrova, come dice la capitana Sylla, "il cuore in frantumi, abbiamo sbagliato tutto". C'era profumo di medaglia nell'aria, l'oro dopo l'argento mondiale 2018. Contro la Serbia però s'è compreso dal primo punto, una ricezione rasoterra di Pietrini, che la testa delle azzurre non fosse libera. Egonu ha chiuso con 15 punti su 45 attacchi, ma le due palleggiatrici impiegate, Malinov e Orro, disabituate a una Paola così fallosa, hanno continuato a cercarla e lei a sbagliare. "Non è mai riuscita a esprimersi come sa, qui, e non so perché e non lo sa nemmeno lei" ancora Mazzanti, "ma era stata molto attenta a creare il clima giusto per affrontare l'Olimpiade, la migliore Egonu che ho conosciuto da questo punto di vista". Malinov, lacrime trattenute a stento, ha chiesto al popolo del volley "di non perdere la fiducia in noi".
È un mondo difficile, quello in bilico tra social e realtà, servono struttura ed esperienza che le azzurre, 26 anni di media, non hanno ancora. Anche per loro, come per gli uomini, il rimpianto forse di una Volley Nations League giocata a giugno da una sorta di Italia B - ma anche la Serbia aveva fatto la stessa scelta, al contrario degli Usa - . Il gruppo non verrà smantellato, Mazzanti proseguirà fino a Parigi 2024 e già dal 18 agosto c'è l'Europeo, con qualche nome nuovo, magari in arrivo dall'U20 campione del mondo lo scorso luglio. "Fingiamo che questo sia stato un infortunio, come quello di Tamberi prima di Rio" spera Mazzanti. Ci speravano nel beach volley Lupo e Nicolai, fuori anche loro ai quarti (2-0) contro i qatarini d'Africa Cherif-Ahmed, uno nato in Senegal, l'altro in Gambia. All'Italia non è rimasto altro da schiacciare, a Tokyo.