Sebastian Coe: "Tamberi sa emozionare"
dalla nostra inviata Emanuela Audisio , dalla nostra inviata Emanuela AudisioTOKYO - Sir Sebastian Coe, numero uno dell'atletica mondiale, presidente di World Athletics, ignorava che l'Italia non avesse mai partecipato ad una finale dei 100 olimpica: "Davvero? Nemmeno ai tempi di Berruti e di Mennea?". Nemmeno.
Il doppio oro Tamberi-Barshim le è piaciuto?
"Mi sono arrivate reazioni contrastanti. C'è chi dice che una gara deve andare avanti e c'è chi come il nostro responsabile dei social mi ha mostrato l'incredibile volume dei contatti generati dalla foto di due ragazzi che si abbracciano. Penso che quel momento resterà tra i più belli degli ultimi venti anni dello sport. La condivisione dell'oro tra due amici".
Il dopo Bolt è Jacobs.
"Sì. Tutti erano preoccupati del vuoto che avrebbe lasciato Usain, ma il nostro sport sa rinnovarsi, l'atletica ha giovani talenti. C'è chi dubita delle prestazioni di Jacobs? Sono stato tanti anni in politica, sono a…
TOKYO - Sir Sebastian Coe, numero uno dell'atletica mondiale, presidente di World Athletics, ignorava che l'Italia non avesse mai partecipato ad una finale dei 100 olimpica: "Davvero? Nemmeno ai tempi di Berruti e di Mennea?". Nemmeno.
Il doppio oro Tamberi-Barshim le è piaciuto?
"Mi sono arrivate reazioni contrastanti. C'è chi dice che una gara deve andare avanti e c'è chi come il nostro responsabile dei social mi ha mostrato l'incredibile volume dei contatti generati dalla foto di due ragazzi che si abbracciano. Penso che quel momento resterà tra i più belli degli ultimi venti anni dello sport. La condivisione dell'oro tra due amici".
Il dopo Bolt è Jacobs.
"Sì. Tutti erano preoccupati del vuoto che avrebbe lasciato Usain, ma il nostro sport sa rinnovarsi, l'atletica ha giovani talenti. C'è chi dubita delle prestazioni di Jacobs? Sono stato tanti anni in politica, sono abituato alle speculazioni e non ci faccio caso. Ho seguito i suoi progressi, un exploit del genere può accadere".
In percentuale conta più la pista, le super-scarpe o l'atleta?
"Il fattore umano resta la cosa più importante. Viviamo nel mondo dell'innovazione, è il progresso, usiamo computer. Se la pista della Mondo è veloce io non ho problemi. Nessuno disegna scarpe per andare più piano, ma non esistono scarpe per vincere. In più noi abbiamo stabilito un regolamento".
"Ho seguito le sue gare a Montecarlo. Anche quando era giù e le cose non andavano bene. Ha avuto la forza di riprendersi. Non vogliamo robot, ma atleti che dimostrino carattere ed emozioni. E Tamberi è una star".
Si è molto parlato di salute mentale in questi Giochi.
"Abbiamo tra i migliori coach al mondo, molti non sono soltanto grandi allenatori ma anche ottimi psicologi. Conoscono tutto dei loro atleti e li monitorano costantemente. La salute mentale è un tema importante, ma non penso che possa essere una discussione dominante".
La squalifica pre-Giochi della velocista Sha'Carri Richardson per marijuana è stata contestata.
"Noi spingiamo sempre i nostri atleti ad abbracciare i valori dell'integrità. Ma penso anche che sia arrivato il tempo per una revisione delle regole".
Marcia e maratona sono a Sapporo, lontane da Tokyo.
"È una decisione che ha preso il Cio".
Il mostruoso e sospetto record dei 100 femminili di Flo-Jo dell'88 non sarebbe da riazzerare?
"Non abbiamo prove per condannarlo. E non possiamo liberarci così del passato. Cadrà anche quello, ne sono sicuro".