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Karate, Busà si prende l'oro: è la medaglia che batte il record di Roma 1960

Luigi Busà esulta dopo la finale (reuters)
L'azzurro supera in finale l'azero Aghayev: 37° podio, uno in più anche di Los Angeles 1932
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TOKYO - Un urlo di gioia per la famiglia, ma anche per se stesso e tutti quelli che l’hanno assistito fino alla vittoria nel tempio delle arti marziali, il Nippon Budokan. La nona medaglia d'oro dell'Italia, quella che resterà nella storia per aver superato il record di 36 medaglie di Roma 1960 e Los Angeles 1932, arriva da uno sport al debutto, che qui in Giappone è di casa: il karate. Luigi Busà, tra i favoriti alla vigilia, ha battuto l'azero Rafael Aghayev in finale nella categoria 75 chili del kumite, la specialità di combattimento diversa dall'esibizione solitaria del kata in cui Viviana Bottaro ha conquistato la prima medaglia italiana della storia. Siciliano di 33 anni, campione del mondo a Tampere 2006 e a Parigi 2012, l'azzurro era arrivato all'atto finale battendo l'ucraino Stanislav Horuna. Gli incroci del destino hanno fatto della sua gara quella decisiva per superare un’edizione leggendaria come quella d…

TOKYO - Un urlo di gioia per la famiglia, ma anche per se stesso e tutti quelli che l’hanno assistito fino alla vittoria nel tempio delle arti marziali, il Nippon Budokan. La nona medaglia d'oro dell'Italia, quella che resterà nella storia per aver superato il record di 36 medaglie di Roma 1960 e Los Angeles 1932, arriva da uno sport al debutto, che qui in Giappone è di casa: il karate. Luigi Busà, tra i favoriti alla vigilia, ha battuto l'azero Rafael Aghayev in finale nella categoria 75 chili del kumite, la specialità di combattimento diversa dall'esibizione solitaria del kata in cui Viviana Bottaro ha conquistato la prima medaglia italiana della storia. Siciliano di 33 anni, campione del mondo a Tampere 2006 e a Parigi 2012, l'azzurro era arrivato all'atto finale battendo l'ucraino Stanislav Horuna. Gli incroci del destino hanno fatto della sua gara quella decisiva per superare un’edizione leggendaria come quella del 1960. .

I dubbi del girone eliminatorio

BBusà ha cominciato il torneo battendo l'australiano Yahiro per 5-0 nel primo incontro del girone eliminatorio. Nel secondo lo stop contro il kazako Azhikanov (2-0), una batosta che gli instillato dubbi e ha richiesto un sostegno speciale da parte del suo tecnico Claudio Guazzaroni (“Puoi ancora vincere l’oro” ha detto a un incredulo Busà). La reazione è stata immediata: battuto il tedesco Bitsch per senshu, assegnato al primo atleta che porta il primo punto dopo la fine del match (2-2). Contro l'azero Aghayev la vittoria per 3-1 che permetteva il passaggio del turno e la medaglia sicura. Poi il 3-0 all’ucraino in semifinale, per arrivare a una finale deciso da un solo punto, un pugno al viso seguito da un colpo col braccio che ha richiesto l’intervento del medico per Aghayev. Alla fine la festa che è di tutto un settore che debutta alle Olimpiadi ma quasi sicuramente ne uscirà nell’edizione parigina.

La lotta all'obesità e il successo

In un'intervista a Repubblica Luigi Busà aveva raccontato il problema che lo aveva afflitto durante l'infanzia: "Il karate? E' cominciato come un gioco, all'inizio ero un ragazzo obeso, chi poteva pensare alle Olimpiadi? Ero molto ciccione, mi piaceva mangiare, a 13 anni pesavo 94 chili, ed ero più basso di adesso. Solo mio padre vedeva in me qualcosa di speciale, lui è stato atleta, vedeva comunque che da piccolo vincevo campionati cadetti e qualcosa di serio potevo diventare. Il problema è che a 16 anni combattevo nei pesi massimi, e mi fecero capire che a livello internazionale non sarebbe stata una buona scelta: colpi e impatti troppo duri. Dovevo dimagrire, scendere nei medi a 75 chili. Ho fatto la dieta, e da quella categoria non mi sono più mosso. Dal gioco sono passato al lavoro, nel centro sportivo dei Carabinieri: sono appuntato".

"Una medaglia per restare anche a Parigi 2024"

“Sono molto felice della medaglia d’oro” le sue parole alla fine, “Voglio festeggiare con papá, ccn la mia famiglia, tutto lo staff e i compagni, anche quelli che alle Olimpiadi non sono riusciti a venire. È stata un’avventura pazzesca, spero che tutti i ragazzi possano sognare questo magnifico percorso. Se posso fare qualcosa per convincere in vista di Parigi 2024, il karate è bello da vedere, per noi è la prima volta ma potrebbe essere anche l’ultima”.