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La Puglia potenza mondiale dello sport: a Tokyo più medaglie d'oro di Svezia e Iran

Antonella Palmisano, di Mottola (Taranto), ha vinto la 20 km di marcia (fotogramma)
Vengono dal Tacco d'Italia 4 medagliati azzurri, tra loro tre campioni olimpici, più di molti grandi Paesi: Vito Dell'Aquila, Antonella Palmisano, Massimo Stano e Luigi Samele (argento). Le contraddizioni di una regione che eccelle in questi Giochi ma che non ha una squadra in Serie A
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TOKYO - La ventiquattresima potenza mondiale dello sport è una regione italiana a forma di tacco e sperone, si affaccia su due mari, ha quattro milioni di abitanti, sei province, 257 comuni e altrettanti dialetti, campanili, piatti tipici, cose che vanno e altre che non funzionano. Ma adesso la Puglia ha anche tre campioni olimpici e un argento. Vito Dell'Aquila, Massimo Stano, Antonella Palmisano e Luigi Samele. Quasi uno per provincia: Mesagne (Brindisi), Palo del Colle (Bari), Mottola (Taranto) e Foggia. In tre sport che niente hanno a che fare l'uno con l'altro: taekwondo, atletica, scherma. Come a dire: noi pugliesi sappiamo fare tutto. Vieni a ballare in Puglia e soprattutto accendi la tv e fai il tifo per loro, per noi, i pugliesi di sempre e quelli che non lo sono più, che vivono altrove, ma dovunque e per sempre legati a pizzica e taranta, orecchiette e tiedd, focaccia e sgagliozze, i ricci e il polpo, i trulli e il barocco.

TOKYO - La ventiquattresima potenza mondiale dello sport è una regione italiana a forma di tacco e sperone, si affaccia su due mari, ha quattro milioni di abitanti, sei province, 257 comuni e altrettanti dialetti, campanili, piatti tipici, cose che vanno e altre che non funzionano. Ma adesso la Puglia ha anche tre campioni olimpici e un argento. Vito Dell'Aquila, Massimo Stano, Antonella Palmisano e Luigi Samele. Quasi uno per provincia: Mesagne (Brindisi), Palo del Colle (Bari), Mottola (Taranto) e Foggia. In tre sport che niente hanno a che fare l'uno con l'altro: taekwondo, atletica, scherma. Come a dire: noi pugliesi sappiamo fare tutto. Vieni a ballare in Puglia e soprattutto accendi la tv e fai il tifo per loro, per noi, i pugliesi di sempre e quelli che non lo sono più, che vivono altrove, ma dovunque e per sempre legati a pizzica e taranta, orecchiette e tiedd, focaccia e sgagliozze, i ricci e il polpo, i trulli e il barocco.

Tra il Gargano e Santa Maria di Leuca si vincono più medaglie che in tutta la Svezia, l'Iran, l'India, le Filippine. Uno scherzo di Twitter inseriva la Puglia davvero nel medagliere con la sigla "PUG", il primo giorno dei Giochi dietro c'erano gli Usa e la Cina. La Puglia non ha una squadra in Serie A, ha vinto scudetti solo nel basket femminile e nella pallamano, ha visto fiorire e sfiorire lo Stadio San Nicola, esempio mostruoso dei danni che fa il tempo alle cose che perdono importanza dopo essere state a lungo un orgoglio: deprimente, sdentato, casa di un'edizione memorabile e dimenticata dei Giochi del Mediterraneo e ora di una squadra che non riesce a tornare nel calcio che conta, terreno di scontro tra studi di architettura impegnati a capire come allungare le tribune verso il terreno e cancellare la pista di atletica. Tanto, dal 1997, non l'ha più usata nessuno.

Ventiquattro anni fa. Quando i campioni di oggi erano al massimo bambini, Nelly Palmisano non aveva iniziato le elementari e Vito Dell'Aquila non era neppure nato. Cosa ricorderemo allora, di questi Giochi, noi pugliesi che siamo diventati una potenza dello sport? Le facce e le voci, le storie e le strade, i passi iniziati nel sole di qualche estate fa che li hanno portati fin qui, dall'altra parte del mondo. Il Levante e il Sol Levante, quel giorno che spunta dall'acqua per tramontare in arancione presto oltre un orizzonte che non possiamo e non possono vedere. Prima dell'alba ci siamo noi, e adesso brilliamo d'oro e d'argento.