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Ritmica, sorpresa Israele: Linoy Ashram d'oro, ma la Russia contesta la decisione: "Ingiustizia"

Linoy Ashram (reuters)
Per la prima volta dal 1984 l'oro del concorso individuale non va a una ginnasta di Mosca o ex sovietica. Per lo stato ebraico è il secondo trionfo a Tokyo, entrambi dalla ginnastica. Il comitato olimpico russo: "La nostra routine complessa ma ha avuto voti bassi". Ricorsi respinti
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TOKYO. In un'Olimpiade di storie incredibili, quella dell'ex impiegata dell'esercito d'Israele Linoy Ashram a suo modo lo è. Per la prima volta dal 1984 l'oro del concorso individuale della ginnastica ritmica sfugge a una russa o una ex sovietica. A Los Angeles, durante la prima apparizione olimpica della ritmica, anche grazie al boicottaggio dei paesi dell'Est aveva vinto la canadese Lori Fung. Da allora oro per Urss, Comunità degli stati indipendenti, Ucraina e, da Sydney 2000, sempre Russia. Fino a oggi, quando grazie a un memorabile esercizio al nastro sulle note di Hava Nagila, un brano popolare ebraico, l'israeliana Linoy Ashram ha spezzato la resistenza di Dina Averina, una delle due gemelle russe favoritissime per il successo finale. Bronzo alla bielorussa Alina Harnasko. Quarta Arina Averina. Brava Milena Baldassarri, alla fine sesta.  

TOKYO. In un'Olimpiade di storie incredibili, quella dell'ex impiegata dell'esercito d'Israele Linoy Ashram a suo modo lo è. Per la prima volta dal 1984 l'oro del concorso individuale della ginnastica ritmica sfugge a una russa o una ex sovietica. A Los Angeles, durante la prima apparizione olimpica della ritmica, anche grazie al boicottaggio dei paesi dell'Est aveva vinto la canadese Lori Fung. Da allora oro per Urss, Comunità degli stati indipendenti, Ucraina e, da Sydney 2000, sempre Russia. Fino a oggi, quando grazie a un memorabile esercizio al nastro sulle note di Hava Nagila, un brano popolare ebraico, l'israeliana Linoy Ashram ha spezzato la resistenza di Dina Averina, una delle due gemelle russe favoritissime per il successo finale. Bronzo alla bielorussa Alina Harnasko. Quarta Arina Averina. Brava Milena Baldassarri, alla fine sesta.  

Un risultato a sorpresa, che la delegazione russa ha accolto con delusione, ma non solo. Sul suo account Twitter il Comitato olimpico di Mosca scrive che "tutto il mondo ha visto questa ingiustizia". La stessa Averina, dopo aver contestato (senza successo) il punteggio che le era stato assegnato, ha detto a fine gara che "i voti sono stati strani. La nostra routine era molto complessa ma ha avuto punteggi bassi. Abbiamo presentato ricorsi, ma sono stati rifiutati".  

Ashram è nata a Rishon Lezion, a sud di Tel Aviv, da una famiglia di origini yemenite-sefardite. Suo padre è soldato dell'esercito d'Israele, sua madre maestra d'asilo. Tra il 2017 e il 2019 anche Linoy ha prestato servizio militare: era segretaria all'interno di un comando, nella sua città natale. "Lavoravo dalle 8 alle 11 e il resto del tempo mi allenavo, tranne di sabato naturalmente. Per fare le gare dovevo prendere periodi di ferie. Sono stata congedata con onore, mi solo allenata tantissimo". Un passaggio in Italia, nella As Udinese, stesso team dell'azzurra Alexandra Agiurgiuculese, nel 2016, con il terzo posto nel campionato di Serie A. L'anno successivo arriva il primo podio mondiale, un bronzo, a Pesaro. Arrivano altre medaglie, tra cui uno storico oro europeo a Kiev nel 2020, prima non russa da 23 anni a trionfare. Sguardo da tigre, misto a un'umanità fuori dal comune in pedana (ha pianto tantissimo alla fine), Linoy si presentava a Tokyo come outsider e terzo incomodo in un derby familiare tra le due gemelle Averina. Ma Arina ha sporcato la sua prova al nastro (10° punteggio su 10 partecipanti alla finale), Dina ha invece fatto gara parallela all'israeliana, perdendo per un'inezia (0.150).

Così festeggia Israele, ed è il secondo oro su due che lo Stato ebraico estrae dall'Ariake Gymnastic Center. L'altro era arrivato grazie all'ucraino naturalizzato Artem Dolgopyat nell'artistica, al corpo libero. Per Israele nel medagliere altri due bronzi, dal taekwondo e dal judo. "Ero una bambina iperattiva" ha spiegato la neo-campionessa olimpica, classe 1999, "e mia madre decise di mandarmi a una sorta di doposcuola sportivo. Della ritmica mi piaceva soprattutto la bellezza dei body e la grazia delle coreografie". È stata per tre anni consecutivi, dal 2017 al 2019, atleta donna dell'anno in Israele. Candidata fortissima al poker nel 2021. "La perseveranza, non il talento, fanno la differenza nello sport" è il suo motto. Nell'esercizio con la palla era accompagnata da "Big in Japan" degli Alphaville. Lo è stata. Grandissima. Storica.