Facce da Tokyo, i nomi nuovi dalle Olimpiadi
di Emanuela Audisio , di Emanuela AudisioTOKYO. Cambiate le foto segnaletiche perché il mondo ha facce nuove. Capovolgete le vostre certezze. Let's go global. 93 Paesi sul podio (6 più di Rio), un mappamondo che si allarga, uno sport (felicemente) terremotato. Dove non contano più né geografie, né tradizioni, né scie ma solo prime volte. Lo sappiamo: un italiano che vince i cento metri era fantascienza, quattro azzurri oro nella staffetta veloce pure, ma dove li mettiamo Sorum e Mol? Sono i campioni olimpici del beach-volley, quello sport che si gioca in costume sulla sabbia e sotto il sole. Vengono dal Brasile? Macché: puri norvegesi. Sorum è di Realingen, che è una stazione sciistica e Mol viene da Stord, nella parte occidentale del Vestland. Capirete che sui fiordi non è il caso di camminare a piedi nudi, il senso della Norvegia per la neve è noto, ma per il beach? Mol si è addirittura fatto una squadra: ci gioca il fratello, il cugino…
TOKYO. Cambiate le foto segnaletiche perché il mondo ha facce nuove. Capovolgete le vostre certezze. Let's go global. 93 Paesi sul podio (6 più di Rio), un mappamondo che si allarga, uno sport (felicemente) terremotato. Dove non contano più né geografie, né tradizioni, né scie ma solo prime volte. Lo sappiamo: un italiano che vince i cento metri era fantascienza, quattro azzurri oro nella staffetta veloce pure, ma dove li mettiamo Sorum e Mol? Sono i campioni olimpici del beach-volley, quello sport che si gioca in costume sulla sabbia e sotto il sole. Vengono dal Brasile? Macché: puri norvegesi. Sorum è di Realingen, che è una stazione sciistica e Mol viene da Stord, nella parte occidentale del Vestland. Capirete che sui fiordi non è il caso di camminare a piedi nudi, il senso della Norvegia per la neve è noto, ma per il beach? Mol si è addirittura fatto una squadra: ci gioca il fratello, il cugino, il coach è suo padre, sua madre e suo zio assistenti allenatori. Giochi di famiglia. Però i due non sono sprovveduti, fanno coppia dal 2016, sono numero uno del ranking e si divertono ad essere protagonisti di video dove palleggiano sopra due guglie di granito. In finale hanno dominato contro i russi, altro popolo che non gira tutto l'anno in infradito.
Tiriamoci su con il lancio del giavellotto, specialità finnica, dove gli dei hanno nomi da grande nord, Pitkämäki, Ruuskanen. Beh il nuovo campione olimpico, con 87,58 metri, il ragazzo dal braccio d'oro si chiama Neeraj Chopra, avete capito benissimo, viene dal villaggio di Khandra, duemila anime, paese di contadini, anche la sua famiglia (sono in 17) lavora la terra. Chopra, che è militare, con i Rajputana Rifles, è il primo oro dell'India in atletica e ha costretto un miliardo e mezzo di connazionali a sintonizzarsi su uno sport e su un gesto per loro ignoto. A spingerlo a fare atletica è stata la ciccia da smaltire, a 13 anni pesava 80 kg. Senza dimenticare che in finale (Italia assente) c'era un pachistano e che a Rio l'argento lo vinse Julius Yego, basso e tondo, tribù dei Nandi, keniano, che s'innamorò dell'attrezzo, anche perché a correre gli veniva il fiatone, così a forza di curiosare su internet grazie ai filmati su Youtube gli riuscì di mettere insieme uno stile.
E complimenti nel salto triplo a Hugues Fabrice Zango che con 17,47 è la prima medaglia (bronzo) del Burkina Faso in ogni sport. La signora Flora Duffy, 33 anni, che si allena a Boulder in Colorado, ma vive a Stellenbosch, Sudafrica, città di suo marito, ha invece vinto per Bermuda il primo oro del triathlon. E a dimostrazione che lo sport serve (anche) per liberarsi dai pregiudizi Feryal Abdelaziz, 22 anni, che viene dal Cairo, è diventata nel karate la prima donna campionessa olimpica egiziana. Mentre Soufiane El Bakkali, Marocco, è riuscito nell'impresa di spezzare uno dei domini più lunghi nell'atletica, con l'oro nei 3 mila siepi, dimostrando che in Africa non si corre solo sugli altopiani: erano 47 anni che il Kenya non perdeva questa gara. Novità anche nelle siepi femminili dove l'Uganda ottiene uno storico primo traguardo per le sue donne con l'oro di Peruth Chemutai, 22 anni, poliziotta, onorando la memoria di Akii-Bua che a 23 anni a Monaco '72 fece clamore diventando il primo uomo a correre i 400 hs sotto i 48", ma anche dichiarando di venire da una famiglia di 43 figli e con un padre che aveva avuto 8 mogli.
Quasi mai lo sport corre lontano dalla vita e dalle sue tragedie: Artur Naifonov, 24enne russo, bronzo nella lotta libera 86 kg è uno degli oltre 700 bambini sequestrati 17 anni fa durante l'assedio della scuola di di Beslan, nell'Ossezia Settentrionale, Repubblica autonoma nella regione del Caucaso. Era il 2004 quando 32 fondamentalisti islamici e separatisti ceceni occuparono l'edificio, sequestrando oltre 1200 persone: intervennero le forze speciali russe, i terroristi uccisero 331 ostaggi, compresi 186 bambini, e ne ferirono 750. La mamma di Naifonov perse la vita per cercare di salvare il figlio. Anche Zaurbek Sidakov, oro nella categoria 74 kg ed ex compagno di classe di Naifonov, ha ricordato che in quel momento pensò: "Se mai dovessi ottenere una grande vittoria, la dedicherò a tutti coloro che hanno sofferto a Beslan". E anche nel mondo progressista anglosassone le donne vincono più degli uomini, su 275 atleti americani che tornano a casa con medaglie due terzi sono di sesso femminile. L'82% dei premiati viene dai college perché è lì che lo sport a stelle strisce costruisce la sua supremazia, anche se su 626 rappresentanti l'età dei medagliati va dai 17 anni di Lydia Jacoby, oro e argento nel nuoto, ai 56 di Steffan Peters, cavaliere, argento nel dressage.
E a proposito della simpatica Jacoby, viene dal mondo di Jack London, da Seward, 2773 abitanti, stazione di arrivo della celebre Alaska Railroad: fiordi, salmoni e cani da slitta. Ora se i norvegesi vincono nel beach-volley ci sta che nel regno di Zanna Bianca una ragazzina dai capelli rossi vada forte a rana. Penserete: chissà che belle strutture lassù nel paese dei ghiacci. Invece no, appena una piscinetta da 22, 86 metri, l'unica a disposizione della gente del posto e che Lydia ha consumato a forza di su e giù, perché i suoi genitori che portano con la barca i turisti a vedere le balene, le hanno imposto di imparare a nuotare, per paura che lei cascasse in acqua durante le escursioni. Con il lockdown quella piscinetta è stata chiusa e Lydia con la madre si sono trasferite ad Anchorage dove per la prima volta ha nuotato in una vasca da 50 metri.
L'irlandese Kellie Harrington, oro nel pugilato nella finale dei 60 kg di Tokyo 2020, sul ring si è messa a piangere, dedicando il suo successo ai pazienti della struttura dove lavora. A chi soffre di malattie mentali. Infatti si occupa delle pulizie in un ospedale psichiatrico di Dublino. Mentre la lottatrice americana Tamyra Mariama Mensah-Stock, oro nei 68 kg, ha rivelato che utilizzerà i 37mila dollari del premio in denaro per aiutare la madre a realizzare il suo sogno: comprare un furgoncino per la vendita ambulante di cibo. Jasmine Camacho-Quinn, primo oro nell'atletica di Porto Rico nei 100 ostacoli ha sintetizzato cosa siano i Giochi per chi tocca il traguardo per la prima volta: "Una speranza per tutti. Non è importante da dove si parte, ma dove si arriva". Chi supera gli ostacoli, lo sa.