Il volo delle farfalle: la ritmica saluta Tokyo con la medaglia n.40
dal nostro inviato Cosimo Cito , dal nostro inviato Cosimo CitoTOKYO. La perfezione richiede tempo per farsi costruire. Per un esercizio da Olimpiade nella ginnastica ritmica ci vogliono due anni, 360 giorni su 365, otto ore di vita comune, dall'alba all'ora di pranzo, poi scuola, compiti, dormire e ricominciare. Tutto questo per una gara sola, ogni quattro anni. Qui ce ne sono voluti cinque, e anzi ha anche rischiato di saltare quella gara, l'Olimpiade, e così a saltare sarebbe stata una generazione di Farfalle, le chiamano e si chiamano così. E invece loro cinque, Alessia Maurelli, Martina Centofanti, Agnese Duranti, Martina Santandrea e Daniela Mogurean, hanno vinto il bronzo, la quarantesima medaglia azzurra, l'ultima ma solo perché è tutto finito. Una al giorno: per quanto saremmo andati avanti ancora, in questa estate dei miracoli?
La ritmica a squadre richiede applicazione e amicizia, complicità, senso della bellezza. "Abbiamo passato un'ora al trucco prima della gara" spieg…
TOKYO. La perfezione richiede tempo per farsi costruire. Per un esercizio da Olimpiade nella ginnastica ritmica ci vogliono due anni, 360 giorni su 365, otto ore di vita comune, dall'alba all'ora di pranzo, poi scuola, compiti, dormire e ricominciare. Tutto questo per una gara sola, ogni quattro anni. Qui ce ne sono voluti cinque, e anzi ha anche rischiato di saltare quella gara, l'Olimpiade, e così a saltare sarebbe stata una generazione di Farfalle, le chiamano e si chiamano così. E invece loro cinque, Alessia Maurelli, Martina Centofanti, Agnese Duranti, Martina Santandrea e Daniela Mogurean, hanno vinto il bronzo, la quarantesima medaglia azzurra, l'ultima ma solo perché è tutto finito. Una al giorno: per quanto saremmo andati avanti ancora, in questa estate dei miracoli?
La ritmica a squadre richiede applicazione e amicizia, complicità, senso della bellezza. "Abbiamo passato un'ora al trucco prima della gara" spiega Alessia Maurelli, la capitana, assieme a Martina Centofanti l'unica reduce del 4° posto di Rio, "e abbiamo anche lo smalto sulle unghie uguale per tutte: i cerchi olimpici, il tricolore e due ideogrammi giapponesi, "sogno" e "farfalla"". Gli stessi ideogrammi erano sul costume scelto per l'occasione, ma il Cio e la Federazione internazionale della ginnastica vietano scritte sui body. Le azzurre hanno scelto allora una sorta di kimono e hanno eseguito due esercizi quasi perfetti, il primo con la palla, il secondo con cerchi e clavette. Lontane Bulgaria e Comitato olimpico russo, l'Italia si è messa alle spalle la Cina. È la terza medaglia nella storia della ritmica azzurra dopo l'argento di Atene 2004 e il bronzo di Londra 2012. Martina Centofanti, figlia dell'ex terzino dell'Inter Felice, è l'asse portante del team, Maurelli la più esperta (25 anni tra pochi giorni), Duranti e Santandrea il cuore e la razionalità.
L'ultima entrata, "il mio orgoglio" la definisce la direttrice tecnica Emanuela Maccarani, è Daniela "Dana" Mogurean, nata a Chisinau, in Moldavia, nel 2001. Sua madre Silvia, quando lei era ancora molto piccola, prese il pullman e dopo ore estenuanti arrivò in Veneto per cercare lavoro, come tante sue connazionali. "Aveva a cuore il mio futuro e quello di mia sorella, si è sacrificata, ha dato tutto perché potessimo studiare, avere un avvenire migliore. L'abbiamo raggiunta, la sua è stata una scelta dura. Ora vivo a Venezia, nel sestiere di Dorsoduro. Ho iniziato con la ginnastica ritmica a 4 anni e adesso sono qui con questa medaglia. Qui il futuro e il passato non esistono, esistono solo il presente e la fatica per costruirlo, ma io voglio dedicare questa felicità a lei".
È diventata italiana a 13 anni per meriti sportivi, ora è aviere scelto nell'Aeronautica militare: "L'inno di Mameli e la bandiera li sento miei, quando abbiamo visto il tricolore che calava dal tetto del palazzetto ci siamo strette le mani fortissimo, abbiamo pianto. In Moldavia ci sono tornata, è un posto comunque importante per me, lì ci sono le radici di quello che sono adesso". Si può avere e amare due patrie, abbiamo imparato anche questo nella prima Olimpiade dispari, non bisestile, per noi forse irripetibile. I genitori di tutte si sono riuniti a Spoleto, a casa di Agnese Duranti, e hanno fatto il tifo per le loro Fab Five. Prima delle gare le azzurre si erano scattate una foto all'interno del Villaggio, in fila indiana sulle strisce pedonali come i Beatles, ma con i cerchi e i nastri portati a spalla. Vivono tutte a Desio, accanto all'Accademia di ginnastica ritmica messa su dalla Federazione nel 2018 per ospitare questa e le generazioni di Farfalle che verranno. Volevamo vederle danzare e fare festa per l'ultima volta con loro. È andata proprio così.