✕

Effetto Tokyo: il pressing dell'Italia per avere l'Europeo 2028

Il presidente del Coni Giovanni Malagò (ansa)

Ascolta l'audio

Non solo i Giochi di Milano-Cortina 2026: tra Coni e Figc torna la voglia di ospitare ungrande evento di calcio. Il Marocco pronto a un’alleanza per il Mondiale 2030. Ma c’è anche il ticket Regno Unito-Irlanda
3 minuti di lettura

TOKYO — Ci poteva essere Virginia Raggi su quel palco all’Olympic Stadium di Tokyo. Poteva essere la sindaca di Roma a prendere in consegna la bandiera olimpica dalle mani del presidente del Cio Thomas Bach durante la cerimonia di chiusura. Al posto della Tour Eiffel in festa, sullo schermo avremmo visto il Colosseo. Invece della Patrouille Acrobatique de France che taglia il cielo di blu, bianco e rosso, le Frecce Tricolori. Sarebbe stata la 41ª medaglia sul petto dell’Italia, il finale perfetto della più vincente spedizione azzurra della storia. Poteva. Ma questa è solo una cronaca ipotetica del terzo tipo. I prossimi Giochi estivi li organizza Parigi nel 2024, Roma si è autoesclusa cinque anni fa quando Raggi disse «no alle Olimpiadi del mattone, sarebbe da irresponsabili».

TOKYO — Ci poteva essere Virginia Raggi su quel palco all’Olympic Stadium di Tokyo. Poteva essere la sindaca di Roma a prendere in consegna la bandiera olimpica dalle mani del presidente del Cio Thomas Bach durante la cerimonia di chiusura. Al posto della Tour Eiffel in festa, sullo schermo avremmo visto il Colosseo. Invece della Patrouille Acrobatique de France che taglia il cielo di blu, bianco e rosso, le Frecce Tricolori. Sarebbe stata la 41ª medaglia sul petto dell’Italia, il finale perfetto della più vincente spedizione azzurra della storia. Poteva. Ma questa è solo una cronaca ipotetica del terzo tipo. I prossimi Giochi estivi li organizza Parigi nel 2024, Roma si è autoesclusa cinque anni fa quando Raggi disse «no alle Olimpiadi del mattone, sarebbe da irresponsabili».


Chissà se adesso si sia pentita, dopo aver visto il mondo riconoscere alla capitale del Giappone il coraggio di aver organizzato il primo evento globale in tempo di pandemia. Quel che è certo è che, sull’onda dell’ebbrezza olimpica, tra Federcalcio e Coni si è tornati a parlare di ospitare «una grande manifestazione di calcio» dopo Milano-Cortina 2026. L’obiettivo su cui si concentrano gli sforzi è l’Europeo del 2028, senza però abbandonare l’idea dei Mondiali del Centenario. Ma qui serve una candidatura congiunta. 

Gli Europei del 2028

La vittoria della Nazionale di Roberto Mancini ha galvanizzato la Figc. Il presidente Gabriele Gravina a luglio ha dichiarato: «Euro 2028 è un’opportunità per il Paese e dobbiamo saperla cogliere. Bisogna accelerare con gli stadi». Il tempo è poco, e le risorse non abbondano. In autunno l’Uefa comunicherà i requisiti per i candidati: quanti stadi, con quale capienza, i collegamenti, la logistica, le strutture di accoglienza e, soprattutto, la consistenza della copertura finanziaria. Entro l’aprile del prossimo anno dovranno essere presentati ufficialmente i bid book. L’Italia ritiene di partire da un’ottima base e conta otto impianti già pronti o con progetti di ristrutturazione avviati: lo Juventus Stadium, l’Olimpico di Roma, il vecchio Giuseppe Meazza a Milano o ciò che diventerà se sarà approvato il piano di rifacimento, gli stadi di Bergamo, Udine, Bologna, Reggio Emilia e il Franchi di Firenze. Fin qui l’Uefa ha richiesto 10 stadi (per Francia 2016 e Germania 2024). Potrebbero bastarne 9.

L’incognita politica

Poi c’è la questione capienza, più complicata del previsto: l’Uefa è orientata rivederla al ribasso rispetto al 2024. Non è detto, poi, che il governo Draghi stenda il tappeto rosso di fronte a Gravina. Il punto cruciale è la copertura finanziaria, di cui Palazzo Chigi deve farsi garante. Il momento storico per mettersi a parlare di soldi per il pallone non è dei migliori. Abbiamo vinto l’Europeo, questo aiuta. E i ragazzi di Mancini sono stati ricevuti come eroi dal premier e dal presidente Mattarella. Tuttavia quando si arriva a battere cassa, è la politica che mette mano. Il Movimento 5 Stelle, il partito della sindaca di Roma, nonostante la crisi, le defezioni e sondaggi che lo danno al 15 per cento, può contare ancora su 160 deputati e 74 senatori.
Il presidente del Coni Giovanni Malagò, in linea di principio, non è contrario all’idea, anche se — complice la trasferta a Tokyo — non si è ancora espresso nettamente in un verso o nell’altro. «Bisogna parlarne con calma», si è limitato a dire. «Federazione, Coni e Governo devono fare un discorso molto scientifico sulla distribuzione di compiti e deleghe, queste cose non possono essere improvvisate».

Il Marocco cerca alleati

Chi è a conoscenza del dossier Italia-Euro2028 dà la presentazione della candidatura all’80% e lascia un 20% di margine a quella per i Mondiali 2030. Lo scacchiere, qui, è stravolto. Tramontato sul nascere il progetto di andare con l’Arabia Saudita, per evidenti ragioni di inopportunità, c’è il Marocco che cerca un alleato europeo (e ha già parlato con la Spagna). Non è un caso che la marocchina Nawal El Moutawakel, oro a Los Angeles nei 400 ostacoli (prima donna musulmana a vincere una medaglia) e componente del Cio, sia stata avvistata a Casa Italia a Tokyo qualche giorno fa. 
L’ipotesi di una candidatura a cavallo di due continenti è caldeggiata dalla Fifa di Infantino e osteggiata invece dall’Uefa di Ceferin. E il voto per Euro 2028 si intreccerà con le alleanze per il Mondiale 2030. L’Europeo potrebbe finire in Italia e il Mondiale in Gran Bretagna e Irlanda. Meno quotata è la proposta del Sudamerica (Argentina, Paraguay e Cile insieme): che il Brasile ha già ospitato la Coppa nel 2014. Potente, sia politicamente e sia all’interno della Fifa, la candidatura unitaria di Arabia Saudita ed Egitto. I giochi, con la g minuscola, sono aperti.
©RIPRO