“Napoli prima”, in un documentario la città nella notte della vigilia scudetto

Il film di Paolo Geremei sarà presentata giovedì 23 novembre, ad Agrigento, nella rassegna del cinema sportivo “Il Paladino d’Oro”. Racconta l’attesa prima della sfida con la Salernitana. La certezza del titolo arrivò nel turno successivo, a Udine, ma le voci, le paure e le speranze vanno al di là della singola partita

2 minuti di lettura

È come quando vai a fare un esame e sei già studiato. Non è che devi ripassarlo il giorno prima”. L’uomo che prepara i cocktail nel bar alla moda parla così, nella notte del 29 aprile 2023. Il giorno dopo si giocherà Napoli-Salernitana che, con un vittoria, regalerà il terzo scudetto della sua storia alla squadra allenata da Luciano Spalletti. Quel successo non arriverà e per la certezza del titolo bisognerà attendere il giovedì successivo e un altro 1-1, a Udine.

Napoli, sfuma festa scudetto: la giornata dei tifosi azzurri all'ombra del Maradona

Napoli prima, l’attesa di un popolo già “studiato”

Ma, è proprio vero, il popolo napoletano è già studiato e si gode la dolce vigilia perché, come dice una ragazza con un po’ di simpatica confusione, “Il piacere dell’attesa è essa stessa il piacere”. Napoli prima è il documentario di Paolo Geremei che racconta quella serata con le facce tifose di chi l’ha vissuta. Venti minuti di anime e passioni che saranno presentati il 23 novembre nella 43esima edizione del “Paladino d’Oro Sport Film Festival”, ad Agrigento. “Nessun murales di Maradona, nessun gruppo di tifosi”, scrive Geremei. “M'interessa il riflesso, l’altro. Quell’impercettibile attesa esplosiva che è nell’aria, di tutti e per tutti: solo questo m’interessa”. E quell’attesa si incarna in tutti i quartieri della città, in tutte le classi sociali, dai salotti del Vomero ai cortili di Spaccanapoli, declinandosi in modalità più o meno sospettabili: la scaramanzia estrema e la rivendicazione di essere per una volta al centro di un’Italia troppo distante si fondono con la commozione per chi non c’è più e non può godersi il qui ed ora e con lo stupore di chi napoletano non è, come la studentessa fuorisede che vuole comunque partecipare alla festa “anche se non sono tifosa, perché se non c’andassi non vivrei una parte di questa città”.

È stata la mano di Diego. L'anno di Napoli: lo scudetto e la rinascita della città

"Maradona come Pino Daniele, come De Filippo: è arte”

Momento Troisi quando la sua lei dice: “Chiamare così lo stadio, chiamare i figli Diego per me è esagerato, però lo comprendo”. E il suo lui, ferito, quasi non trova le parole: “Mò Maradona Maradona….Maradona, era un artista, mica sono tutti artisti: come Pino Daniele, come De Filippo: è quella roba là”.
La città si avvia verso l’inevitabile felicità: se non sarà domani, sarà la partita dopo. Ma – ed è una sorpresa solo per chi non conosce Napoli – non è una gioia a tutti i costi: il ragazzo che vende le magliette del Napoli sulla bancarella, sposato da un anno, scambierebbe lo scudetto con quel figlio che deve ancora arrivare “ma arriverà”.

Napoli, la famiglia che vive di fronte allo stadio: "Gioia indescrivibile anche se con lo spoiler"

Lo scudetto, una gioia non a tutti i costi

La ragazza che è stata fidanzata due mesi con uno juventino e il padre le rivolgeva a stento la parola lo cederebbe in cambio della possibilità di “andare fuori, fare delle esperienze, per poi portare qualcosa di bello a questa terra”. Perché “chi se ne va, chiude la porta e se ne va. Invece quando resti e fai qualcosa di bello qua, è molto meglio”.

I commenti dei lettori