Elisabetta Cocciaretto: "Da piccola rubavo la racchetta a papà, ora al cambio campo mi scrivo gli appunti"
di Paolo Rossi , di Paolo RossiL’Italia femminile ha vinto lo scorso week end in Romania il play off per la Billie Jean King Cup: così l’anno prossimo può sperare di accedere alle finali. L’eroina è stata Elisabetta Cocciaretto, che ha contribuito con due vittorie. Elisabetta, marchigiana, è classe 2001, attualmente n. 112 Wta. Rappresenta il futuro: conosciamola meglio.
Elisabetta, a cosa sono dovuti gli inizi con il tennis?
“Per merito di mio padre, tennista amatoriale. Anche mia mamma giocava, ma soprattutto lui. Poi mi portarono a un torneo under e scoccò definitivamente la scintilla”.
Corre voce che rubasse la racchetta a papà…
“Ah ah ah, è vero. Appena potevo gli prendevo la racchetta”.
Quindi sempre e soltanto tennis nella sua vita.
“In realtà facevo anche nuoto. Ma, a un certo punto, mia mamma mi pose davanti al bivio dicendomi che non poteva portarmi dappertutto. E quindi decisi per …
L’Italia femminile ha vinto lo scorso week end in Romania il play off per la Billie Jean King Cup: così l’anno prossimo può sperare di accedere alle finali. L’eroina è stata Elisabetta Cocciaretto, che ha contribuito con due vittorie. Elisabetta, marchigiana, è classe 2001, attualmente n. 112 Wta. Rappresenta il futuro: conosciamola meglio.
Elisabetta, a cosa sono dovuti gli inizi con il tennis?
“Per merito di mio padre, tennista amatoriale. Anche mia mamma giocava, ma soprattutto lui. Poi mi portarono a un torneo under e scoccò definitivamente la scintilla”.
Corre voce che rubasse la racchetta a papà…
“Ah ah ah, è vero. Appena potevo gli prendevo la racchetta”.
Quindi sempre e soltanto tennis nella sua vita.
“In realtà facevo anche nuoto. Ma, a un certo punto, mia mamma mi pose davanti al bivio dicendomi che non poteva portarmi dappertutto. E quindi decisi per la racchetta”.
C’era un motivo preciso?
“Il maestro di tennis. Mi diceva che ero portata, che ogni volta miglioravo. Io gli ho creduto”.
E poi?
“La passione cresceva, io effettivamente miglioravo. Questo è tutto”.
In realtà la leggenda vuole che lei abbia un’altra passione, la salsa…
“Il ballo. Per divertimento, lo volevo da piccola ma non ho mai avuto l'opportunità”.
Posso chiedere come nasce questo interesse?
“Mi piace la musica spagnola. E così… certe volte la uso per fare riscaldamento prima di una partita: aiuta i movimenti…”.
Perché poi diciamolo: Elisabetta Cocciaretto parla le lingue.
“Sì, inglese e spagnolo. Comunico con il mondo”.
Ma adesso comunica al mondo anche il suo tennis, e l’abbiamo visto in Romania nel guidare l’Italia nella ex Fed Cup. E il peso della responsabilità?
“Si sente, si avverte. Ma io ho voluto prendermela, ci tenevo. Venivo da Miami, e sono stata ferma tre settimane per un infortunio al gomito. Però ho visto che il braccio teneva e ho detto alla capitana Garbin che mi sentivo pronta”.
La quale le ha dato fiducia.
“Lo ero anche io, nel senso che mi ero allenata abbastanza bene ed ero concentrata sul vincere, portare la squadra avanti”.
Certo che sul 2-1 Italia qualche dubbio poteva insinuarsi.
“Sì, si poteva far meglio ma io ho pensato a me stessa, mi sono detta che non era un problema e che il punto potevo portarlo io ed ero contenta di poterlo fare e quindi sono andata in campo determinata nel voler vincere”.
Domandina sul tennis femminile: ma voi ragazze, in generale, andate d’accordo oppure no?
“Ma assolutamente no. Noi Italia siamo un bellissimo gruppo, al di là del fattore tennis. Siamo molto affiatate come squadra, ci vogliamo bene”.
La povera Maria Sharapova racconta che l’odiavano tutte…
“Non lo so. Se una ragazza fa dei risultati buoni io sono contenta per lei. Per quello che so noi come comunità se possiamo ci aiutiamo veramente. Ovvio che ci sia rivalità, ma è sportiva e sana”.
Ma diciamola tutta: quanto pagherebbe per ripetere il Roland Garros 2020 di Martina Trevisan?
“Embè, ovviamente è uno dei miei obiettivi. Lei ha dato un messaggio anche a noi, nel senso se possiamo riuscirci anche noi, ma resta una cosa straordinaria. Quell’exploit mi ha fatto pensare che, lavorando tutti i giorni, forse un giorno anche posso sognare di farlo”.
Per quel momento Sinner si è allenato con Nadal, lei in Australia con Sara Errani.
“Una grande lezione: ho percepito come lei fosse molto continua nel perseguire gli obiettivi, mentre un mio obiettivo è trovare continuità tutti i giorni”.
La strada è lunga, dunque.
“Ognuno ha la sua storia, in fondo il mio percorso di tennis è ancora fresco, recente. Devo trovare un po' di continuità, devo migliorarmi come atleta sia fuori che dentro il campo”.
Poi c’è la sua schiena.
“Va meglio, e metto le corna. Ma magari devo anche ringraziare i problemi fisici, perché altrimenti non sarei andata a Tirrenia o chissà, avrei fatto altre scelte. Probabilmente è stata la mia fortuna: ho capito che per diventare forte dovevo cambiare il mio modo di giocare, migliorare tecnicamente, rispettare gli orari fuori dal campo. Essere più atleta, cosa che magari quando ero piccola sottovalutavo completamente”.
Parole di una ragazza istruita che legge.
“Magari tanti libri no, ma che studia sì. Sono iscritta a Giurisprudenza”.
L’altra leggenda, i tuoi appunti.
“Ah ah ah. È una cosa iniziata dal luglio 2019: il mio coach, Fausto Scolari, mi dà le indicazioni tattiche e io comincio a riversare sul notes. Così capita che al cambio campo leggo, più che scrivere. Ma è una cosa che mi aiuta a memorizzare, ecco”.
Non male, l’idea.
“Già, peccato che poi quando perdo mi dicono: ‘ma avevi letto la pagina giusta?’. Ma la verità è che è per me è una sorta di rituale, che so come fa Nadal con le sue cose…”.
Perché Giurisprudenza?
“Economia non mi piaceva, troppo matematica e a me la matematica non piace. Scienze motorie era solo per diventare un giorno maestra e comunque non è una materia che mi appassiona. Psicologia o Lingue mi piacevano, però diventava complicato. Così volevo qualcosa che mi permettesse di non fare lezione e usare la memoria: il Diritto non mi dispiace”.
Conferma una certa parlantina da avvocato. Non è che l’attende un futuro in politica, come sua mamma? E ancora: qui si parla solo dei tennisti maschi, come la mettiamo?
“No, mia mamma è mia mamma. Ma la politica non fa per me, da quel che ho visto in giro. Per quanto riguarda l’altra parte della domanda intanto Muso (Musetti) è un mio carissimo amico, simpaticissimo. Io vado d'accordo con tutti gli altri ragazzi. Poi, cosa dire? Ognuno ha il suo percorso la tua vita, io non ho niente da invidiare a loro e ovviamente sono ispirazione, un esempio. Non c’è rivalità o gelosia, solo stimolo in più”.
La sua udienza è quasi vinta, ultima cosa: l’obbiettivo 2021?
“Entrare nelle prime 100. Ma quello vero è migliorare sempre, giorno dopo giorno. Poi le cose andranno come devono. Bisogna essere un po’ così”.