Stamattina Eraldo Pecci e gli altri amici hanno portato le margherite a Gianni, e il salame, e il vino. Hanno fatto un brindisi, gli hanno voluto bene.
Eraldo, com’è andata?
"Eravamo in cinque. Quando abbiamo stappato la bonarda, gli altri visitatori che erano lì al camposanto di Lambrate ci hanno guardato come fossimo una banda di matti. Poi abbiamo mangiato il pane carasau con il salame, e abbiamo stappato anche un rosso della Valtellina che a Gianni Mura piaceva tanto. Sulla sua tomba ci sono un maialino di terracotta, un mazzo di carte e un pacchetto di sigarette".
Forse un altro mondo non esiste, ma nel caso Gianni da lì avrà apprezzato.
"I fiori bianchi li abbiamo scelti semplici com’era lui. Anche la tomba è semplice. Io e Antonio eravamo già andati a trovare Gianni un lunedì, ma il cancello era chiuso. Stavolta l’abbiamo organizzata meglio".
Lei cos’ha portato al banchetto?
"Dei cannoli, che forse non c’entravano tanto con Gianni ma fa lo stesso. E alla fine abbiamo pulito tutto per bene".
Ricorda il vostro ultimo incontro?
"E’ stata una telefonata, due giorni prima che se ne andasse. Mi rassicurò, non sto così male, mi disse. E io a mia volta rassicurai il nostro comune amico Gigi, che invece non aveva sentito cose buone sul cuore di Gianni e purtroppo aveva ragione".
Vi vedevate spesso?
"Ogni volta che era possibile. L’ultima cena insieme, un paio di anni fa al Vecchio Porco, a Milano, io dopo la Domenica Sportiva e lui dopo avere scritto il suo commento del lunedì per Repubblica. Quella volta, per la prima volta in vita mia sono riuscito a pagare il conto. Altrimenti non vengo, minacciai Gianni. E funzionò".
Chi è stato il suo Gianni Mura?
"Una persona che era come si dovrebbe essere. Oltre il talento, che a volte nella vita arriva come un dono, cioè senza particolare merito, oltre le meravigliose cose giornalistiche e linguistiche che tutti conoscono, per me Gianni è stato un uomo esemplare. Ma anche un bambino: a volte lo chiamavo prima che partisse per il Tour, e nella sua voce c’erano slanci fanciulleschi. Stava per andare a luna park".
Ha visto, Pecci, quanto amore dopo un anno senza Mura?
"Ne sono felice, anche se forse non sono così degno di parlare di lui, rispetto ad altri intendo. Di Gianni però vorrei dire soprattutto la generosità: si spendeva sempre per chi aveva bisogno, e se debole meglio".
Ci racconta ancora questo brindisi al camposanto?
"E’ stato naturale, spontaneo. Alla salute di Gianni: si può dire alla salute di una persona che non c’è più? Io penso di sì. Anche perché lui c’è ancora, lui ha lasciato una traccia d’amore. Se non lasci quella, cos’hai campato a fare?"