Chatterbox, i rifugiati vi guidano tra le lingue del mondo
Riccardo Luna
Cercavo una storia di Natale, di quelle che ti riconciliano con la tecnologia. Che ti ricordano che ha senso solo se migliora la vita. Se risolve i problemi di chi ha più bisogno. E ho trovato la storia di Mursal Hedayat. E’ nata una trentina di anni fa a Kabul, in Afghanistan. All’età di tre anni è arrivata a Londra come rifugiata con la mamma, che in patria faceva l’ingegnere civile, una delle pochissime donne del suo Paese a esercitare quella professione. Eppure il rifugiato con la laurea non è una eccezione: circa il 40 per cento nel Regno Unito ce l'ha, ma questo di solito non basta a trovare un lavoro.
Uno spreco di talento con il quale Mursal è cresciuta, si è a sua volta laureata in Scienze economiche, è diventata imprenditrice sociale. La sua startup si chiama Chatterbox, che in inglese vuol dire “chiacchierone”: è una piattaforma digitale che dal 2016 trasforma i rifugiati in insegnant…
Uno spreco di talento con il quale Mursal è cresciuta, si è a sua volta laureata in Scienze economiche, è diventata imprenditrice sociale. La sua startup si chiama Chatterbox, che in inglese vuol dire “chiacchierone”: è una piattaforma digitale che dal 2016 trasforma i rifugiati in insegnant…
Cercavo una storia di Natale, di quelle che ti riconciliano con la tecnologia. Che ti ricordano che ha senso solo se migliora la vita. Se risolve i problemi di chi ha più bisogno. E ho trovato la storia di Mursal Hedayat. E’ nata una trentina di anni fa a Kabul, in Afghanistan. All’età di tre anni è arrivata a Londra come rifugiata con la mamma, che in patria faceva l’ingegnere civile, una delle pochissime donne del suo Paese a esercitare quella professione. Eppure il rifugiato con la laurea non è una eccezione: circa il 40 per cento nel Regno Unito ce l'ha, ma questo di solito non basta a trovare un lavoro.
Uno spreco di talento con il quale Mursal è cresciuta, si è a sua volta laureata in Scienze economiche, è diventata imprenditrice sociale. La sua startup si chiama Chatterbox, che in inglese vuol dire “chiacchierone”: è una piattaforma digitale che dal 2016 trasforma i rifugiati in insegnanti di lingua, della loro madre lingua, e consente loro di tenere lezioni online. I rifugiati insegnano, guadagnano, si integrano, migliorano il curriculum aprendosi nuove opportunità.
Dal punto di vista tecnologico Chatterbox è semplicissima: non si tratta di andare sulla luna. Ma l’impatto, se crescerà, può essere clamoroso: su Chatterbox in questo momento ci sono corsi in arabo, francese, hindi, coreano, mandarino, persiano, somalo, spagnolo, swahili, turco e urdu (la lingua del Pakistan). Li tengono rifugiati che in alcuni casi erano insegnanti già in patria, in altri hanno imparato a insegnare. Leggere i loro curricula fa riflettere: ci sono le loro esperienze di lavoro, di vita, gli hobby. Grazie a Chatterbox non solo si guadagnano da vivere, ma smettono di essere una categoria indistinta, i rifugiati, e tornano a essere persone. C’è qualcuno in Italia che vuole portare Chatterbox anche da noi?
Uno spreco di talento con il quale Mursal è cresciuta, si è a sua volta laureata in Scienze economiche, è diventata imprenditrice sociale. La sua startup si chiama Chatterbox, che in inglese vuol dire “chiacchierone”: è una piattaforma digitale che dal 2016 trasforma i rifugiati in insegnanti di lingua, della loro madre lingua, e consente loro di tenere lezioni online. I rifugiati insegnano, guadagnano, si integrano, migliorano il curriculum aprendosi nuove opportunità.
Dal punto di vista tecnologico Chatterbox è semplicissima: non si tratta di andare sulla luna. Ma l’impatto, se crescerà, può essere clamoroso: su Chatterbox in questo momento ci sono corsi in arabo, francese, hindi, coreano, mandarino, persiano, somalo, spagnolo, swahili, turco e urdu (la lingua del Pakistan). Li tengono rifugiati che in alcuni casi erano insegnanti già in patria, in altri hanno imparato a insegnare. Leggere i loro curricula fa riflettere: ci sono le loro esperienze di lavoro, di vita, gli hobby. Grazie a Chatterbox non solo si guadagnano da vivere, ma smettono di essere una categoria indistinta, i rifugiati, e tornano a essere persone. C’è qualcuno in Italia che vuole portare Chatterbox anche da noi?