Il 17 agosto 2010 il mensile Wired, al quale molti di noi si rivolgono per capire che mondo verrà, pubblicò una di quelle storie di copertina destinata a segnare un'epoca. The Web Is Dead, c'era scritto a caratteri cubitali neri su fondo rosso. E poi: Lunga Vita ad Internet. Il senso era che le persone usano sempre più le app per raggiungere i contenuti che vogliono, non navigano più, per usare una metafora usata dai pionieri della rete, ma di fatto si fanno teletrasportare dove vogliono con un clic.
La cosa era tutt'altro che infondata: nel 2010 erano gli albori degli App Store di Apple e Google, e i nostri smartphone si stavano effettivamente popolando di comode app. Tra l'altro l'analisi di Wired era firmata dal direttore Chris Anderson, ai tempi venerato per alcune teorie geniali sul funzionamento della rete (la coda lunga, per esempio). Insomma, sembrava un'altra verità rivelata. Non lo era, ma non è questo il punto. Il punto è che molti protestarono, fra questi naturalmente Tim Berners Lee, che è considerato il papà del world wide web e che non ci stava a vedere dichiarata morta la sua creatura ai tempi appena ventenne. L'argomento di Berners Lee non era una generica mozione degli affetti. Mi ricordo che mi fece un discorso di questo tipo: le app sono meravigliose, ci portano subito a destinazione, ma in questo modo perdiamo qualcosa; perdiamo il viaggio, tutti gli incontri e le scoperte che potremmo fare lungo la strada. Il paragone che allora mi venne in mente fu con i viaggi in treno o in aereo: sì bello andare da Roma a Milano in poche ore, ma quante cose scopriremmo se ci andassimo a piedi, o in bici?
L'aneddoto mi è tornato in mente in queste ore, che sono tornate ad essere segnate da bollettini preoccupanti. Ci chiuderanno di nuovo in casa? Chissà. Nel frattempo in sei mesi siamo già cambiati più di quanto potessimo immaginare. Qualche giorno fa una ricerca di SWG ha affermato che passiamo molto più tempo in casa di prima: eccerto, ho pensato, se non possiamo andare a cinema e teatri, musei e feste, stadi e concerti, dove volete che stiamo? Il risultato è che le case sono più curate, dice la ricerca, abbiamo aggiustato le cose che erano rotte da tempo, sistemato meglio i mobili. Le case sono diventate più nostre. La stessa ricerca ha poi segnalato un'altra novità significativa riguardo alla mobilità: prendiamo molto di meno i mezzi pubblici, per evitare assembramenti probabilmente, ma l'alternativa non è la macchina, non sono i monopattini; l'alternativa numero uno è andare a piedi. Camminare. Fateci caso, non avevamo mai camminato così tanto. E così facendo abbiamo riscoperto, in qualche caso scoperto, i nostri quartieri, i mercati, i commercianti, gli artigiani, anche i vicini di casa. Sono state spesso scoperte bellissime, ma dai stava proprio sotto casa quell'enoteca o quella libreria e non lo sapevamo?!
"Camminare può cambiarci la vita", sostiene un libro che va per la maggiore (Shane O'Mara, Einaudi). Non fa bene soltanto al corpo, la storia dei diecimila passi al giorno eccetera, fa bene alla mente. Dice ad un certo punto l'autore (uno dei massimi esperti di neuroscienze, non un fabiovolo qualsiasi): "Non siamo davvero vecchi, fino a quando possiamo camminare". Quando l'ho letto ho pensato che forse in questi mesi difficili non stiamo solo riscoprendo cose perdute, ma stiamo addirittura tornando giovani. Se ci pensate stiamo facendo quello che Tim Berners Lee ci suggeriva qualche anno fa a proposito di Internet: abbiamo dovuto smettere di vivere in una app e abbiamo ripreso ad esplorare il mondo. Che non è necessariamente lontano, anzi spesso è quello attorno a noi.
Il web non è morto nel 2010 in fondo, e nemmeno noi. Abbiamo ancora davanti mesi difficili, ma resto convinto che da questa prova possa uscirne fuori una umanità migliore. Intanto, camminiamo. Il futuro che cerchiamo deve pur essere da qualche parte.
La cosa era tutt'altro che infondata: nel 2010 erano gli albori degli App Store di Apple e Google, e i nostri smartphone si stavano effettivamente popolando di comode app. Tra l'altro l'analisi di Wired era firmata dal direttore Chris Anderson, ai tempi venerato per alcune teorie geniali sul funzionamento della rete (la coda lunga, per esempio). Insomma, sembrava un'altra verità rivelata. Non lo era, ma non è questo il punto. Il punto è che molti protestarono, fra questi naturalmente Tim Berners Lee, che è considerato il papà del world wide web e che non ci stava a vedere dichiarata morta la sua creatura ai tempi appena ventenne. L'argomento di Berners Lee non era una generica mozione degli affetti. Mi ricordo che mi fece un discorso di questo tipo: le app sono meravigliose, ci portano subito a destinazione, ma in questo modo perdiamo qualcosa; perdiamo il viaggio, tutti gli incontri e le scoperte che potremmo fare lungo la strada. Il paragone che allora mi venne in mente fu con i viaggi in treno o in aereo: sì bello andare da Roma a Milano in poche ore, ma quante cose scopriremmo se ci andassimo a piedi, o in bici?
L'aneddoto mi è tornato in mente in queste ore, che sono tornate ad essere segnate da bollettini preoccupanti. Ci chiuderanno di nuovo in casa? Chissà. Nel frattempo in sei mesi siamo già cambiati più di quanto potessimo immaginare. Qualche giorno fa una ricerca di SWG ha affermato che passiamo molto più tempo in casa di prima: eccerto, ho pensato, se non possiamo andare a cinema e teatri, musei e feste, stadi e concerti, dove volete che stiamo? Il risultato è che le case sono più curate, dice la ricerca, abbiamo aggiustato le cose che erano rotte da tempo, sistemato meglio i mobili. Le case sono diventate più nostre. La stessa ricerca ha poi segnalato un'altra novità significativa riguardo alla mobilità: prendiamo molto di meno i mezzi pubblici, per evitare assembramenti probabilmente, ma l'alternativa non è la macchina, non sono i monopattini; l'alternativa numero uno è andare a piedi. Camminare. Fateci caso, non avevamo mai camminato così tanto. E così facendo abbiamo riscoperto, in qualche caso scoperto, i nostri quartieri, i mercati, i commercianti, gli artigiani, anche i vicini di casa. Sono state spesso scoperte bellissime, ma dai stava proprio sotto casa quell'enoteca o quella libreria e non lo sapevamo?!
"Camminare può cambiarci la vita", sostiene un libro che va per la maggiore (Shane O'Mara, Einaudi). Non fa bene soltanto al corpo, la storia dei diecimila passi al giorno eccetera, fa bene alla mente. Dice ad un certo punto l'autore (uno dei massimi esperti di neuroscienze, non un fabiovolo qualsiasi): "Non siamo davvero vecchi, fino a quando possiamo camminare". Quando l'ho letto ho pensato che forse in questi mesi difficili non stiamo solo riscoprendo cose perdute, ma stiamo addirittura tornando giovani. Se ci pensate stiamo facendo quello che Tim Berners Lee ci suggeriva qualche anno fa a proposito di Internet: abbiamo dovuto smettere di vivere in una app e abbiamo ripreso ad esplorare il mondo. Che non è necessariamente lontano, anzi spesso è quello attorno a noi.
Il web non è morto nel 2010 in fondo, e nemmeno noi. Abbiamo ancora davanti mesi difficili, ma resto convinto che da questa prova possa uscirne fuori una umanità migliore. Intanto, camminiamo. Il futuro che cerchiamo deve pur essere da qualche parte.