A volte per capire il senso di un quadro una vita non basta. A me ci sono voluti diversi decenni per trovare davvero il senso di uno dei quadri più famosi del secolo scorso. C’è voluta l’intelligenza artificiale, o meglio una sua sofisticata applicazione che si chiama GAN, un acronimo che sta per generative adversarial networks. Ma partiamo dal quadro: si chiama “Questa non è una pipa”, o almeno così credono tutti, perché raffigura proprio una pipa, sospesa nel vuoto, sopra una elegante scritta in corsivo, “ceci n’est ne pas un pipe”. In francese, mentre l’autore del quadro è belga, è il famosissimo René Magritte.
Che avrà voluto dirci Magritte disegnando una pipa e scrivendo che invece non lo era? Un anno e mezzo fa una grande azienda che produce le componenti grafiche dei videogiochi, ha messo online un generatore automatico di persone che non esistono: immaginate e realizzate da una intelligenza artificiale. Sembrava un giochino, ma non lo era. In questi giorni il New York Times ha dato in pasto al computer le immagini, prese da Flickr, di circa 70 mila persone, e ha realizzato una impressionante serie di persone che non esistono ma che invece pare proprio di sì.
La cosa mi ha portato su un sito che, usando gli stessi principi, è la dimostrazione del postulato di Magritte: il sito delle cose che non esistono. Un gatto che non esiste, una casa in affitto che non esiste, ma anche una startup che non esiste ma sembra proprio una startup di quelle che incontriamo negli acceleratori; e poi una sedia, un quadro, un cavallo, una macchina, un curriculum che non esistono, e una domanda, persino una emozione che non esiste. Che vuol dire? Che sono create da una intelligenza artificiale. Ho provato le parole di una canzone che non esiste: il software ti consente di scegliere il tema, amore o altro, il genere, e anche l’umore, e in un secondo ecco il testo di una canzone, coro e ritornelli compresi. Brutta? Non peggiore di certe cose sentite a Sanremo, ho pensato. Ma poi mi è tornata in mente la pipa di Magritte che qualche anno dopo aver esposto il quadro, avrebbe detto: “Chi potrebbe fumare la pipa del mio quadro? Nessuno. Per questo non è una pipa”. Non è una pipa ma una sua rappresentazione.
Ecco, tutte quelle immagini prodotte da una intelligenza artificiale sembrano vere e sicuramente serviranno a qualcosa, avranno qualche applicazione pratica che ora mi sfugge. Ma servono sicuramente a ricordarci che le immagini ci tradiscono; che la realtà spesso non è quella che vediamo; e che anzi quello che vediamo non è la realtà. Il vero titolo del quadro di Magritte è “il tradimento delle immagini” e ti fa venire voglia di toccare e fumare una pipa vera, così come le persone finte del New York Times ti fanno venire voglia di abbracciare qualcuno in carne ed ossa. Di vivere la vita e non una sua rappresentazione.
Che avrà voluto dirci Magritte disegnando una pipa e scrivendo che invece non lo era? Un anno e mezzo fa una grande azienda che produce le componenti grafiche dei videogiochi, ha messo online un generatore automatico di persone che non esistono: immaginate e realizzate da una intelligenza artificiale. Sembrava un giochino, ma non lo era. In questi giorni il New York Times ha dato in pasto al computer le immagini, prese da Flickr, di circa 70 mila persone, e ha realizzato una impressionante serie di persone che non esistono ma che invece pare proprio di sì.
La cosa mi ha portato su un sito che, usando gli stessi principi, è la dimostrazione del postulato di Magritte: il sito delle cose che non esistono. Un gatto che non esiste, una casa in affitto che non esiste, ma anche una startup che non esiste ma sembra proprio una startup di quelle che incontriamo negli acceleratori; e poi una sedia, un quadro, un cavallo, una macchina, un curriculum che non esistono, e una domanda, persino una emozione che non esiste. Che vuol dire? Che sono create da una intelligenza artificiale. Ho provato le parole di una canzone che non esiste: il software ti consente di scegliere il tema, amore o altro, il genere, e anche l’umore, e in un secondo ecco il testo di una canzone, coro e ritornelli compresi. Brutta? Non peggiore di certe cose sentite a Sanremo, ho pensato. Ma poi mi è tornata in mente la pipa di Magritte che qualche anno dopo aver esposto il quadro, avrebbe detto: “Chi potrebbe fumare la pipa del mio quadro? Nessuno. Per questo non è una pipa”. Non è una pipa ma una sua rappresentazione.
Ecco, tutte quelle immagini prodotte da una intelligenza artificiale sembrano vere e sicuramente serviranno a qualcosa, avranno qualche applicazione pratica che ora mi sfugge. Ma servono sicuramente a ricordarci che le immagini ci tradiscono; che la realtà spesso non è quella che vediamo; e che anzi quello che vediamo non è la realtà. Il vero titolo del quadro di Magritte è “il tradimento delle immagini” e ti fa venire voglia di toccare e fumare una pipa vera, così come le persone finte del New York Times ti fanno venire voglia di abbracciare qualcuno in carne ed ossa. Di vivere la vita e non una sua rappresentazione.