I post-it e la formula dell'innovazione

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Si fa presto a dire post-it: i quadratini giallo canarino che sono diventati una presenza abituale nei nostri uffici e nelle nostre case. Sembrano una cosa banale, semplici foglietti adesivi (non più solo quadrati, non più solo giallini) da sfogliare e attaccare quante volte si vuole per prenderci appunti o per segnare una pagina.  Ma la verità è che dietro ogni piccola o grande innovazione che ci ha cambiato la vita ci sono quasi sempre una serie di circostanze e combinazioni che renderanno la prima intuizione un prodotto di successo. La morte dello scienziato che ha partecipato alla invenzione del post-it è l’occasione perfetta per scomporre gli elementi fondamentali della formula dell’innovazione. Dunque lui si chiamava Spencer Silver, era nato in Texas 80 anni fa ed è  morto la settimana scorsa in Minnesota dove aveva trascorso tutta la sua vita professionale lavorando per la multinazionale chimica 3M (il nome stava per Minnesota, Mining & Manufacturing: tre M). Insomma Spencer Silver era un giovane chimico (primo fattore, età e competenza) e stava cercando di realizzare una adesivo fortissimo quando invece ad un certo punto venne fuori una combinazione di un adesivo che si attaccava bene ma potevi staccare e riattaccare facilmente. Il problema è che nessuno sapeva cosa farci: era una soluzione in cerca di un problema. 

Per qualche anno Spencer Silver continuò ad organizzare seminari interni all’azienda per presentarla (secondo fattore: la perseveranza è indispensabile) e la leggenda narra che Art Fry, un ingegnere chimico, giocando a golf durante un torneo aziendale lo venne a sapere e visto che era in cerca di prodotti da sviluppare decise di informarsi meglio (terzo fattore: le persone devono avere la possibilità di contaminarsi). L’idea del post-it venne a Fry qualche giorno dopo quando per l’ennesima volta i foglietti volanti che il mercoledì metteva come segnapagine nel libro del coro della chiesa, la domenica erano tutti scompaginati. Fu quello il momento “eureka” ma non era ancora abbastanza. Un primo lancio commerciale nel 1977 fu un flop; allora la 3M gli cambiò nome (prima era Press ‘n Peel) e inondò il mercato di campioni gratuiti. 

Da allora se ne vendono 50 miliardi di pezzi l’anno. Ricapitolando la formula dell’innovazione: la competenza per inventare qualcosa di nuovo più la perseveranza davanti ai primi no, la contaminazione con gli altri per affinare l’idea e infine un lancio perfetto. Poi certo quello che il fondatore della Nike chiama “the power of luck”, il potere della fortuna: se Art Fry non avesse giocato quel torneo di golf aziendale forse in Minnesota starebbero ancora chiedendosi cosa farci di quello strano adesivo blando.