BRUXELLES - La Commissione europea ha avviato un'indagine approfondita contro l'Italia per violazione delle norme per gli aiuti di Stato nelle esenzioni sull'Ici applicate al Vaticano, che nel caso italiano riguardano in particolare molti immobili destinati ad attività religiose e di culto. Lo ha reso noto oggi lo stesso esecutivo comunitario in una nota diffusa a Bruxelles, confermando le anticipazioni di Repubblica. "La Commissione europea ha avviato un'indagine approfondita in base alle norme Ue in materia di aiuti di Stato per stabilire se l'esenzione dall'imposta comunale sugli immobili (Ici) concessa dall'Italia per gli immobili usati dagli enti non commerciali per fini specifici costituisca aiuto di Stato illegale", spiega la Commissione nel comunicato. La Commissione - precisa la nota - vuole verificare se "gli immobili in questione potrebbero essere usati anche per attività commerciali" e se "tali esenzioni fiscali potrebbero pertanto distorcere la concorrenza. La Commissione verificherà inoltre le disposizioni dell'articolo 149, quarto comma, del testo unico delle imposte sui redditi, che prevedono un trattamento fiscale favorevole per gli enti ecclesiastici e le associazioni sportive dilettantistiche".
L'indagine. La Commissione ha avviato l'indagine dopo una serie di denunce nelle quali si affermava che l'Italia aveva concesso contributi statali illegali sotto forma di esenzione dell'imposta comunale sugli immobili per i fabbricati utilizzati per attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, culturali, didattiche, ricreative, ricettive, sportive e per attività di religione e di culto. L'articolo 149 del testo unico delle imposte sui redditi ("Tuir") stabilisce le condizioni che possono determinare la perdita della "qualifica di ente non commerciale", ma esclude da tali disposizioni gli enti ecclesiastici e le associazioni sportive dilettantistiche. In via preliminare, spiega la nota di Bruxelles, "la Commissione ritiene che le disposizioni dell'Ici e del Tuir potrebbero concedere un vantaggio selettivo alle attività commerciali dei beneficiari e potrebbero costituire pertanto aiuto di Stato in base alle norme Ue". La Commissione si chiede se almeno alcune delle attività svolte dagli enti non commerciali in questione possano essere considerate commerciali e possano essere in concorrenza con quelle svolte da prestatori di servizi commerciali.
Le denunce. Gli autori delle denunce hanno anche sostenuto che la riduzione del 50% dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche concessa a determinati soggetti viola le norme Ue in materia di aiuti di Stato. Ai sensi dell'articolo 6 del dpr n. 601/73, il trattamento fiscale preferenziale viene concesso ad enti che hanno scopi di assistenza sociale, ricerca senza fine di lucro e fini di beneficenza o di istruzione. L'agevolazione fiscale si applica anche alle fondazioni e alle associazioni aventi scopi esclusivamente culturali e agli istituti per le case popolari. Poiché tale trattamento fiscale speciale per tali soggetti esisteva prima dell'entrata in vigore del trattato Ue, la Commissione esaminerà tale questione separatamente, nel contesto della procedura specifica relativa alle misure di aiuto esistenti. Gli aiuti che vengono considerati esistenti prima della creazione dell'Ue o prima dell'adesione all'Ue del Paese interessato non possono dar luogo ad una procedura di recupero neppure se vengono giudicati illegali. In tal caso, tuttavia, la normativa dovrà essere modificata.
La nota della Farnesina. "Il governo italiano è convinto di poter dimostrare in maniera chiara e definitiva alla commissione le buone e fondate ragioni che giustificano la disciplina contestata, la quale non determina una violazione a favore delle proprietà ecclesiastiche della normativa europea sugli aiuti di stato". Lo rende noto un comunicato della Farnesina, sottolineando che l'inesistenza di una violazione era la conclusione alla quale la stessa commissione era già giunta una prima volta nel 2008, dopo tre anni di indagini informali e un serrato dialogo con le autorità italiane e, da ultimo, nel febbraio di quest'anno.
La Chiesa: "Non temiamo indagine". Nessun commento, ma neanche preoccupazione vengono espressi dagli uffici delle diocesi italiane sull'indagine della Commissione sull'esenzione Ici alle attività commerciali ecclesiastiche. La materia, in realtà, non riguarda il Vaticano né, specificamente, la Conferenza episcopale italiana ma le singole diocesi, parrocchie, enti ecclesiastici proprietari di immobili utilizzati a fini commerciali. "Non ritengo che ci siano aiuti di Stato illegittimi", commenta Patrizia Clementi, esperta dell'avvocatura della diocesi di Milano, molto ascoltata anche dalla Cei. "Sulla base delle indicazioni che lo Stato italiano ha già fornito in occasione della precedente indagine in materia, la stessa Commissione europea aveva ritenuto di archiviare le denunce che le erano giunte". Nel frattempo, la Corte di giustizia Ue ha accolto un ricorso che ha indotto il nuovo commissario all'antitrust, Joaquin Almunia, a riaprire il caso che era stato archiviato da Neelie Kroes.
L'indagine. La Commissione ha avviato l'indagine dopo una serie di denunce nelle quali si affermava che l'Italia aveva concesso contributi statali illegali sotto forma di esenzione dell'imposta comunale sugli immobili per i fabbricati utilizzati per attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, culturali, didattiche, ricreative, ricettive, sportive e per attività di religione e di culto. L'articolo 149 del testo unico delle imposte sui redditi ("Tuir") stabilisce le condizioni che possono determinare la perdita della "qualifica di ente non commerciale", ma esclude da tali disposizioni gli enti ecclesiastici e le associazioni sportive dilettantistiche. In via preliminare, spiega la nota di Bruxelles, "la Commissione ritiene che le disposizioni dell'Ici e del Tuir potrebbero concedere un vantaggio selettivo alle attività commerciali dei beneficiari e potrebbero costituire pertanto aiuto di Stato in base alle norme Ue". La Commissione si chiede se almeno alcune delle attività svolte dagli enti non commerciali in questione possano essere considerate commerciali e possano essere in concorrenza con quelle svolte da prestatori di servizi commerciali.
Le denunce. Gli autori delle denunce hanno anche sostenuto che la riduzione del 50% dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche concessa a determinati soggetti viola le norme Ue in materia di aiuti di Stato. Ai sensi dell'articolo 6 del dpr n. 601/73, il trattamento fiscale preferenziale viene concesso ad enti che hanno scopi di assistenza sociale, ricerca senza fine di lucro e fini di beneficenza o di istruzione. L'agevolazione fiscale si applica anche alle fondazioni e alle associazioni aventi scopi esclusivamente culturali e agli istituti per le case popolari. Poiché tale trattamento fiscale speciale per tali soggetti esisteva prima dell'entrata in vigore del trattato Ue, la Commissione esaminerà tale questione separatamente, nel contesto della procedura specifica relativa alle misure di aiuto esistenti. Gli aiuti che vengono considerati esistenti prima della creazione dell'Ue o prima dell'adesione all'Ue del Paese interessato non possono dar luogo ad una procedura di recupero neppure se vengono giudicati illegali. In tal caso, tuttavia, la normativa dovrà essere modificata.
La nota della Farnesina. "Il governo italiano è convinto di poter dimostrare in maniera chiara e definitiva alla commissione le buone e fondate ragioni che giustificano la disciplina contestata, la quale non determina una violazione a favore delle proprietà ecclesiastiche della normativa europea sugli aiuti di stato". Lo rende noto un comunicato della Farnesina, sottolineando che l'inesistenza di una violazione era la conclusione alla quale la stessa commissione era già giunta una prima volta nel 2008, dopo tre anni di indagini informali e un serrato dialogo con le autorità italiane e, da ultimo, nel febbraio di quest'anno.
La Chiesa: "Non temiamo indagine". Nessun commento, ma neanche preoccupazione vengono espressi dagli uffici delle diocesi italiane sull'indagine della Commissione sull'esenzione Ici alle attività commerciali ecclesiastiche. La materia, in realtà, non riguarda il Vaticano né, specificamente, la Conferenza episcopale italiana ma le singole diocesi, parrocchie, enti ecclesiastici proprietari di immobili utilizzati a fini commerciali. "Non ritengo che ci siano aiuti di Stato illegittimi", commenta Patrizia Clementi, esperta dell'avvocatura della diocesi di Milano, molto ascoltata anche dalla Cei. "Sulla base delle indicazioni che lo Stato italiano ha già fornito in occasione della precedente indagine in materia, la stessa Commissione europea aveva ritenuto di archiviare le denunce che le erano giunte". Nel frattempo, la Corte di giustizia Ue ha accolto un ricorso che ha indotto il nuovo commissario all'antitrust, Joaquin Almunia, a riaprire il caso che era stato archiviato da Neelie Kroes.