Lo spread tra il Btp e il Bund si sta muovendo pericolosamente nell'intervallo tra 350 e 380 punti. I volumi di scambio non sono molto alti e dalle sale operative segnalano che sul Btp prevalgono di gran lunga gli ordini di vendita. Sul lato degli acquisti compare di tanto in tanto la sigla della Banca centrale di Francoforte, ma sembra sia isolata in questo desiderio di aprire il portafoglio ai titoli italiani.
Ciò che sta succedendo è dunque molto preoccupante: i grandi investitori istituzionali, come i fondi pensione e le compagnie di assicurazioni, stanno approfittando degli acquisti di Btp della Bce per alleggerire il proprio portafoglio dai titoli di Stato italiani. In pratica, il solo fatto che la la Bce sia intervenuta in sostegno all'Italia ci ha fatto entrare nella cerchia dei bisognosi, al pari di Grecia, Irlanda e Portogallo.
Un girone inferiore, a cui gli investitori di alto standing non vogliono partecipare. E dunque approfittano per vendere. Tanto più che in passato gli interventi fatti dalla Bce sui titoli di Grecia, Irlanda e Portogallo, in dosi anche massicce, non sono riusciti a stabilizzare quei mercati. E dunque il mercato pensa che anche per l'Italia sarà così: nonostante 130 miliardi di acquisti sul mercato secondario, le quotazioni del Btp non si sono stabilizzate. Anzi, appena la Bce accenna a togliere la mano, lo spread vola verso i 380 punti e oltre.
A tutto ciò si aggiunge la confusione del governo sulla manovra italiana, che probabilmente arriverà alla quarta versione nell'arco di poche settimane. Forse, dicono oggi alcuni operatori londinesi, all'Italia conveniva non chiedere l'appoggio della Bce e magari far salire per qualche mese i tassi al 7 o anche all'8%; a quel punto si poteva impostare una manovra più rigorosa che avrebbe consentito di rientrare sotto il 5% nell'arco di breve tempo.
Ora, invece, siamo dipendenti dall'ombrello aperto da Francoforte, ma siamo entrati in serie B e gli investitori migliori non vogliono più esporsi più di tanto sui titoli italiani.
Ciò che sta succedendo è dunque molto preoccupante: i grandi investitori istituzionali, come i fondi pensione e le compagnie di assicurazioni, stanno approfittando degli acquisti di Btp della Bce per alleggerire il proprio portafoglio dai titoli di Stato italiani. In pratica, il solo fatto che la la Bce sia intervenuta in sostegno all'Italia ci ha fatto entrare nella cerchia dei bisognosi, al pari di Grecia, Irlanda e Portogallo.
Un girone inferiore, a cui gli investitori di alto standing non vogliono partecipare. E dunque approfittano per vendere. Tanto più che in passato gli interventi fatti dalla Bce sui titoli di Grecia, Irlanda e Portogallo, in dosi anche massicce, non sono riusciti a stabilizzare quei mercati. E dunque il mercato pensa che anche per l'Italia sarà così: nonostante 130 miliardi di acquisti sul mercato secondario, le quotazioni del Btp non si sono stabilizzate. Anzi, appena la Bce accenna a togliere la mano, lo spread vola verso i 380 punti e oltre.
A tutto ciò si aggiunge la confusione del governo sulla manovra italiana, che probabilmente arriverà alla quarta versione nell'arco di poche settimane. Forse, dicono oggi alcuni operatori londinesi, all'Italia conveniva non chiedere l'appoggio della Bce e magari far salire per qualche mese i tassi al 7 o anche all'8%; a quel punto si poteva impostare una manovra più rigorosa che avrebbe consentito di rientrare sotto il 5% nell'arco di breve tempo.
Ora, invece, siamo dipendenti dall'ombrello aperto da Francoforte, ma siamo entrati in serie B e gli investitori migliori non vogliono più esporsi più di tanto sui titoli italiani.