ROMA - La Banca centrale europea interverrà con la Fed americana, la Bank of England, la Banca nazionale svizzera e la Banca del Giappone per fornire liquidità in dollari alle banche dell'area euro attraverso tre diverse operazioni. L'annuncio ha dato una scossa alle Borse che hanno accelerato nei rialzi, con Milano e Madrid sopra il 4% di guadagni. Cala anche lo spread fra i titoli italiani e il bund tedesco, tornando sotto quota 360 punti base. Effetti anche sul mercato dei cambi, riportando l'euro sopra quota 1,39 dollari.
"La Bce - si legge nel comunicato emesso dall'istituto di Francoforte - ha deciso, in coordinamento con la Fed, la Boe, la Boj e la Snb di avviare tre diverse operazioni per fornire liquidità in dollari con prestiti a tre mesi fino alla fine dell'anno". Le operazioni della Bce saranno condotte a tassi fissi e verranno attuate in aggiunta alle operazioni a 7 giorni annunciate il 10 maggio. La prima operazione è prevista il 12 ottobre con scadenza il 5 gennaio, la seconda il 9 novembre con scadenza il 2 febbraio e la terza il 7 dicembre con maturity il 1° marzo. Si tratterà di aste di rifinanziamento in cambio di collaterale, a tasso fisso con assegnazione completa.
Per le banche dell'eurozona diventava sempre più problematica la provvista in dollari sul mercato interbancario dove la crisi del debito sovrano si ripercuote sul profilo di credito degli istituti di credito. Alcune avvisaglie c'erano state ieri quando due banche avevano ricevuto dalla Bce prestiti a una settimana per 575 milioni di dollari, tasso di interesse annuo 1,1%. Un livello di costo ben superiore al tasso offerto sul mercato interbancario in dollari (0,19%), ma dove ci sono difficoltà di accesso.
La decisione segue tra l'altro la nuova impennata dei prestiti d'emergenza della Bce alle banche dell'eurozona.
Mercoledì Francoforte ha prestato 4,3 miliardi di euro con scadenza overnight al tasso del 2,25%, in deciso aumento dai 399 milioni di martedì. Si tratta dell'ammontare più alto dallo scorso 10 agosto, quando i prestiti d'emergenza erano stati pari a 4 miliardi di euro. Tornano a salire anche i depositi della banche commerciali presso la Bce da 75,5 miliardi a 87 miliardi. Sia l'aumento dei prestiti d'emergenza sia quello dei depositi sono sintomi di tensioni sul fronte della liquidità bancaria e sul profilo del merito di credito delle banche.
Un'iniziativa simile era stata presa nel 2008, dopo il precipitare della situazione innescato dal crack di Lehman Brothers. Ad essere galvanizzati in Borsa sono stati ovviamente soprattutto i titoli del credito. A Piazza Affari, Unicredit e Intesa sono arrivate alla sospensione dal listino dopo uno strappo del 10%.
Dei rischi di instabilità finanziaria ha parlato il direttore generale del Fondo monetarrio internazionale, Christine Lagarde: "C'è incertezza sui debiti sovrani, sulle banche in Europa e sulla famiglie negli Stati Uniti. La crescita debole e i bilanci deboli si alimentano a vicenda, alimentando una crisi di fiducia. Il circolo vizioso sta prendendo slancio ed è stato esacerbato dall'indecisione politica e da disfunzioni politiche". Secondo Lagarde, "siamo entrati in una nuova fase pericolosa della crisi" e la strada per uscirne sta "diventando più stretta" di prima; per questo servono una forte volontà politica e uno sforzo collettivo.
"La Bce - si legge nel comunicato emesso dall'istituto di Francoforte - ha deciso, in coordinamento con la Fed, la Boe, la Boj e la Snb di avviare tre diverse operazioni per fornire liquidità in dollari con prestiti a tre mesi fino alla fine dell'anno". Le operazioni della Bce saranno condotte a tassi fissi e verranno attuate in aggiunta alle operazioni a 7 giorni annunciate il 10 maggio. La prima operazione è prevista il 12 ottobre con scadenza il 5 gennaio, la seconda il 9 novembre con scadenza il 2 febbraio e la terza il 7 dicembre con maturity il 1° marzo. Si tratterà di aste di rifinanziamento in cambio di collaterale, a tasso fisso con assegnazione completa.
Per le banche dell'eurozona diventava sempre più problematica la provvista in dollari sul mercato interbancario dove la crisi del debito sovrano si ripercuote sul profilo di credito degli istituti di credito. Alcune avvisaglie c'erano state ieri quando due banche avevano ricevuto dalla Bce prestiti a una settimana per 575 milioni di dollari, tasso di interesse annuo 1,1%. Un livello di costo ben superiore al tasso offerto sul mercato interbancario in dollari (0,19%), ma dove ci sono difficoltà di accesso.
La decisione segue tra l'altro la nuova impennata dei prestiti d'emergenza della Bce alle banche dell'eurozona.
Mercoledì Francoforte ha prestato 4,3 miliardi di euro con scadenza overnight al tasso del 2,25%, in deciso aumento dai 399 milioni di martedì. Si tratta dell'ammontare più alto dallo scorso 10 agosto, quando i prestiti d'emergenza erano stati pari a 4 miliardi di euro. Tornano a salire anche i depositi della banche commerciali presso la Bce da 75,5 miliardi a 87 miliardi. Sia l'aumento dei prestiti d'emergenza sia quello dei depositi sono sintomi di tensioni sul fronte della liquidità bancaria e sul profilo del merito di credito delle banche.
Un'iniziativa simile era stata presa nel 2008, dopo il precipitare della situazione innescato dal crack di Lehman Brothers. Ad essere galvanizzati in Borsa sono stati ovviamente soprattutto i titoli del credito. A Piazza Affari, Unicredit e Intesa sono arrivate alla sospensione dal listino dopo uno strappo del 10%.
Dei rischi di instabilità finanziaria ha parlato il direttore generale del Fondo monetarrio internazionale, Christine Lagarde: "C'è incertezza sui debiti sovrani, sulle banche in Europa e sulla famiglie negli Stati Uniti. La crescita debole e i bilanci deboli si alimentano a vicenda, alimentando una crisi di fiducia. Il circolo vizioso sta prendendo slancio ed è stato esacerbato dall'indecisione politica e da disfunzioni politiche". Secondo Lagarde, "siamo entrati in una nuova fase pericolosa della crisi" e la strada per uscirne sta "diventando più stretta" di prima; per questo servono una forte volontà politica e uno sforzo collettivo.