LONDRA – Si è aperta la caccia ai “rogue traders”, gli operatori-canaglia, nella City. Dopo l’arresto di un giovane broker della Ubs, accusato di una frode da 2,3 miliardi di dollari (1 miliardo e 650 milioni di euro) ai danni della più grande banca svizzera, le autorità britanniche raddoppiano gli sforzi per scoprire truffe analoghe e per prevenirle. Fonti bene informate hanno rivelato al Wall Street Journal che la Financial Service Authority (Fsa), l’agenzia che sovraintende e regolamente l’attività finanziaria in Inghilterra, sta costruendo capi di imputazione contro almeno quattro individui sospettati di operazioni improprie, non autorizzate o fraudolente, mirate a coprire perdite nelle banche presso le quali essi lavorano. La Fsa sta valutando anche la possibilità, indicano le stesse fonti, di azioni contro le banche che non hanno fatto abbastanza per impedire che le operazioni in questione avessero luogo.
Le indagini in questo ambito non sono una novità: dal 2009 ad oggi la Fsa ha punito almeno otto persone o società per attività improprie o illegali nella cittadella della finanza londinese. Ma le dimensioni dello scandalo alla Ubs, la più grande frode mai portata a termine da un singolo trader nel “miglio quadrato”, hanno spinto non solo la Ubs ma pure tutte le banche rivali ad avviare indagini inchieste interne per verificare se anch’esse sono rimaste vittime di simili imbrogli e a raddoppiare i controlli.
Secondo le informazioni anonime raccolte dal quotidiano americano, le indagini in corso attualmente da parte della Fsa riguardano somme di denaro più piccole degli oltre 2 miliardi di dollari sottratti dal 31enne Kweku Adoboli alla Ubs. Ma alcune caratteristiche delle truffe sembrano comuni e segnalano comunque che le frodi sono più diffuse di quanto si pensi. “Non si tratta di casi isolati”, dice al Wall Street Journal un ex-alto funzionario della Fsa. “E’ un fenomeno che chiama in causa le banche”, commenta Rob Moulton, avvocato di uno studio legale della City, “viene da chiedersi perché è così difficile sventare imbrogli di questo genere”.
Una possibile risposta fornita dagli esperti è che i sistemi di controllo, per una banca, richiedono personale, spese e non fruttano profitti, perlomeno nell’immediato: col senno di poi si potrebbe obiettare che evitano perdite, non solo economiche ma pure il rischio di perdere la faccia, senonchè le banche sembrano preoccupate più dal breve che dal lungo termine e in genere le conseguenze delle frodi saltano fuori soltanto dopo qualche anno. Un’altra è che anche la Financial Services Authority dovrebbe fare di più, ma non è equipaggiata per monitorare le attività indivuali all’interno di banche gigantesche come per esempio la Ubs.
Il Wall Street Journal rivela inoltre che tre dei quattro trader attualmente sotto inchiesta da parte della Fsa lavorano o lavoravano nel cosiddetto “retrobottega” delle banche, l’ufficio presso di cui i dipendenti confermano le operazioni e trasmettono i pagamenti, un ambiente in cui è facile imparare come aggirare le regole interne, nascondere attività, truccare i conti. Anche Adoboli, l’autore della frode alla Ubs, aveva lavorato nel “back office” della banca svizzera, prima di passare ai fondi speculativi dove avrebbe compiuto gli imbrogli di cui è accusato (in tribunale lui non si è ancora riconosciuto colpevole o innocente).
FINE TESTO
Le indagini in questo ambito non sono una novità: dal 2009 ad oggi la Fsa ha punito almeno otto persone o società per attività improprie o illegali nella cittadella della finanza londinese. Ma le dimensioni dello scandalo alla Ubs, la più grande frode mai portata a termine da un singolo trader nel “miglio quadrato”, hanno spinto non solo la Ubs ma pure tutte le banche rivali ad avviare indagini inchieste interne per verificare se anch’esse sono rimaste vittime di simili imbrogli e a raddoppiare i controlli.
Secondo le informazioni anonime raccolte dal quotidiano americano, le indagini in corso attualmente da parte della Fsa riguardano somme di denaro più piccole degli oltre 2 miliardi di dollari sottratti dal 31enne Kweku Adoboli alla Ubs. Ma alcune caratteristiche delle truffe sembrano comuni e segnalano comunque che le frodi sono più diffuse di quanto si pensi. “Non si tratta di casi isolati”, dice al Wall Street Journal un ex-alto funzionario della Fsa. “E’ un fenomeno che chiama in causa le banche”, commenta Rob Moulton, avvocato di uno studio legale della City, “viene da chiedersi perché è così difficile sventare imbrogli di questo genere”.
Una possibile risposta fornita dagli esperti è che i sistemi di controllo, per una banca, richiedono personale, spese e non fruttano profitti, perlomeno nell’immediato: col senno di poi si potrebbe obiettare che evitano perdite, non solo economiche ma pure il rischio di perdere la faccia, senonchè le banche sembrano preoccupate più dal breve che dal lungo termine e in genere le conseguenze delle frodi saltano fuori soltanto dopo qualche anno. Un’altra è che anche la Financial Services Authority dovrebbe fare di più, ma non è equipaggiata per monitorare le attività indivuali all’interno di banche gigantesche come per esempio la Ubs.
Il Wall Street Journal rivela inoltre che tre dei quattro trader attualmente sotto inchiesta da parte della Fsa lavorano o lavoravano nel cosiddetto “retrobottega” delle banche, l’ufficio presso di cui i dipendenti confermano le operazioni e trasmettono i pagamenti, un ambiente in cui è facile imparare come aggirare le regole interne, nascondere attività, truccare i conti. Anche Adoboli, l’autore della frode alla Ubs, aveva lavorato nel “back office” della banca svizzera, prima di passare ai fondi speculativi dove avrebbe compiuto gli imbrogli di cui è accusato (in tribunale lui non si è ancora riconosciuto colpevole o innocente).
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