TORINO - La Fiat produrrà a Mirafiori un suv a marchio Jeep. L'installazione degli impianti produttivi inizierà nel 2012, il primo prodotto uscirà dalla fabbrica dalla seconda metà del 2013. In una lettera inviata a Emma Marcegaglia, inoltre, l'amministratore delegato Sergio Marchionne ha comunicato che Fiat Spa e Fiat industrial usciranno da Confindustria dal 1° gennaio 2012, confermando quanto anticipato a giugno. "E' un addio ufficiale - ha detto più tardi Marchionne ai giornalisti - ; noi non facciamo entrate e uscite".
Dalla lettera si capisce che a spingere il Lingotto a staccarsi dall'associazione delle imprese sembra la necessità di avere mano libera nella gestione dei rapporti aziendali e soprattutto dei licenziamenti, recuperando quello che era l'obiettivo dell'articolo 8 della manovra di bilancio prima che questo venisse in qualche modo "anestetizzato", secondo il Lingotto, dall'intesa del 21 settembre fra Confindustria e i sindacati.
LA LETTERA A MARCEGAGLIA
Sul fronte del Progetto Italia, Fiat conferma l'intenzione di installare nello stabilimento di Mirafiori "la versione più aggiornata di una delle tre principali architetture sulla quale saranno prodotti diversi modelli dei vari marchi", spiega la nota ufficiale del Lingotto (Pdf). L'installazione degli impianti produttivi inizierà l'anno prossimo, mentre l'inizio della produzione del primo modello, un suv a marchio Jeep, è previsto per la seconda metà del 2013. Marchionne ha poi aggiunto che sono ancora in corso le valutazioni sul Suv a marchio Alfa Romeo: "Stiamo cercando di vedere se farlo o non farlo. Se si fa, si fa a Mirafiori".
"Questo è un passo importante nei nostri piani di rinnovo del sistema produttivo in Italia collegato all'andamento dei mercati e all'ampliamento della rete distributiva resa possibile dall'integrazione con il gruppo Chrysler", ha commentato Sergio Marchionne, ad di Fiat e Chrysler Group. "Questa architettura avanzata - si legge ancora nella nota dell'azienda - ci permetterà di disporre delle più aggiornate piattaforme per lo sviluppo dei nostri marchi e, ancora più importante, di beneficiare a pieno della completa offerta di motori e trasmissioni di Fiat e Chrysler". La produzione dell'Alfa Romeo Mito, incluse nuove versioni e aggiornamenti, viene confermata per lo stabilimento di Mirafiori. Marchionne ha spiegato più tardi che l'obiettivo è "utilizzare lo stabilimento nella sua completezza". In cifra, ha aggiunto, "sono più di 1.000 vetture al giorno semplicemente legate alla capacità di verniciatura, ma una volta raggiunto l'accordo bisogna fare di più di 240mila vetture all'anno".
Inoltre, dall'inizio del 2013, la Fiat produrrà in Italia, nello stabilimento di Pratola Serra (Avellino), un nuovo motore benzina turbo a iniezione diretta per l'Alfa Romeo. Il nuovo propulsore 4 cilindri, che sarà predisposto per applicazioni trasversali e longitudinali, con una cilindrata di 1,8 litri, una potenza massima fino a 300 CV e, afferma una nota dell'azienda, "diventerà il nuovo riferimento prestazionale della sua categoria".
Le reazioni - "Confindustria è un'associazione volontaria di liberi imprenditori. Prendiamo atto delle decisioni della Fiat pur non condividendone le ragioni, anche sotto il profilo tecnico-giuridico". Così, dopo una lunga riflessione, il comitato di presidenza di Viale dell'Astronomia ha commentato l'annunciata uscita della Fiat dall'associazione a partire dal primo gennaio 2012. "L'ampia condivisione delle parti sociali intorno all'accordo del 28 giugno - osserva Confindustria- è la migliore garanzia che le innovazioni previste potranno trovare ampia e diffusa applicazione nel tessuto industriale italiano. Aggiungiamo che Confindustria non ha mai messo in dubbio la validità e l'applicabilità dell'articolo 8 ed anzi ne ha sempre ribadito la coerenza rispetto all'accordo del 28 giugno". "Secondo la generalità degli esperti di diritto del lavoro - aggiunge la nota - , in nessun modo la ratifica dell'accordo interconfederale avvenuta il 21 settembre ne ha depotenziato gli effetti o ha posto dei limiti aggiuntivi all'applicabilità delle norme di legge".
Il governo - "L'uscita di Fiat da Confindustria? La notizia di oggi - dice Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro - sono gli investimenti di Fiat, la notizia di una Fiat molto italiana. Investimenti importanti in Italia in un momento difficile come questo". Secondo Sacconi, Fiat dice chiaramente "che intende applicare sino in fondo l'articolo 8, che sia fino in fondo fruibile, che ci sia una linea chiara dal sistema confindustriale".
Il sindacato - Contrastati commenti da parte sindacale. Secondo la Fismic, l'annuncio sul suv a Mirafiori è la "sconfitta degli uccelli del malaugurio". "Viene così confermata - afferma il segretario Roberto Di Maulo - la validità del piano industriale e viene confermato anche che gli accordi di Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco sono alla base del nuovo contratto del settore auto, con nuove garanzie e nuovi diritti, al di fuori del sistema confindustriale. Noi avevamo ragione a sostenere che lo stabilimento di Mirafiori rappresenta, all'interno del sistema Italia, cuore, cervello e gambe della Fiat del presente e del futuro".
Di parere opposto Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom Cgil: "Mi pare che l'ad della Fiat continui a giocare con modelli che continuano a modificarsi e con un mercato ad oggi continua a dargli torto. Con un solo prodotto nuovo Mirafiori non ha un futuro garantito - dice Airaudo - mentre noi continuiamo a non sapere nulla sui prodotti che verranno sviluppati in Italia sia per Fiat, sia per Chrysler e vi è un forte rischio di depauperamento degli enti centrali auto della Fiat. Nella migliore delle ipotesi - conclude Airaudo - i lavoratori sono destinati ad un lungo anno di cassa integrazione".
Gli fa eco Vincenzo Scudiere, segretario confederale di Cgil: "L'uscita della Fiat da Confindustria è la conferma dei nostri timori su di una scelta già compiuta e decisa da tempo da parte di chi non vuole rispettare le regole e nega la rappresentanza".
"La Fiat è libera di stare o non stare in una associazione imprenditoriale - commenta il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni - però non può dire che esce perchè è stato depotenziato l'accordo interconfederale del 28 giugno. Questo non è affatto vero. Mi dispiace per la decisione, anche se apprezziamo la conferma del piano di investimenti in Italia, era quello che volevamo: la costruzione di nuove auto a Mirafiori e quella di un nuovo motore ad Avellino". Simile l'opinione di Luigi Angeletti, segretario generale della Uil: l'uscita di Fiat da Confindustria è cosa su cui i sindacati non hanno voce in capitolo; quello che interessa molto, dice Angeletti, sono "le decisioni su Mirafiori e Pratola Serra, premessa per garantire l'occupazione e lo sviluppo negli stabilimenti italiani del gruppo".
La politica - Dal fronte politico, secondo l'Idv "la decisione di Marchionne di uscire da Confindustria, ma soprattutto gli argomenti che ha usato per spiegare questa scelta, indicano la definitiva fuga della Fiat dall'Italia con il sacco pieno di soldi, lasciando gli stabilimenti chiusi o in cassa integrazione". Lo dice Maurizio Zipponi, responsabile lavoro e welfare del partito. Di Confindustria come succursale della Cgil parla invece Giuliano Cazzola, deputato Pdl: "Quella di Marchionne - dice Cazzola - mi sembra una decisione inevitabile che non resterà isolata. Se la Confindustria si mette a cavalcare l'antipolitica e si trasforma in una forza di opposizione non vedo che cosa di altro potrebbe fare un'impresa multinazionale impegnata a sopravvivere nel mondo della competizione globale".
"Molto preoccupante" giudica l'uscita Fiat da Confindustria Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, perché "indica la volontà di applicare le potenzialità più regressive presenti nell'articolo 8 del decreto di Ferragosto: licenziamenti facili, deroghe peggiorative alle leggi e al contratto nazionale, mutilazione della rappresentanza e della democrazia in fabbrica". "E' una linea senza sbocco - continua Fassina - . Sarebbe sbagliato se l'azienda scegliesse di recuperare competitività attraverso la strada della ulteriore compressione dei costi e delle condizioni del lavoro. La scelta di Confindustria di confermare l'accordo del 28 giugno indica al contrario che la stragrande maggioranza delle imprese italiane vuole scommettere sulla qualità, sull'innovazione e sulla competizione alta nel mercato globale".
Dalla lettera si capisce che a spingere il Lingotto a staccarsi dall'associazione delle imprese sembra la necessità di avere mano libera nella gestione dei rapporti aziendali e soprattutto dei licenziamenti, recuperando quello che era l'obiettivo dell'articolo 8 della manovra di bilancio prima che questo venisse in qualche modo "anestetizzato", secondo il Lingotto, dall'intesa del 21 settembre fra Confindustria e i sindacati.
LA LETTERA A MARCEGAGLIA
Sul fronte del Progetto Italia, Fiat conferma l'intenzione di installare nello stabilimento di Mirafiori "la versione più aggiornata di una delle tre principali architetture sulla quale saranno prodotti diversi modelli dei vari marchi", spiega la nota ufficiale del Lingotto (Pdf). L'installazione degli impianti produttivi inizierà l'anno prossimo, mentre l'inizio della produzione del primo modello, un suv a marchio Jeep, è previsto per la seconda metà del 2013. Marchionne ha poi aggiunto che sono ancora in corso le valutazioni sul Suv a marchio Alfa Romeo: "Stiamo cercando di vedere se farlo o non farlo. Se si fa, si fa a Mirafiori".
"Questo è un passo importante nei nostri piani di rinnovo del sistema produttivo in Italia collegato all'andamento dei mercati e all'ampliamento della rete distributiva resa possibile dall'integrazione con il gruppo Chrysler", ha commentato Sergio Marchionne, ad di Fiat e Chrysler Group. "Questa architettura avanzata - si legge ancora nella nota dell'azienda - ci permetterà di disporre delle più aggiornate piattaforme per lo sviluppo dei nostri marchi e, ancora più importante, di beneficiare a pieno della completa offerta di motori e trasmissioni di Fiat e Chrysler". La produzione dell'Alfa Romeo Mito, incluse nuove versioni e aggiornamenti, viene confermata per lo stabilimento di Mirafiori. Marchionne ha spiegato più tardi che l'obiettivo è "utilizzare lo stabilimento nella sua completezza". In cifra, ha aggiunto, "sono più di 1.000 vetture al giorno semplicemente legate alla capacità di verniciatura, ma una volta raggiunto l'accordo bisogna fare di più di 240mila vetture all'anno".
Inoltre, dall'inizio del 2013, la Fiat produrrà in Italia, nello stabilimento di Pratola Serra (Avellino), un nuovo motore benzina turbo a iniezione diretta per l'Alfa Romeo. Il nuovo propulsore 4 cilindri, che sarà predisposto per applicazioni trasversali e longitudinali, con una cilindrata di 1,8 litri, una potenza massima fino a 300 CV e, afferma una nota dell'azienda, "diventerà il nuovo riferimento prestazionale della sua categoria".
Le reazioni - "Confindustria è un'associazione volontaria di liberi imprenditori. Prendiamo atto delle decisioni della Fiat pur non condividendone le ragioni, anche sotto il profilo tecnico-giuridico". Così, dopo una lunga riflessione, il comitato di presidenza di Viale dell'Astronomia ha commentato l'annunciata uscita della Fiat dall'associazione a partire dal primo gennaio 2012. "L'ampia condivisione delle parti sociali intorno all'accordo del 28 giugno - osserva Confindustria- è la migliore garanzia che le innovazioni previste potranno trovare ampia e diffusa applicazione nel tessuto industriale italiano. Aggiungiamo che Confindustria non ha mai messo in dubbio la validità e l'applicabilità dell'articolo 8 ed anzi ne ha sempre ribadito la coerenza rispetto all'accordo del 28 giugno". "Secondo la generalità degli esperti di diritto del lavoro - aggiunge la nota - , in nessun modo la ratifica dell'accordo interconfederale avvenuta il 21 settembre ne ha depotenziato gli effetti o ha posto dei limiti aggiuntivi all'applicabilità delle norme di legge".
Il governo - "L'uscita di Fiat da Confindustria? La notizia di oggi - dice Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro - sono gli investimenti di Fiat, la notizia di una Fiat molto italiana. Investimenti importanti in Italia in un momento difficile come questo". Secondo Sacconi, Fiat dice chiaramente "che intende applicare sino in fondo l'articolo 8, che sia fino in fondo fruibile, che ci sia una linea chiara dal sistema confindustriale".
Il sindacato - Contrastati commenti da parte sindacale. Secondo la Fismic, l'annuncio sul suv a Mirafiori è la "sconfitta degli uccelli del malaugurio". "Viene così confermata - afferma il segretario Roberto Di Maulo - la validità del piano industriale e viene confermato anche che gli accordi di Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco sono alla base del nuovo contratto del settore auto, con nuove garanzie e nuovi diritti, al di fuori del sistema confindustriale. Noi avevamo ragione a sostenere che lo stabilimento di Mirafiori rappresenta, all'interno del sistema Italia, cuore, cervello e gambe della Fiat del presente e del futuro".
Di parere opposto Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom Cgil: "Mi pare che l'ad della Fiat continui a giocare con modelli che continuano a modificarsi e con un mercato ad oggi continua a dargli torto. Con un solo prodotto nuovo Mirafiori non ha un futuro garantito - dice Airaudo - mentre noi continuiamo a non sapere nulla sui prodotti che verranno sviluppati in Italia sia per Fiat, sia per Chrysler e vi è un forte rischio di depauperamento degli enti centrali auto della Fiat. Nella migliore delle ipotesi - conclude Airaudo - i lavoratori sono destinati ad un lungo anno di cassa integrazione".
Gli fa eco Vincenzo Scudiere, segretario confederale di Cgil: "L'uscita della Fiat da Confindustria è la conferma dei nostri timori su di una scelta già compiuta e decisa da tempo da parte di chi non vuole rispettare le regole e nega la rappresentanza".
"La Fiat è libera di stare o non stare in una associazione imprenditoriale - commenta il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni - però non può dire che esce perchè è stato depotenziato l'accordo interconfederale del 28 giugno. Questo non è affatto vero. Mi dispiace per la decisione, anche se apprezziamo la conferma del piano di investimenti in Italia, era quello che volevamo: la costruzione di nuove auto a Mirafiori e quella di un nuovo motore ad Avellino". Simile l'opinione di Luigi Angeletti, segretario generale della Uil: l'uscita di Fiat da Confindustria è cosa su cui i sindacati non hanno voce in capitolo; quello che interessa molto, dice Angeletti, sono "le decisioni su Mirafiori e Pratola Serra, premessa per garantire l'occupazione e lo sviluppo negli stabilimenti italiani del gruppo".
La politica - Dal fronte politico, secondo l'Idv "la decisione di Marchionne di uscire da Confindustria, ma soprattutto gli argomenti che ha usato per spiegare questa scelta, indicano la definitiva fuga della Fiat dall'Italia con il sacco pieno di soldi, lasciando gli stabilimenti chiusi o in cassa integrazione". Lo dice Maurizio Zipponi, responsabile lavoro e welfare del partito. Di Confindustria come succursale della Cgil parla invece Giuliano Cazzola, deputato Pdl: "Quella di Marchionne - dice Cazzola - mi sembra una decisione inevitabile che non resterà isolata. Se la Confindustria si mette a cavalcare l'antipolitica e si trasforma in una forza di opposizione non vedo che cosa di altro potrebbe fare un'impresa multinazionale impegnata a sopravvivere nel mondo della competizione globale".
"Molto preoccupante" giudica l'uscita Fiat da Confindustria Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, perché "indica la volontà di applicare le potenzialità più regressive presenti nell'articolo 8 del decreto di Ferragosto: licenziamenti facili, deroghe peggiorative alle leggi e al contratto nazionale, mutilazione della rappresentanza e della democrazia in fabbrica". "E' una linea senza sbocco - continua Fassina - . Sarebbe sbagliato se l'azienda scegliesse di recuperare competitività attraverso la strada della ulteriore compressione dei costi e delle condizioni del lavoro. La scelta di Confindustria di confermare l'accordo del 28 giugno indica al contrario che la stragrande maggioranza delle imprese italiane vuole scommettere sulla qualità, sull'innovazione e sulla competizione alta nel mercato globale".