LONDRA - I padri sono i baby-boomers, cioè i nati negli anni del boom economico del dopoguerra. I loro figli saranno invece etichettati come i baby-busters, i baby-scoppiati potremmo parafrasare in italiano: i giovani che approdano al mercato del lavoro oggi, nell'era della crisi globale, tra mille difficoltà e aspettative ridotte. Il gap tra queste due generazioni si può quantificare. I baby-scoppiati guadagneranno mediamente il 25 per cento in meno dei baby-boomers. I figli saranno più poveri dei padri, interrompendo una costante tendenza al miglioramento economico che si è tramandata da una generazione all'altra da quando esiste il libero mercato.
E' un'analisi della società di investimenti PriceWaterhouseCoopers (PwC) ad annunciare questa svolta al ribasso, definendo "baby-busters" i nati nei primi anni '90, che oggi hanno dunque all'incirca vent'anni e stanno per terminare gli studi universitari. La prospettiva di un minore benessere economico per la loro generazione riflette svariati fattori: il graduale declino delle pensioni, un risparmio inadeguato e l'onere dei debiti accumulati negli anni dell'università (il cui costo è salito prima da mille a 3mila sterline di retta annuale e poi da 3mila a 9mila, equivalente di 40mila sterline solo per la laurea, senza contare le spese di vitto e alloggio). Inoltre il rapporto della Pwc calcola che i 20enni odierni non godranno di un costante rialzo dei prezzi degli immobili come è stato per i loro genitori.
Correggere lo squilibrio economico tra queste due generazioni non sarà facile, avverte lo studio Pwc. Ma se i "baby" di oggi non ridono, pure per quelli di ieri, cresciuti all'epoca del boom, il futuro è fosco o perlomeno incerto. L'inadeguatezza dei risparmi, il debito personale, pensioni sempre meno generose, sono tutti elementi che contribuiscono a rendere più difficile la terza età, afferma un altro rapporto, pubblicato da Saga, un'associazione che difende gli interessi della gente al di sopra dei 50 anni. Gli anziani dovranno continuare a lavorare, perlomeno part-time, anche dopo essere andati in pensione, sostiene l'autore dello studio, il professor Ros Altman, "altrimenti anche i baby-boomersi si trasformeranno da vecchi in baby-busters". Baby-scoppiati, come i propri figli.
E' un'analisi della società di investimenti PriceWaterhouseCoopers (PwC) ad annunciare questa svolta al ribasso, definendo "baby-busters" i nati nei primi anni '90, che oggi hanno dunque all'incirca vent'anni e stanno per terminare gli studi universitari. La prospettiva di un minore benessere economico per la loro generazione riflette svariati fattori: il graduale declino delle pensioni, un risparmio inadeguato e l'onere dei debiti accumulati negli anni dell'università (il cui costo è salito prima da mille a 3mila sterline di retta annuale e poi da 3mila a 9mila, equivalente di 40mila sterline solo per la laurea, senza contare le spese di vitto e alloggio). Inoltre il rapporto della Pwc calcola che i 20enni odierni non godranno di un costante rialzo dei prezzi degli immobili come è stato per i loro genitori.
Correggere lo squilibrio economico tra queste due generazioni non sarà facile, avverte lo studio Pwc. Ma se i "baby" di oggi non ridono, pure per quelli di ieri, cresciuti all'epoca del boom, il futuro è fosco o perlomeno incerto. L'inadeguatezza dei risparmi, il debito personale, pensioni sempre meno generose, sono tutti elementi che contribuiscono a rendere più difficile la terza età, afferma un altro rapporto, pubblicato da Saga, un'associazione che difende gli interessi della gente al di sopra dei 50 anni. Gli anziani dovranno continuare a lavorare, perlomeno part-time, anche dopo essere andati in pensione, sostiene l'autore dello studio, il professor Ros Altman, "altrimenti anche i baby-boomersi si trasformeranno da vecchi in baby-busters". Baby-scoppiati, come i propri figli.