BRUXELLES - La Commissione europea ha varato oggi il testo con la proposta di riforma della Politica agricola comune (Pac). Il fulcro della proposta è l'estensione degli aiuti previsti per i vecchi 15 Stati membri agli attuali 27 partner europei; un'operazione che comporta un taglio generalizzato ai contributi dati attualmente a sostegno dei mercati agricoli. Tra le altre misure sono previste più attenzione alla sostenibilità ambientale delle colture, gli aiuti per i giovani agricoltori e le microimprese, ulteriori finanziamenti per la ricerca e l'innovazione, maggiore attenzione alle zone "deboli" e semplificazione delle pratiche di accesso al sostegno per i piccoli agricoltori.
L'obiettivo principale della riforma è sostenere le aziende agricole realmente in attività. L'aiuto di base sarà decrescente a partire da 150mila euro con un massimale annuo di 300mila per azienda; si terrà conto del numero di posti di lavoro creati nelle aziende e gli aiuti verranno distribuiti in modo più equo tra agricoltori, regioni e stati membri.
L'entità del taglio cambia da paese a paese. Gli agricoltori italiani, ad esempio, registreranno una diminuzione del 6%, pari a circa 285 milioni di euro, tra il 2013 e il 2020. Lo ha precisato Roger Wite, portavoce del commissario Ue all'agricoltura Dacian Ciolos che oggi ha illustrato le linee guida della riforma. I contributi diretti agli agricoltori italiani sono destinati dunque a diminuire progressivamente fino ad arrivare, nel 2019, a essere del 6% inferiori rispetto a quelli del 2013. Il totale dei pagamenti diretti ammonteranno a 4,128 miliardi nel 2013 e scenderanno a 3,841 nel 2019.
Per conoscere l'entità effettiva del taglio per l'Italia bisognerà aspettare la definizione dei "pacchetti nazionali globali" per il settore, e considerare anche i fondi per lo sviluppo rurale, quelli per i giovani agricoltori e per i piccoli. Questo, come ha spiegato lo stesso Ciolos presentando la proposta della Commissione, avverrà solo al termine del lungo processo decisionale che comincerà la settimana prossima con il confronto fra i 27 ministri del settore, in Lussemburgo. Ecco di seguito i punti chiave della riforma.
Aiuto al reddito - Fino a 300mila euro per azienda, l'aiuto dovrà valorizzare al meglio il potenziale agricolo Ue.
Prezzi - La volatilità dei prezzi rappresenta un minaccia per la competitività a lungo termine del settore agricolo. La Commissione propone reti di sicurezza più efficaci e più reattive per i comparti maggiormente esposti (intervento pubblico e ammasso privato) e suggerisce di incentivare la creazione di assicurazioni e fondi di mutualizzazione.
Ecosistema - Al fine di rafforzare la sostenibilità ecologica del settore agricolo e di valorizzare gli sforzi compiuti dagli agricoltori, la Commissione propone di riservare il 30% dei pagamenti diretti alle pratiche che consentono un uso ottimale delle risorse naturali: diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti, salvaguardia delle riserve ecologiche e del paesaggio.
Innovazione - Si propone di raddoppiare gli stanziamenti destinati alla ricerca e all'innovazione in campo agronomico e di fare in modo che i risultati della ricerca si concretizzino nella pratica attraverso un nuovo partenariato per l'innovazione. Questi fondi dovrebbero favorire il trasferimento del sapere e la prestazione di consulenza agli agricoltori, nonché sostenere progetti di ricerca utili per l'attività agricola, stimolando una cooperazione più stretta tra settore agricolo e comunità scientifica.
Competitività - Pur essendo all'origine della filiera alimentare, l'agricoltura paga sul mercato la sua frammentazione e la scarsa organizzazione. Per rafforzare la posizione dei produttori, la Commissione propone di sostenere le organizzazioni di categoria e quelle interprofessionali e di sviluppare le filiere corte dal produttore al consumatore, senza troppi intermediari. Le quote zucchero, che hanno perso la loro ragion d'essere, non saranno mantenute al di là del 2015.
Incentivi ai giovani - Due terzi degli agricoltori hanno più di 55 anni. Per incentivare l'occupazione e incoraggiare le giovani generazioni a dedicarsi all'attività agricola, la Commissione propone di istituire una nuova agevolazione all'insediamento destinata agli agricoltori che hanno meno di quarant'anni, per sostenerli durante i primi cinque anni di vita del loro progetto.
Finanziamenti alle microimprese - La Commissione europea propone una serie di misure per stimolare l'attività economica nelle zone rurali e incoraggiare iniziative di sviluppo locale. Verrà creato, ad esempio, un "kit d'avviamento" per sostenere i progetti di microimpresa, con finanziamenti fino a 70mila euro per un periodo di cinque anni. Verranno rafforzati i gruppi di azione locale leader.
Zone per le zone vincolate - Allo scopo di evitare la desertificazione e preservare la ricchezza dei territori, l'Ue offre la possibilità agli stati membri di fornire un maggiore sostegno agli agricoltori che si trovano in zone soggette a vincoli naturali, grazie a un'indennità supplementare. L'aiuto si aggiuntgerà a quelli già previsti per lo sviluppo rurale.
Meno burocrazia - Per evitare inutili oneri amministrativi, la Commissione propone di semplificare diversi meccanismi della Pac, in particolare i requisiti di condizionalità e i sistemi di controllo, senza peraltro diminuirne l'efficacia. Inoltre, sarà semplificato anche il sostegno ai piccoli agricoltori che avranno diritto a un assegno forfettario annuo che va da 500 a 1000 euro per azienda. Sarà poi incoraggiata la cessione di terreni da parte dei piccoli agricoltori che cessano l'attività ad altri agricoltori che intendono ristrutturare la propria azienda.
Bilancio - I fondi per la Pac resteranno stabili ai prezzi correnti: tra il 2013 e il 2019 passeranno da 59,8 miliardi a 59,9 miliardi. La quota sul bilancio Ue passerà da 39% a 33%.
Le reazioni - Il ministro italiano delle Politiche agricole, Saverio Romano, ha giudicato "complessivamente insoddisfacenti" le proposte della Commissione e ritiene che sarà necessario un "forte impegno di governo, Regioni e rappresentanti italiani nel Parlamento europeo" per rendere la legge più "aderente alle esigenze dei produttori e dei consumatori italiani". Negativo, ma per tutt'altra ragione, il giudizio delle Ong europee. "L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una Pac che colpisce negativamente i paesi in via di sviluppo - commenta Olivier Consolo, direttore della Confederazione europea delle Ong di sviluppo (Concord) - Finora, tutte le istituzioni europee avevano preso in considerazione il principio secondo il quale la Pac deve ridurre il suo impatto sui territori extraeuropei attraverso una più grande coerenza delle politiche per lo sviluppo. Purtroppo la Commissione ha ignorato questo principio".
L'obiettivo principale della riforma è sostenere le aziende agricole realmente in attività. L'aiuto di base sarà decrescente a partire da 150mila euro con un massimale annuo di 300mila per azienda; si terrà conto del numero di posti di lavoro creati nelle aziende e gli aiuti verranno distribuiti in modo più equo tra agricoltori, regioni e stati membri.
L'entità del taglio cambia da paese a paese. Gli agricoltori italiani, ad esempio, registreranno una diminuzione del 6%, pari a circa 285 milioni di euro, tra il 2013 e il 2020. Lo ha precisato Roger Wite, portavoce del commissario Ue all'agricoltura Dacian Ciolos che oggi ha illustrato le linee guida della riforma. I contributi diretti agli agricoltori italiani sono destinati dunque a diminuire progressivamente fino ad arrivare, nel 2019, a essere del 6% inferiori rispetto a quelli del 2013. Il totale dei pagamenti diretti ammonteranno a 4,128 miliardi nel 2013 e scenderanno a 3,841 nel 2019.
Per conoscere l'entità effettiva del taglio per l'Italia bisognerà aspettare la definizione dei "pacchetti nazionali globali" per il settore, e considerare anche i fondi per lo sviluppo rurale, quelli per i giovani agricoltori e per i piccoli. Questo, come ha spiegato lo stesso Ciolos presentando la proposta della Commissione, avverrà solo al termine del lungo processo decisionale che comincerà la settimana prossima con il confronto fra i 27 ministri del settore, in Lussemburgo. Ecco di seguito i punti chiave della riforma.
Aiuto al reddito - Fino a 300mila euro per azienda, l'aiuto dovrà valorizzare al meglio il potenziale agricolo Ue.
Prezzi - La volatilità dei prezzi rappresenta un minaccia per la competitività a lungo termine del settore agricolo. La Commissione propone reti di sicurezza più efficaci e più reattive per i comparti maggiormente esposti (intervento pubblico e ammasso privato) e suggerisce di incentivare la creazione di assicurazioni e fondi di mutualizzazione.
Ecosistema - Al fine di rafforzare la sostenibilità ecologica del settore agricolo e di valorizzare gli sforzi compiuti dagli agricoltori, la Commissione propone di riservare il 30% dei pagamenti diretti alle pratiche che consentono un uso ottimale delle risorse naturali: diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti, salvaguardia delle riserve ecologiche e del paesaggio.
Innovazione - Si propone di raddoppiare gli stanziamenti destinati alla ricerca e all'innovazione in campo agronomico e di fare in modo che i risultati della ricerca si concretizzino nella pratica attraverso un nuovo partenariato per l'innovazione. Questi fondi dovrebbero favorire il trasferimento del sapere e la prestazione di consulenza agli agricoltori, nonché sostenere progetti di ricerca utili per l'attività agricola, stimolando una cooperazione più stretta tra settore agricolo e comunità scientifica.
Competitività - Pur essendo all'origine della filiera alimentare, l'agricoltura paga sul mercato la sua frammentazione e la scarsa organizzazione. Per rafforzare la posizione dei produttori, la Commissione propone di sostenere le organizzazioni di categoria e quelle interprofessionali e di sviluppare le filiere corte dal produttore al consumatore, senza troppi intermediari. Le quote zucchero, che hanno perso la loro ragion d'essere, non saranno mantenute al di là del 2015.
Incentivi ai giovani - Due terzi degli agricoltori hanno più di 55 anni. Per incentivare l'occupazione e incoraggiare le giovani generazioni a dedicarsi all'attività agricola, la Commissione propone di istituire una nuova agevolazione all'insediamento destinata agli agricoltori che hanno meno di quarant'anni, per sostenerli durante i primi cinque anni di vita del loro progetto.
Finanziamenti alle microimprese - La Commissione europea propone una serie di misure per stimolare l'attività economica nelle zone rurali e incoraggiare iniziative di sviluppo locale. Verrà creato, ad esempio, un "kit d'avviamento" per sostenere i progetti di microimpresa, con finanziamenti fino a 70mila euro per un periodo di cinque anni. Verranno rafforzati i gruppi di azione locale leader.
Zone per le zone vincolate - Allo scopo di evitare la desertificazione e preservare la ricchezza dei territori, l'Ue offre la possibilità agli stati membri di fornire un maggiore sostegno agli agricoltori che si trovano in zone soggette a vincoli naturali, grazie a un'indennità supplementare. L'aiuto si aggiuntgerà a quelli già previsti per lo sviluppo rurale.
Meno burocrazia - Per evitare inutili oneri amministrativi, la Commissione propone di semplificare diversi meccanismi della Pac, in particolare i requisiti di condizionalità e i sistemi di controllo, senza peraltro diminuirne l'efficacia. Inoltre, sarà semplificato anche il sostegno ai piccoli agricoltori che avranno diritto a un assegno forfettario annuo che va da 500 a 1000 euro per azienda. Sarà poi incoraggiata la cessione di terreni da parte dei piccoli agricoltori che cessano l'attività ad altri agricoltori che intendono ristrutturare la propria azienda.
Bilancio - I fondi per la Pac resteranno stabili ai prezzi correnti: tra il 2013 e il 2019 passeranno da 59,8 miliardi a 59,9 miliardi. La quota sul bilancio Ue passerà da 39% a 33%.
Le reazioni - Il ministro italiano delle Politiche agricole, Saverio Romano, ha giudicato "complessivamente insoddisfacenti" le proposte della Commissione e ritiene che sarà necessario un "forte impegno di governo, Regioni e rappresentanti italiani nel Parlamento europeo" per rendere la legge più "aderente alle esigenze dei produttori e dei consumatori italiani". Negativo, ma per tutt'altra ragione, il giudizio delle Ong europee. "L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una Pac che colpisce negativamente i paesi in via di sviluppo - commenta Olivier Consolo, direttore della Confederazione europea delle Ong di sviluppo (Concord) - Finora, tutte le istituzioni europee avevano preso in considerazione il principio secondo il quale la Pac deve ridurre il suo impatto sui territori extraeuropei attraverso una più grande coerenza delle politiche per lo sviluppo. Purtroppo la Commissione ha ignorato questo principio".