Economia

STATI UNITI

Stop al piano di Obama sul lavoro
il Senato boccia subito la proposta

L'opposizione dei repubblicani e di alcuni senatori democratici blocca l'avvio della discussione sulla legge da 447 miliardi su cui la Casa Bianca puntava per uscire dalla crisi. E Geithner dice: "Renderebbe l'economia significativamente più forte, così rischio recessione". Via libera invece alla legge anti Yuan, Pechino: "Rischio di guerra commerciale"

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WASHINGTON - Inizia e si ferma subito il percorso legislativo del piano sul lavoro proposto da Obama. Il Senato ha votato no durante il voto procedurale che doveva avviare la discussione sul progetto da 447 miliardi di dollari. Erano necessari 40 voti per bloccare la discussione, meno di quanti sono i senatori repubblicani, ma sui contenuti del piano si erano opposti anche alcuni democratici.

Questo no ha un importante valore politico: sottolinea infatti come il congresso statunitense sia spaccato fra repubblicani e democratici, e che l'opposizione alla Casa Bianca rischia di trascinarsi come arma politica fino al voto presidenziale del novembre 2012.

Il presidente Obama non si arrende: "Questo voto non rappresenta la fine della lotta. Ora lavoreremo per far si che le proposte individuali su questa legge ottengano un voto il prima possibile". Obama aveva anche fatto sapere che se la legge fosse stata bloccata, ne avrebbe spacchettato i singoli provvedimenti per ripresentarli.

Ma lo stop rischia di avere importanti ripercussioni sull'economia Usa e quindi sulla crisi economica mondiale. Timothy Geithner, segretario al Tesoro, ha infatti commentato il voto con parole molto dure rivolte al Great Old Party: "Se il Congresso non agisce, la crescita sarà più lenta e più persone saranno senza lavoro. E se non agisce è perché i repubblicani non vogliono fare nulla per aiutare l'economia".

Il piano presentato da Obama, continua Geitner, "è buono e renderebbe l'economia significativamente più forte. Economisti indipendenti hanno stimato che il progetto creerebbe uno o due milioni di posti di lavoro. L'economia si trova in una posizione migliore di quando il presidente ha assunto l'incarico. Ora il dibattito è su come rendere l'economia più forte nel breve e nel lungo termine. Il presidente ha presentato un piano, che è buono. Ritengo che abbiamo l'obbligo di fare qualcosa ora per far tornare gli americani al lavoro il prima possibile".

Il segretario al Tesoro se la prende anche con l'Europa, ribadendo concetti già espressi negli ultimi giorni: l'economia americana "è danneggiata" dalla crisi del debito dell'Europa, che dovrebbe agire "con più forza. Gli impegni presi sono promettenti ma il mercato vuole l'azione. Ho fiducia: in Europa non ci sarà una nuova Lehman" osserva Geithner.

La legge anti Yuan. Nella stessa seduta, il Senato ha però approvato la controversa legge che prevede una 'punizione' per le importazioni dalla Cina se Pechino dovesse tenere basso il tasso di cambio dello Yuan, utilizzandolo di fatto come un sussidio alle proprie esportazioni.

La legge, che ora deve andare alla Camera dove non è sicura la sua approvazione, rischia di scatenare una guerra valutaria con il gigante cinese, come il governo della repubblica popolare ha fatto sapere. La legge "viola gravemente le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio", ha commentato il portavoce del ministro degli esteri Mao Zhaoxu. E "rischia di scatenare una "guerra commerciale" tra le due potenze, commenta l'agenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua. "Il Senato americano ha fabbricato una bomba a scoppio ritardato in grado di scatenare una guerra commerciale tra le due prime economie mondiali", scrive l'organo ufficiale. I senatori americani "fanno della Cina il capro espiatorio dei problemi interni del loro paese, in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno".

Secondo alcuni esperti, lo Yuan è sottovalutato addirittura del 40% rispetto al dollaro.