MILANO - Il numero uno di Deutsche Bank, Josef Ackermann, è contrario al piano di ricapitalizzazione delle banche, proposto dal presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. "Mi sembra dubbio che un incremento del livello dei fondi propri per le banche sia una misura appropriata per riassorbire la crisi del debito pubblico", ha detto Ackermann.
"Il dibattito attuale sulla ricapitalizzazione è controproduttivo" anche perché "i mezzi necessari alla ricapitalizzazione non verranno dagli investitori privati, ma alla fine spetterà agli stati mettere i soldi, cosa che non farà che aggravare la crisi del debito".
Non solo. Ackermann ha anche ammonito circa il rischio di innescare un vero e proprio credit crunch se intende procedere a pesanti taglio sul risarcimento dei titoli di stato della Grecia, e in parallelo a una campagna di ricapitalizzazione forzate sulle banche.
L'Ue sembra sul punto di lanciare un piano coordinato per spingere le banche a rafforzare consistentemente le loro basi patrimoniali e allo stesso tempo fare pesanti svalutazioni, nell'ordine del 50-60% ove siano esposte ai titoli di stato dell'area euro sotto tensione, in particolare quelli della Grecia. "Resta una incognita sapere se le banche saranno in grado di erogare finanziamenti - ha avvertito Ackermann oggi in un convegno a Berlino - o se i tagli sui pagamenti dei titoli di stato e un nuovo contesto regolamentare le costringeranno a pratiche restrittive".
"Il dibattito attuale sulla ricapitalizzazione è controproduttivo" anche perché "i mezzi necessari alla ricapitalizzazione non verranno dagli investitori privati, ma alla fine spetterà agli stati mettere i soldi, cosa che non farà che aggravare la crisi del debito".
Non solo. Ackermann ha anche ammonito circa il rischio di innescare un vero e proprio credit crunch se intende procedere a pesanti taglio sul risarcimento dei titoli di stato della Grecia, e in parallelo a una campagna di ricapitalizzazione forzate sulle banche.
L'Ue sembra sul punto di lanciare un piano coordinato per spingere le banche a rafforzare consistentemente le loro basi patrimoniali e allo stesso tempo fare pesanti svalutazioni, nell'ordine del 50-60% ove siano esposte ai titoli di stato dell'area euro sotto tensione, in particolare quelli della Grecia. "Resta una incognita sapere se le banche saranno in grado di erogare finanziamenti - ha avvertito Ackermann oggi in un convegno a Berlino - o se i tagli sui pagamenti dei titoli di stato e un nuovo contesto regolamentare le costringeranno a pratiche restrittive".