Ci associamo con profondo rispetto al dolore della famiglia Roveraro. Abbiamo seguito tutte le udienze del dibattimento che ha portato alla condanna dell'assassino e dei suoi complici e abbiamo visto da vicino la pena e la dignità della vedova, dei figli e degli amici del finanziere barbaramente trucidato. Riteniamo però che una cosa sia la vicinanza al dolore per una tragedia di questa portata e un'altra il corretto esercizio della propria professione e il rispetto del diritto dei cittadini a essere pienamente informati. Gianmario Roveraro, infatti, non è stato una persona qualsiasi, ma uno dei protagonisti delle vicende finanziarie italiane degli anni '80 e '90. I fatti da noi riportati nel libro (tra cui anche quelli che mettono in luce la generosità di Roveraro nei confronti dell'Opus Dei) sono sorretti da documenti e testimonianze di persone che lo hanno conosciuto direttamente.
Nella sua lettera Bruno Mastroianni ci accusa di fare confusione sul legame tra la Prelatura e i propri iscritti, ribadendo che le iniziative economiche di coloro che aderiscono all'Opera sono frutto di libere scelte individuali e che tra queste e l'Opus Dei non vi è alcun rapporto di natura giuridica. Proprio su questo aspetto, peraltro, abbiamo avuto modo di confrontarci con Pippo Corigliano in un incontro avvenuto a Roma, in Via dei Farnesi, al quale era presente anche Mastroianni, che di recente ne ha preso il posto come portavoce della Prelatura in Italia. Per sgomberare il campo dagli equivoci sarebbe necessario entrare nel merito delle questioni e non limitarsi ad affermare in modo generico che le attività di apostolato promosse dagli iscritti non appartengono all'Opera, ma fanno capo a enti che offrono occasioni di formazione spirituale affidate alla Prelatura. Nel sito della Prelatura si legge che questi "mezzi di formazione vengono impartiti nei centri dell'Opus Dei".
Noi abbiamo citato casi concreti come per esempio quello dell'Adigi, una Srl domiciliata a Milano, proprietaria di immobili di pregio tra cui quello che ospita la direzione italiana dell'Opus Dei (un edificio di circa 10mila metri quadrati) e quello di Largo Crocetta, destinato a residenza per numerari. Come mai il controllo dell'Adigi non fa capo a persone fisiche, ma è schermato da associazioni come l'Iser, l'Ilse, l'Ilce, l'Aser e dalla fondazione zurighese Uninter, ossia da enti senza obbligo di rendicontazione e senza libro soci, i cui posti chiave nei consigli sono occupati da numerari e soprannumerari? Chi può escludere l'esistenza di patti parasociali tra gli azionisti dell'Adigi e questi enti di controllo? E a che prezzo questi immobili vengono dati in uso alla Prelatura? Al prezzo di un semplice contributo? Da dove prende il denaro la Prelatura per pagare questi contributi? Dagli stipendi dei numerari? Dai versamenti dei soprannumerari e dei cooperatori? E a quanto ammontano queste somme?
Come scriviamo nel libro, nessuno può dimostrare che la Prelatura e le società come l'Apser Spa di Verona, la Rupe Spa di Genova o il Centro culturale Solferino Spa di Torino, il cui azionariato è polverizzato tra numerari e soprannumerari senza alcuna chiarezza sulla corporate governance, funzionino come vasi comunicanti. La scarsa trasparenza degli assetti azionari non giova alla comprensione e alla fiducia anche da parte dei fedeli. In un momento in cui la Chiesa è impegnata in un'opera meritoria di trasparenza sulle proprie finanze voluta da papa Benedetto XVI, sarebbe opportuno che anche l'Opus Dei seguisse l'esempio che arriva dal Pontefice.
Giuseppe Oddo
Angelo Mincuzzi
Nella sua lettera Bruno Mastroianni ci accusa di fare confusione sul legame tra la Prelatura e i propri iscritti, ribadendo che le iniziative economiche di coloro che aderiscono all'Opera sono frutto di libere scelte individuali e che tra queste e l'Opus Dei non vi è alcun rapporto di natura giuridica. Proprio su questo aspetto, peraltro, abbiamo avuto modo di confrontarci con Pippo Corigliano in un incontro avvenuto a Roma, in Via dei Farnesi, al quale era presente anche Mastroianni, che di recente ne ha preso il posto come portavoce della Prelatura in Italia. Per sgomberare il campo dagli equivoci sarebbe necessario entrare nel merito delle questioni e non limitarsi ad affermare in modo generico che le attività di apostolato promosse dagli iscritti non appartengono all'Opera, ma fanno capo a enti che offrono occasioni di formazione spirituale affidate alla Prelatura. Nel sito della Prelatura si legge che questi "mezzi di formazione vengono impartiti nei centri dell'Opus Dei".
Noi abbiamo citato casi concreti come per esempio quello dell'Adigi, una Srl domiciliata a Milano, proprietaria di immobili di pregio tra cui quello che ospita la direzione italiana dell'Opus Dei (un edificio di circa 10mila metri quadrati) e quello di Largo Crocetta, destinato a residenza per numerari. Come mai il controllo dell'Adigi non fa capo a persone fisiche, ma è schermato da associazioni come l'Iser, l'Ilse, l'Ilce, l'Aser e dalla fondazione zurighese Uninter, ossia da enti senza obbligo di rendicontazione e senza libro soci, i cui posti chiave nei consigli sono occupati da numerari e soprannumerari? Chi può escludere l'esistenza di patti parasociali tra gli azionisti dell'Adigi e questi enti di controllo? E a che prezzo questi immobili vengono dati in uso alla Prelatura? Al prezzo di un semplice contributo? Da dove prende il denaro la Prelatura per pagare questi contributi? Dagli stipendi dei numerari? Dai versamenti dei soprannumerari e dei cooperatori? E a quanto ammontano queste somme?
Come scriviamo nel libro, nessuno può dimostrare che la Prelatura e le società come l'Apser Spa di Verona, la Rupe Spa di Genova o il Centro culturale Solferino Spa di Torino, il cui azionariato è polverizzato tra numerari e soprannumerari senza alcuna chiarezza sulla corporate governance, funzionino come vasi comunicanti. La scarsa trasparenza degli assetti azionari non giova alla comprensione e alla fiducia anche da parte dei fedeli. In un momento in cui la Chiesa è impegnata in un'opera meritoria di trasparenza sulle proprie finanze voluta da papa Benedetto XVI, sarebbe opportuno che anche l'Opus Dei seguisse l'esempio che arriva dal Pontefice.
Giuseppe Oddo
Angelo Mincuzzi