MILANO - Agire subito e in maniera "decisa". E portare risultati tangibili entro il summit del 23 ottobre prossimo, "massimizzando" la potenza di fuoco della European financial stability facility (Efsf, o fondo salva-stati).
E' con questa richiesta perentoria ai leader europei che si è chiuso il G20 dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali che si è svolto a Parigi. L'obiettivo dichiarato è stato ancora una volta quello di fermare la crisi del debito, azzerare il rischio contagio tra i paesi ormai condannati al default parziale e quelli too big to bail come l'Italia e la Spagna. E, perché no, anche la Francia, dove ieri il rendimento delle obbligazioni a 10 anni è schizzato verso l'alto di 17 punti base, raggiungendo il 3,13%.
I Paesi del G20 si sono anche impegnati - per bocca del ministro delle Finanze francese, Francois Baroin - a "garantire la stabilità finanziaria" globale, assicurando che le banche centrali siano sempre in misura di fornire liquidità al sistema. Per quanto riguarda le decisione sull'entità del cosiddetto haircut del debito greco ha detto baroin "è prematuro dire se l'intesa emergerà per il 23 ottobre".
L'impatto del fondo salva stati potrebbe venire potenziato, consentendogli di prendere fondi a prestito dalla Banca centrale europea, oppure usandolo per assicurare almeno in parte nuove emissioni di bond da parte dei paesi in difficoltà. Anche perché, come ha spiegato la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, l'outlook dell'economia globale nelle ultime tre settimane è probabilmente "peggiorato".
Il ministro delle Finanze brasiliano Guido Mantega ha anche chiesto che intorno all'Italia venga eretto un cordone per evitare il contagio della crisi del debito, che i privati - ovvero le banche - si accollino una quota maggiore delle perdite legate al parziale default greco e che vengano compiuti nuovi, più severi, stress test sullo stato di salute del sistema bancario europeo tenendo conto della svalutazione dei bond ellenici.
I governi europei stanno lavorando a un'ipotesi in cui il valore delle obbligazioni di Atene in mano alle banche verrebbe tagliato non del 21% pattuito lo scorso luglio, ma del 50%, un'ipotesi che sta incontrando le resistenze degli istituti di credito. Ma non è l'unica proposta sul tavolo. Esiste anche un piano, più aggressivo che prevede lo scambio dei titoli greci con nuovo debito con un valore inferiore garantito dalla tripla A del fondo di salvataggio europeo.
Tra i temi in discussione nel vertice della prossima settimana ci sarà anche l'ipotesi, caldeggiata anche dal presidente della Commissione europea José Manuel Barroso di anticipare al 2012 il lancio dello European stability mechanism.
Un altra questione dibattuta in questi ultimi giorni è quella dei possibili ulteriori finanziamenti al Fondo monetario internazionale. Alcuni paesi emergenti, Cina e Brasile in primis, hanno proposto di arricchire la dotazione del Fmi mediante l'acquisto di bond o il finanziamento di un fondo speciale. La proposta non è stata accolta con entusiasmo da contribuenti di primo piano come Stati Uniti, Germania e Canada che sembrano poco inclini a veder diluire il proprio peso politico all'interno dell'organizzazione.
E' con questa richiesta perentoria ai leader europei che si è chiuso il G20 dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali che si è svolto a Parigi. L'obiettivo dichiarato è stato ancora una volta quello di fermare la crisi del debito, azzerare il rischio contagio tra i paesi ormai condannati al default parziale e quelli too big to bail come l'Italia e la Spagna. E, perché no, anche la Francia, dove ieri il rendimento delle obbligazioni a 10 anni è schizzato verso l'alto di 17 punti base, raggiungendo il 3,13%.
I Paesi del G20 si sono anche impegnati - per bocca del ministro delle Finanze francese, Francois Baroin - a "garantire la stabilità finanziaria" globale, assicurando che le banche centrali siano sempre in misura di fornire liquidità al sistema. Per quanto riguarda le decisione sull'entità del cosiddetto haircut del debito greco ha detto baroin "è prematuro dire se l'intesa emergerà per il 23 ottobre".
L'impatto del fondo salva stati potrebbe venire potenziato, consentendogli di prendere fondi a prestito dalla Banca centrale europea, oppure usandolo per assicurare almeno in parte nuove emissioni di bond da parte dei paesi in difficoltà. Anche perché, come ha spiegato la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, l'outlook dell'economia globale nelle ultime tre settimane è probabilmente "peggiorato".
Il ministro delle Finanze brasiliano Guido Mantega ha anche chiesto che intorno all'Italia venga eretto un cordone per evitare il contagio della crisi del debito, che i privati - ovvero le banche - si accollino una quota maggiore delle perdite legate al parziale default greco e che vengano compiuti nuovi, più severi, stress test sullo stato di salute del sistema bancario europeo tenendo conto della svalutazione dei bond ellenici.
I governi europei stanno lavorando a un'ipotesi in cui il valore delle obbligazioni di Atene in mano alle banche verrebbe tagliato non del 21% pattuito lo scorso luglio, ma del 50%, un'ipotesi che sta incontrando le resistenze degli istituti di credito. Ma non è l'unica proposta sul tavolo. Esiste anche un piano, più aggressivo che prevede lo scambio dei titoli greci con nuovo debito con un valore inferiore garantito dalla tripla A del fondo di salvataggio europeo.
Tra i temi in discussione nel vertice della prossima settimana ci sarà anche l'ipotesi, caldeggiata anche dal presidente della Commissione europea José Manuel Barroso di anticipare al 2012 il lancio dello European stability mechanism.
Un altra questione dibattuta in questi ultimi giorni è quella dei possibili ulteriori finanziamenti al Fondo monetario internazionale. Alcuni paesi emergenti, Cina e Brasile in primis, hanno proposto di arricchire la dotazione del Fmi mediante l'acquisto di bond o il finanziamento di un fondo speciale. La proposta non è stata accolta con entusiasmo da contribuenti di primo piano come Stati Uniti, Germania e Canada che sembrano poco inclini a veder diluire il proprio peso politico all'interno dell'organizzazione.