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Grandi aziende, poco spazio ai privati
In Italia sono sempre più quelle pubbliche

Secondo l'analisi dell'ufficio studi R&S di Mediobanca, le maggiori aziende italiane sono prevelantemente a matrice pubblica. Nei primi 20 gruppi non mancano però alcune grandi famiglie: da Agnelli a Del Vecchio

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MILANO - Complice l’incremento delle materie prime, il 2010 decreta il recupero dei gruppi petroliferi-energetici a scapito di quelli industriali. Questa la sintesi dell’analisi dell’ufficio studi di Mediobanca R&S che stila al classifica dei maggiori gruppi italiani per fatturato dello scorso anno. Tra i primi 20, la maggioranza dei giganti nazionali è di matrice pubblica o derivante da ex privatizzazioni come Telecom.

Si tratta di aziende come Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, Ferrovie dello Stato, A2a o di altre grandi aziende di servizi energetici-petroliferi come Edison, Esso, Total, Kuwait o telefonici come Wind. Tuttavia tra le maggiori aziende italiane, ci sono anche alcuni importanti gruppi familiari quotati e no. Al primo posto tra le famiglie e al terzo in ordine assoluto dietro Eni ed Enel, spiccano gli Agnelli e la galassia Fiat, primi invece quanto a numero di dipendenti. Subito dopo (ma in settima posizione) ci sono i Benetton che però debbono la maggior parte del loro giro d’affari a concessioni o ex concessionarie come Atlantia e Autogrill, più che al gruppo di abbigliamento da cui tutto è partito. In undicesima posizione arrivano le raffinerie dei Moratti, seguite a ruota dalle acciaierie Riva. In 15esima posizione davanti alle Ferrovie ci sarebbe la Ferrero, ma bisonga tenere conto anche delle attività sotto il cappello della capogruppo lussemburghese.

Gli ultimi tre gruppi della lista sono i supermercati di Caprotti (17esima posizione, 18esima considerando Ferrero), le tv di Berlusconi (18esima, ma 19esima con il gruppo di Alba) e gli occhiali di Leonardo Del Vecchio (19esima, o 20esima posizione).  Esce invece dalla classifica il gruppo Pesenti, retrocesso in 22esima posizione e la Erg della famiglia Garrone, che ha venduto ai russi di Lukoil le attività nella raffinazione.