Grecia, il referendum spiazza Ue e mercati
l'Europa convoca un vertice straordinario
Il premier annuncia una consultazione popolare sugli aiuti e scatena la bufera sui mercati. Fitch: "A rischio stabilità Eurozona". Ad Atene l'opposizione chiede le dimissioni del governo. Domani Papandreou incontra i vertici delle istituzioni comunitarie con Bce e Fmi
ATENE - Il referendum in Grecia sul secondo piano di aiuti ad Atene rappresenta una minaccia per la stabilità finanziaria dell'Eurozona. A dirlo è l'agenzia di rating Fitch in una nota dove spiega che l'annuncio del primo ministro greco, George Papandreou, di un referendum popolare per approvare le condizioni economiche e finanziarie del nuovo programma Ue-Fmi-Bce alza sensibilmente la posta per la Grecia e per Eurolandia nel suo complesso.
I VOLTI DELLA CRISI
I cittadini greci, in sostanza, dovranno dire sì o no agli aiuti internazionali, ma sarà inevitabilmente una pronuncia anche sul pacchetto di misure di austerity e tagli che l'ottenere gli aiuti comporta. I mercati finanziari sono andati a picco immediatamente, perché una vittoria del no, secondo gran parte degli analisti, renderebbe inevitabile il default del Paese con ripercussioni sull'Unione stessa e forse anche sulla solidità dell'euro.
Anche secondo l'agenzia di rating Fitch, un poss…
I VOLTI DELLA CRISI
I cittadini greci, in sostanza, dovranno dire sì o no agli aiuti internazionali, ma sarà inevitabilmente una pronuncia anche sul pacchetto di misure di austerity e tagli che l'ottenere gli aiuti comporta. I mercati finanziari sono andati a picco immediatamente, perché una vittoria del no, secondo gran parte degli analisti, renderebbe inevitabile il default del Paese con ripercussioni sull'Unione stessa e forse anche sulla solidità dell'euro.
Anche secondo l'agenzia di rating Fitch, un poss…
ATENE - Il referendum in Grecia sul secondo piano di aiuti ad Atene rappresenta una minaccia per la stabilità finanziaria dell'Eurozona. A dirlo è l'agenzia di rating Fitch in una nota dove spiega che l'annuncio del primo ministro greco, George Papandreou, di un referendum popolare per approvare le condizioni economiche e finanziarie del nuovo programma Ue-Fmi-Bce alza sensibilmente la posta per la Grecia e per Eurolandia nel suo complesso.
I VOLTI DELLA CRISI
I cittadini greci, in sostanza, dovranno dire sì o no agli aiuti internazionali, ma sarà inevitabilmente una pronuncia anche sul pacchetto di misure di austerity e tagli che l'ottenere gli aiuti comporta. I mercati finanziari sono andati a picco immediatamente, perché una vittoria del no, secondo gran parte degli analisti, renderebbe inevitabile il default del Paese con ripercussioni sull'Unione stessa e forse anche sulla solidità dell'euro.
Anche secondo l'agenzia di rating Fitch, un possibile respingimento del programma Ue-Fmi da parte di Atene aumenterebbe il rischio di un "default sovrano forzato e disordinato" e potenzialmente anche dell'uscita della Grecia dall'euro. Entrambe queste possibilità, pur non mettendo in pericolo l'esistenza dell'euro, avrebbero implicazioni finanziarie gravi per la stabilità finanziaria e la solvibilità dell'Eurozona.
Per queste ragioni, l'iniziativa di Papandreou ha spiazzato l'Ue, mobilitando cancellerie e istituzioni in attesa di chiarimenti ufficiali che Bruxelles in mattinata non aveva ancora ottenuto da Atene. "Per la Grecia accettare l'accordo Ue è la cosa migliore - hanno detto il presidente della Commissione Ue, Jorge Barroso e quello dell'Unione, Van Rompuy - e siamo fiduciosi che Atene rispetterà gli impegni presi a livello di Eurozona e con i partner internazionali".
Il passo successivo, però, è stato la convocazione di un vertice per domani, vigilia del G20 di Cannes, per affrontare il caso. Vi parteciperanno il presidente francese Sarkozy, la cancelliera tedesca Angela Merkel, i vertici delle istituzioni europee e di Bce (con Mario Draghi) e Fondo monetario internazionale. Al vertice parteciperà George Papandreou: "Il referendum - ha anticipato oggi il premier greco in una telefonata alla Merkel - rafforzerà la Grecia all'interno dell'Eurozona e sul piano internazionale".
Per il governo greco sarà l'ennesimo banco di prova in vista della giornata cruciale di venerdì, quando affronterà il voto di fiducia del parlamento di Atene. La dichiarazione di Papandreou, infatti, ha sollevato un vespaio anche all'interno della maggioranza di governo, che si regge in parlamento per appena 3 voti (153 su 300); uno l'ha perso con Milena Apostolaki, ex sottosegretario allo Sviluppo, che ha lasciato il gruppo socialista definendo il referendum "una procedura che crea profonde divisioni nel Paese". Altri sei deputati del Pasok, il partito socialista al governo, hanno chiesto le dimissioni del premier, affermando che "il Paese ha urgentemente bisogno di un governo politicamente legittimo e di un piano per la rinascita nazionale". Le dimissioni del governo sono state chieste anche dal leader dell'opposizione, Antonis Samaras, secondo il quale il referendum è "un'estorsione".
Anche il compositore Mikis Theodorakis si è detto "nettamente contrario" alla proposta del referendum, giudicata "un'ipocrisia", dal momento ceh "il governo ha già preso finora molte importanti decisioni, e ha firmato accordi con i quali ha incatenato il popolo greco". Infine, sarà un caso, ma il ministro delle finanze Venizelos, poco dopo l'annuncio del referendum, è stato ricoverato in una clinica per un malore e dolori allo stomaco.
I VOLTI DELLA CRISI
I cittadini greci, in sostanza, dovranno dire sì o no agli aiuti internazionali, ma sarà inevitabilmente una pronuncia anche sul pacchetto di misure di austerity e tagli che l'ottenere gli aiuti comporta. I mercati finanziari sono andati a picco immediatamente, perché una vittoria del no, secondo gran parte degli analisti, renderebbe inevitabile il default del Paese con ripercussioni sull'Unione stessa e forse anche sulla solidità dell'euro.
Anche secondo l'agenzia di rating Fitch, un possibile respingimento del programma Ue-Fmi da parte di Atene aumenterebbe il rischio di un "default sovrano forzato e disordinato" e potenzialmente anche dell'uscita della Grecia dall'euro. Entrambe queste possibilità, pur non mettendo in pericolo l'esistenza dell'euro, avrebbero implicazioni finanziarie gravi per la stabilità finanziaria e la solvibilità dell'Eurozona.
Per queste ragioni, l'iniziativa di Papandreou ha spiazzato l'Ue, mobilitando cancellerie e istituzioni in attesa di chiarimenti ufficiali che Bruxelles in mattinata non aveva ancora ottenuto da Atene. "Per la Grecia accettare l'accordo Ue è la cosa migliore - hanno detto il presidente della Commissione Ue, Jorge Barroso e quello dell'Unione, Van Rompuy - e siamo fiduciosi che Atene rispetterà gli impegni presi a livello di Eurozona e con i partner internazionali".
Il passo successivo, però, è stato la convocazione di un vertice per domani, vigilia del G20 di Cannes, per affrontare il caso. Vi parteciperanno il presidente francese Sarkozy, la cancelliera tedesca Angela Merkel, i vertici delle istituzioni europee e di Bce (con Mario Draghi) e Fondo monetario internazionale. Al vertice parteciperà George Papandreou: "Il referendum - ha anticipato oggi il premier greco in una telefonata alla Merkel - rafforzerà la Grecia all'interno dell'Eurozona e sul piano internazionale".
Per il governo greco sarà l'ennesimo banco di prova in vista della giornata cruciale di venerdì, quando affronterà il voto di fiducia del parlamento di Atene. La dichiarazione di Papandreou, infatti, ha sollevato un vespaio anche all'interno della maggioranza di governo, che si regge in parlamento per appena 3 voti (153 su 300); uno l'ha perso con Milena Apostolaki, ex sottosegretario allo Sviluppo, che ha lasciato il gruppo socialista definendo il referendum "una procedura che crea profonde divisioni nel Paese". Altri sei deputati del Pasok, il partito socialista al governo, hanno chiesto le dimissioni del premier, affermando che "il Paese ha urgentemente bisogno di un governo politicamente legittimo e di un piano per la rinascita nazionale". Le dimissioni del governo sono state chieste anche dal leader dell'opposizione, Antonis Samaras, secondo il quale il referendum è "un'estorsione".
Anche il compositore Mikis Theodorakis si è detto "nettamente contrario" alla proposta del referendum, giudicata "un'ipocrisia", dal momento ceh "il governo ha già preso finora molte importanti decisioni, e ha firmato accordi con i quali ha incatenato il popolo greco". Infine, sarà un caso, ma il ministro delle finanze Venizelos, poco dopo l'annuncio del referendum, è stato ricoverato in una clinica per un malore e dolori allo stomaco.