CANNES - I Grandi della Terra scrivono la ricetta per uscire dalla crisi e mettono nero su bianco una serie di impegni per cambiare pagina. L'economia e la fiducia è diminuita e contro tali rischi è stato varato un "Piano di Azione" per "sostenere la ripresa nel breve termine e restaurare la stabilità finanziaria". Il G20 si impegna innanzitutto "a prendere tutte le azioni necessarie per preservare la stabilità dei sistemi bancari e dei mercati finanziari" e ssicurano che "le banche sono adeguatamente capitalizzate e hanno un sufficiente accesso al 'funding' per affrontare l'attuale crisi". Toccherà alle banche centrali a fornire liquidità al sistema.
I Venti si dicono inoltre "d'accordo a realizzare un appropriato mix di misure per assicurare la ripresa". Le politiche monetarie "manterranno la stabilità dei prezzi nel medio periodo e continueranno a sostenere l'economia". I Paesi avanzati, "tenendo conto delle differenti circostanze nazionali, adotteranno politiche adatte a riportare la fiducia" e "metteranno a punto chiare, credibili e specifiche misure per ottenere il risanamento dei conti". I Governi dell'area dell'euro "si impegnano ad adottare tutte le misure e le azioni necessarie per assicurare la stabilità dell'euro". E a questo proposito vengono ricordati gli accordi del 26 ottobre scorso. "Un particolare sforzo in termini di consolidamento fiscale", afferma la bozza, "sarà compiuto da quegli Stati membri dell'area dell'euro che stanno sperimentando tensioni sui mercati del debito sovrano". L'Italia, in particolare, "si impegna a raggiungere un rapido calo del rapporto tra debito e Pil a partire dal 2012 e un bilancio vicino al pareggio entro il 2013".
Altri impegni vengono assunti dagli Stati Uniti e dal Giappone. Washington dovrà "realizzare tempestivamente un pacchetto di misure di breve periodo per sostenere la ripresa" coerente con "un credibile piano di risanamento dei conti nel medio termine". Tokyo dovrà invece "realizzare speditamente misure fiscali per la ricostruzione dopo il terremoto" dai costi stimati pari ad almeno 19.000 miliardi di yen. Nei Paesi dove "le finanze pubbliche rimangono relativamente forti", tra cui la Germania, saranno lasciati operare gli stabilizzatori automatici e, nel caso in cui le condizioni economiche globali dovessero materialmente peggiorare", saranno prese "misure discrezionali per sostenere la domanda domestica come appropriato", pur "mantenendo gli obiettivi fiscali di medio termine". Le nazioni emergenti, infine, "si impegnano ad adottare politiche macroeconomiche per promuovere il rafforzamento delle loro economie e quelli in surplus si muoveranno verso una crescita più guidata dalla domanda domestica per sostenere la ripresa globale e la stabilità finanziaria".
I Grandi "affermano" anche il loro "impegno per muovere più rapidamente verso un sistema dei cambi più determinato dal mercato e rafforzare la flessibilità dei tassi di cambio per riflettere i fondamentali e trattenersi dalla svalutazione competitiva delle valute". In questa direzione un plauso va ai "recenti cambiamenti al regime valutario" introdotti in Russia "per consentire al rublo di muoversi maggiormente in linea con le forze di mercato" e alla "determinazione della Cina ad aumentare la flessibilità del tasso di cambio in linea con i fondamentali di mercato sottostanti".
I Venti si dicono inoltre "d'accordo a realizzare un appropriato mix di misure per assicurare la ripresa". Le politiche monetarie "manterranno la stabilità dei prezzi nel medio periodo e continueranno a sostenere l'economia". I Paesi avanzati, "tenendo conto delle differenti circostanze nazionali, adotteranno politiche adatte a riportare la fiducia" e "metteranno a punto chiare, credibili e specifiche misure per ottenere il risanamento dei conti". I Governi dell'area dell'euro "si impegnano ad adottare tutte le misure e le azioni necessarie per assicurare la stabilità dell'euro". E a questo proposito vengono ricordati gli accordi del 26 ottobre scorso. "Un particolare sforzo in termini di consolidamento fiscale", afferma la bozza, "sarà compiuto da quegli Stati membri dell'area dell'euro che stanno sperimentando tensioni sui mercati del debito sovrano". L'Italia, in particolare, "si impegna a raggiungere un rapido calo del rapporto tra debito e Pil a partire dal 2012 e un bilancio vicino al pareggio entro il 2013".
Altri impegni vengono assunti dagli Stati Uniti e dal Giappone. Washington dovrà "realizzare tempestivamente un pacchetto di misure di breve periodo per sostenere la ripresa" coerente con "un credibile piano di risanamento dei conti nel medio termine". Tokyo dovrà invece "realizzare speditamente misure fiscali per la ricostruzione dopo il terremoto" dai costi stimati pari ad almeno 19.000 miliardi di yen. Nei Paesi dove "le finanze pubbliche rimangono relativamente forti", tra cui la Germania, saranno lasciati operare gli stabilizzatori automatici e, nel caso in cui le condizioni economiche globali dovessero materialmente peggiorare", saranno prese "misure discrezionali per sostenere la domanda domestica come appropriato", pur "mantenendo gli obiettivi fiscali di medio termine". Le nazioni emergenti, infine, "si impegnano ad adottare politiche macroeconomiche per promuovere il rafforzamento delle loro economie e quelli in surplus si muoveranno verso una crescita più guidata dalla domanda domestica per sostenere la ripresa globale e la stabilità finanziaria".
I Grandi "affermano" anche il loro "impegno per muovere più rapidamente verso un sistema dei cambi più determinato dal mercato e rafforzare la flessibilità dei tassi di cambio per riflettere i fondamentali e trattenersi dalla svalutazione competitiva delle valute". In questa direzione un plauso va ai "recenti cambiamenti al regime valutario" introdotti in Russia "per consentire al rublo di muoversi maggiormente in linea con le forze di mercato" e alla "determinazione della Cina ad aumentare la flessibilità del tasso di cambio in linea con i fondamentali di mercato sottostanti".