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La vittoria di Papandreou e il futuro greco

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Magari sarà un vittoria di Pirro. Ma la fiducia del Parlamento greco a George Papandreou ha due effetti immediati: lascia ancora nelle mani del premier la regia della crisi e fa saltare  -  anche se con i bizantinismi della politica ellenica è meglio mai dire mai  -  il governo di grande coalizione tra i due grandi partiti del paese, i socialisti del Pasok e il centro-destra di Nea Demokratia (Nd). Antonis Samaras, il leader dell'opposizione, chiedeva le dimissioni del premier come pre-condizione dell'intesa. E spingeva per elezioni anticipate da tenersi nel giro di poche settimane. Papandreou ha detto no: "Non sono attaccato alla sedia  -  ha ribadito nel discorso di ieri in aula  -  ma il voto adesso sarebbe una tragedia per il Paese". E incassato il via libera in aula (con 153 sì contro 145 no, un voto in più di quelli di cui disponeva) si prepara a negoziare la creazione di un nuovo governo allargato senza Nd e senza, quello che a lui più importa, limiti di tempo.

E' un'impresa facile? Sì e no, come sempre da queste parti. Due partiti dell'opposizione, la destra ortodossa del Laos e il centro di Alleanza Democratica, hanno già dato nel corso del dibattito parlamentare la loro disponibilità a partecipare a un esecutivo di salvezza nazionale che abbia l'obiettivo di incassare la tranche di 8 miliardi di aiuti e di ratificare l'accordo da 130 miliardi con Ue, Fmi e Bce. I due nodi più delicati sono però il nome del nuovo primo ministro e l'orizzonte temporale dell'esecutivo. E qui inizierà la vera partita a scacchi. Papandreou sembra destinato a farsi da parte. Tramontata l'ipotesi del governo tecnico guidato da Lucas Papademos, ex vicepresidente della Bce, in pole position per la poltrona di premier c'è Evangelis Venizelos, l'attuale ministro delle finanze. Ben visto dall'ala più tradizionalista del Pasok, perdonato da Papandreou dopo i distinguo delle ultime ore sul referendum e abile navigatore nei corridoi dei palazzi ateniesi. Il Laos vorrebbe indicare lui un nome, mentre anche Dora Bakoyannis leader di Alleanza Democratica, potentissimo ex sindaco di Atene ed ex ministro degli esteri del governo di Costa Karamanlis, coltiva delle ambizioni personali.

I tasselli che devono andare a posto, insomma, sono ancora tanti. Venizelos, in un gesto di apertura ai potenziali compagni di cordata, ha detto che il nuovo esecutivo potrebbe rimanere in carica fino a febbraio, il tempo di mettere in sicurezza le finanze del paese con  gli aiuti della Ue per poi andare subito a elezioni. Qualche mese in più darebbe al Pasok la possibilità di recuperare lo svantaggio nei sondaggi rispetto a Nea Demokratia. Lunedì intanto la Grecia arriverà all'Eurogruppo, e per molti è già un sospiro di sollievo, con un governo in carica. La vera partita però, quella per far tornare a crescere il Paese e tappare un deficit che per ora continua ad aumentare, deve ancora iniziare davvero.