MILANO - Sembrava fatta, poi la frenata: Loukas Papademos non è ancora il nuovo primo ministro della Grecia. L'accordo, che era stato annunciato dai media ellenici, in realtà ancora non c'è. Le parti continuano a trattare e prendono in considerazione anche altri nomi. La decisione sarebbe rinviata a domani. A mezzogiorno il premier uscente George Papandreou si recherà dal presidente della repubblica Karolos Paoulias.
L'ex vice-presidente della Bce comunque avrebbe ottenuto alcune garanzie sull'indipendenza del nuovo esecutivo di unità nazionale dai leader di partito.
L'agenda del nuovo governo, che alle finanze dovrebbe confermare Evangelis Venizelos, è già scritta: nei prossimi giorni si attiveranno le procedure per sbloccare la sesta tranche di aiuti internazionali da 8 miliardi. Poi verrà ratificata l'intesa con Bruxelles, Francoforte e Washington che garantirà al paese altri 130 miliardi di salvagente in cambio di tagli nel pubblico impiego e alle pensioni e di un aggressivo piano di privatizzazioni. Incassati questi due risultati si andrà ad elezioni anticipate. Pasok e Nea Demokratia si sono già accordati per andare al voto il 19 febbraio.
Ue, Bce e Fmi non hanno intenzione di abbassare la guardia. La Troika ha formalizzato ieri la richiesta al nuovo primo ministro, al leader di Nea Demokratia e al governatore della banca centrale di firmare una lettera che vincola il paese ad accettare tutte le richieste imposte dagli organismi internazionali in cambi dei nuovi aiuti. L'altro grande problema è il futuro politico della Grecia dopo le elezioni anticipate: allo stato, dicono i sondaggi, nessun partito conquisterebbe la maggioranza. E con l'economia e i conti pubblici ancora allo sbando, dicono gli osservatori politici, Atene non è in grado di permettersi un periodo di incertezza senza rischiare di ripiombare nel caos.
L'ex vice-presidente della Bce comunque avrebbe ottenuto alcune garanzie sull'indipendenza del nuovo esecutivo di unità nazionale dai leader di partito.
L'agenda del nuovo governo, che alle finanze dovrebbe confermare Evangelis Venizelos, è già scritta: nei prossimi giorni si attiveranno le procedure per sbloccare la sesta tranche di aiuti internazionali da 8 miliardi. Poi verrà ratificata l'intesa con Bruxelles, Francoforte e Washington che garantirà al paese altri 130 miliardi di salvagente in cambio di tagli nel pubblico impiego e alle pensioni e di un aggressivo piano di privatizzazioni. Incassati questi due risultati si andrà ad elezioni anticipate. Pasok e Nea Demokratia si sono già accordati per andare al voto il 19 febbraio.
Ue, Bce e Fmi non hanno intenzione di abbassare la guardia. La Troika ha formalizzato ieri la richiesta al nuovo primo ministro, al leader di Nea Demokratia e al governatore della banca centrale di firmare una lettera che vincola il paese ad accettare tutte le richieste imposte dagli organismi internazionali in cambi dei nuovi aiuti. L'altro grande problema è il futuro politico della Grecia dopo le elezioni anticipate: allo stato, dicono i sondaggi, nessun partito conquisterebbe la maggioranza. E con l'economia e i conti pubblici ancora allo sbando, dicono gli osservatori politici, Atene non è in grado di permettersi un periodo di incertezza senza rischiare di ripiombare nel caos.