Economia

Lo scontro

Edf, no a chi si oppone all'energia nucleare

La lobby atomica non intende tirarsi indietro, non ha nessuna intenzione di lasciare la ribalta alle energie rinnovabili, alternative o quel che si vuole. Secondo il numero uno di Edf, Henry Proglio, abbandonare l’atomo costerebbe alla Francia 400 miliardi di investimenti

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PARIGI - La lobby atomica non intende tirarsi indietro, non ha nessuna intenzione di lasciare la ribalta alle energie rinnovabili, alternative o quel che si vuole. E’ normale e legittimo: François Hollande, candidato socialista all’Eliseo, litiga con i Verdi sulla sorte dell’Epr (reattore di terza generazione) in costruzione in Normandia, progetto cui è associato l’Enel ; la potentissima Edf alza la voce contro chi vorrebbe mettere al bando l’atomo in Francia. Un’idea impensabile fino a qualche mese fa, cioè fino a quando la catastrofe di Fukushima non ha sollevato interrogativi e paure in tutto il pianeta.

Oltralpe è difficile immaginare una scelta come quella di Angela Merkel , cioè la decisione di uscire dal nucleare. Sarkozy, ovviamente, è favorevole all’atomo e nel Partito socialista l’unanimità è un ferrovecchio : Martine Aubry avrebbe voluto proclamare la fine dell’energia nucleare come obiettivo a lungo termine, l’iperpragmatico François Hollande parla di una riduzione di un terzo entro il 2025. Un dibattito da cui la lobby nucleare sembrava lontana. Ma oggi, con un forum sul Parisien, Edf è scesa in campo per manganellare, senza tanti complimenti, chiunque cerchi di mettere in dubbio la bontà del nucleare.

Henri Proglio, presidente e amministratore delegato dell’ente elettrico, è uno dei migliori imprenditori francesi. Figlio di immigrati piemontesi, ha fatto tutta la sua carriera (fino ai vertici) in Veolia. Nel 2009, Nicolas Sarkozy, cui è legato, gli ha proposto di diventare numero uno di Edf. E in questa veste ha deciso di scendere in campo contro gli anti-nucleari. La Francia è un paese particolare. Ossessionata dall’idea dell’indipendenza e soprattutto dal ricordo di un passato in cui era la potenza dominante dell’Europa, ama presentarsi come la prima della classe. Anche in materia energetica : le scelte fatte nei tardi anni Sessanta e durante l’èra Giscard (1974-1981) hanno puntato tutto sull’atomo. Risultato: quasi l’80 per cento dell’energia elettrica consumata Oltralpe è di origine nucleare.

Impossibile uscire dal nucleare? No, risponde Proglio, ma una scelta del genere sarebbe costosissima. Secondo il numero uno di Edf, abbandonare l’atomo costerebbe alla Francia 400 miliardi di investimenti, un milione di posti di lavoro e un raddoppio delle emissioni di gas a effetto serra. Cifre abnormi, anche se in parte sicuramente vere: le scelte energetiche degli anni Sessanta-Settanta continueranno a pesare a lungo sul futuro del paese. E l’atomo, probabilmente, non ha detto la sua ultima parola.