MILANO - L’Economia e lo Sviluppo economico in appalto alla Bocconi. Sono i dicasteri più delicati. Gli unici che avranno un rapporto serrato con l’Unione Europea, in quanto sulle misure economiche si valuterà la fiducia dei mercati. Il vero programma scritto del nascente governo Monti non può che essere la lettera inviata da Olli Rehn, il commissario europeo per gli affari economici, e non è nemmeno un caso che Mario Monti possa decidere di tenere per sé la delega all’Economia attraverso un interim.
Se questo non avvenisse, già circolano in alternativa alcune indiscrezioni sui nomi dei possibili candidati e sembra che Monti, da ex bocconiano, guardi alla sua vecchia università come un bacino da cui attingere collaboratori. Il più ricorrente è Guido Tabellini, rettore della Bocconi, economista di fama internazionale, docente in quella università da quasi vent’anni, ma più vicino all’economia commentata che a quella vissuta. In un recente articolo su Il Sole24 ore, ha definito la patrimoniale una tantum come inutile per abbattere il debito, in quanto genererebbe “una spirale di sfiducia, recriminazioni, fuga verso l'economia sommersa o verso l'estero”, prediligendo una sorta di patrimoniale “continua”, che tuttavia porterebbe sempre alla fuga offshore dei grandi patrimoni e finirebbe in ultima istanza a pesare solo sui ceti medi. E parlando del governo Berlusconi ha definito come la priorità per l’Italia, la “questione dell’evasione fiscale”, che “potrebbe essere facilmente debellata, e con investimenti non elevati”.
E che Monti guardi con un occhio di riguardo all’università milanese lo conferma anche il nome circolato per il dicastero dello Sviluppo economico, per il quale si parla di Carlo Secchi, anche lui ex rettore della Bocconi e ora professore di Politica economica europea, presenzialista nei consigli delle imprese (tra cui Mediaset), delle banche, dispensatore di pareri, che a inizio novembre sulle pagine del quotidiano Il Sole24ore bollava le istituzioni europee come “del tutto inadeguate nel dare una soluzione alla crisi dei debiti sovrani”.
La speranza è che "la casta" della Bocconi, che ha infarcito le prime linee di numerose banche d'affari, tra le principali imputate della crisi finanaziaria, torni a far brillare i conti del Paese e il suo prestigio, sceso di pari passo con quello dell'Italia. Nella classifica annuale del Financial Times sulle business school mondiali, lo scorso anno la scuola milanese si è classificata solo trentesima, perdendo cinque posizioni rispetto all'anno prima, quando era venticinquesima, e più di dieci dal 2008, quando era diciottesima.
Se questo non avvenisse, già circolano in alternativa alcune indiscrezioni sui nomi dei possibili candidati e sembra che Monti, da ex bocconiano, guardi alla sua vecchia università come un bacino da cui attingere collaboratori. Il più ricorrente è Guido Tabellini, rettore della Bocconi, economista di fama internazionale, docente in quella università da quasi vent’anni, ma più vicino all’economia commentata che a quella vissuta. In un recente articolo su Il Sole24 ore, ha definito la patrimoniale una tantum come inutile per abbattere il debito, in quanto genererebbe “una spirale di sfiducia, recriminazioni, fuga verso l'economia sommersa o verso l'estero”, prediligendo una sorta di patrimoniale “continua”, che tuttavia porterebbe sempre alla fuga offshore dei grandi patrimoni e finirebbe in ultima istanza a pesare solo sui ceti medi. E parlando del governo Berlusconi ha definito come la priorità per l’Italia, la “questione dell’evasione fiscale”, che “potrebbe essere facilmente debellata, e con investimenti non elevati”.
E che Monti guardi con un occhio di riguardo all’università milanese lo conferma anche il nome circolato per il dicastero dello Sviluppo economico, per il quale si parla di Carlo Secchi, anche lui ex rettore della Bocconi e ora professore di Politica economica europea, presenzialista nei consigli delle imprese (tra cui Mediaset), delle banche, dispensatore di pareri, che a inizio novembre sulle pagine del quotidiano Il Sole24ore bollava le istituzioni europee come “del tutto inadeguate nel dare una soluzione alla crisi dei debiti sovrani”.
La speranza è che "la casta" della Bocconi, che ha infarcito le prime linee di numerose banche d'affari, tra le principali imputate della crisi finanaziaria, torni a far brillare i conti del Paese e il suo prestigio, sceso di pari passo con quello dell'Italia. Nella classifica annuale del Financial Times sulle business school mondiali, lo scorso anno la scuola milanese si è classificata solo trentesima, perdendo cinque posizioni rispetto all'anno prima, quando era venticinquesima, e più di dieci dal 2008, quando era diciottesima.