CATANIA - "Gli interventi in estate miglioravano i conti pubblici ma non erano sufficienti: per un riequilibrio strutturale e duraturo è necessario che il Paese torni a crescere". E per farlo ha bisogno dei giovani. E' l'appello del Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, contenuto nel suo intervento "Investire in conoscenza: giovani e cittadini, formazione e lavorò" tenuto a Catania, durante il congresso nazionale dell'Associazione italiana per minorenni e la famiglia.
'I salari di ingresso nel mercato del lavoro sono oggi in termini reali su livelli pari a quelli di alcuni decenni fa", aggiunge Visco secondo cui i giovani "che si affacciano oggi sul mercato del lavoro sembrano esclusi dai benefici della crescita del reddito occorsa negli ultimi decenni".
E il governatore lancia poi un appello per l'integrazione: "Senza meccanismi efficaci di integrazione per gli studenti figli di cittadini stranieri in Italia la dotazione di capitale umano del nostro paese, già su bassi livelli, rischia di essere ulteriormente penalizzata", visto che questi saranno una parte sempre maggiore della popolazione studentesca. Alla fine della scuola primaria circa un terzo degli studenti stranieri, contro il 2% degli italiani, è in ritardo rispetto al corso di studi. Gli investimenti in istruzione sono "variabili chiave della nostra azione di politica economica" ma oltretutto "riducono gli incentivi a delinquere perché ne diminuisce il guadagno relativamente a quello conseguibile legalmente", sostiene Visco, parlando ai magistrati presenti a Catania. La criminalità organizzata ha un peso rilevante nel divario di sviluppo del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese e la Banca d'Italia ha provato a misurarlo. In alcune regioni del Sud, in cui la criminalità si è insediata in anni relativamente recenti, "si calcola una minor crescita" in termini di Pil pro capite "nell'ordine di 15 punti percentuali nel trentennio 1977-2007".
L'Italia è in ritardo rispetto ai principali paesi avanzati, sia nei tassi di scolarità e di istruzione universitaria, sia nel livello delle competenze, dei giovani come della popolazione adulta. Secondo le più recenti statistiche dell'Ocse, sottolinea visco, "nel 2009 il 54 per cento degli italiani di età compresa tra i 25 e i 64 anni aveva conseguito un diploma di scuola secondaria superiore, contro il 73 per cento della media ocse. Il divario si è ridotto, pur rimanendo elevato, per le classi di età più giovani: in quella 25-34, la quota dei diplomati italiani sale 6 al 70 per cento, ma si confronta con una media ocse dell'81 per cento. La quota dei ragazzi che completa un corso di studi di scuola media superiore è comunque in crescita: negli ultimi anni è salita di oltre 10 punti, superando l'80 per cento".
Visco chiede anche più flessibilità. "Assetti della contrattazione più decentrati e flessibili possono consentire che remunerazione e organizzazione del lavoro siano meglio calibrati sulle concrete condizioni produttive.Un'attenzione particolare va rivolta al mezzogiorno, dove le lacune strutturali sono più gravi". Per il governatore della Banca d'Italia "Il nostro paese, come altri in europa e nel mondo, sta attraversando un periodo molto difficile. I problemi economici che ci riguardano sono solo in parte, però, la conseguenza della grande recessione mondiale. Hanno origini lontane, affondano le radici nei caratteri strutturali della nostra economia; i problemi finanziari di oggi risentono delle politiche di bilancio pubblico seguite in anni passati".
'I salari di ingresso nel mercato del lavoro sono oggi in termini reali su livelli pari a quelli di alcuni decenni fa", aggiunge Visco secondo cui i giovani "che si affacciano oggi sul mercato del lavoro sembrano esclusi dai benefici della crescita del reddito occorsa negli ultimi decenni".
E il governatore lancia poi un appello per l'integrazione: "Senza meccanismi efficaci di integrazione per gli studenti figli di cittadini stranieri in Italia la dotazione di capitale umano del nostro paese, già su bassi livelli, rischia di essere ulteriormente penalizzata", visto che questi saranno una parte sempre maggiore della popolazione studentesca. Alla fine della scuola primaria circa un terzo degli studenti stranieri, contro il 2% degli italiani, è in ritardo rispetto al corso di studi. Gli investimenti in istruzione sono "variabili chiave della nostra azione di politica economica" ma oltretutto "riducono gli incentivi a delinquere perché ne diminuisce il guadagno relativamente a quello conseguibile legalmente", sostiene Visco, parlando ai magistrati presenti a Catania. La criminalità organizzata ha un peso rilevante nel divario di sviluppo del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese e la Banca d'Italia ha provato a misurarlo. In alcune regioni del Sud, in cui la criminalità si è insediata in anni relativamente recenti, "si calcola una minor crescita" in termini di Pil pro capite "nell'ordine di 15 punti percentuali nel trentennio 1977-2007".
L'Italia è in ritardo rispetto ai principali paesi avanzati, sia nei tassi di scolarità e di istruzione universitaria, sia nel livello delle competenze, dei giovani come della popolazione adulta. Secondo le più recenti statistiche dell'Ocse, sottolinea visco, "nel 2009 il 54 per cento degli italiani di età compresa tra i 25 e i 64 anni aveva conseguito un diploma di scuola secondaria superiore, contro il 73 per cento della media ocse. Il divario si è ridotto, pur rimanendo elevato, per le classi di età più giovani: in quella 25-34, la quota dei diplomati italiani sale 6 al 70 per cento, ma si confronta con una media ocse dell'81 per cento. La quota dei ragazzi che completa un corso di studi di scuola media superiore è comunque in crescita: negli ultimi anni è salita di oltre 10 punti, superando l'80 per cento".
Visco chiede anche più flessibilità. "Assetti della contrattazione più decentrati e flessibili possono consentire che remunerazione e organizzazione del lavoro siano meglio calibrati sulle concrete condizioni produttive.Un'attenzione particolare va rivolta al mezzogiorno, dove le lacune strutturali sono più gravi". Per il governatore della Banca d'Italia "Il nostro paese, come altri in europa e nel mondo, sta attraversando un periodo molto difficile. I problemi economici che ci riguardano sono solo in parte, però, la conseguenza della grande recessione mondiale. Hanno origini lontane, affondano le radici nei caratteri strutturali della nostra economia; i problemi finanziari di oggi risentono delle politiche di bilancio pubblico seguite in anni passati".