BERLINO - Sembra un robot del potere, precisa, perfettina e senza pathos, e al tempo stesso inizia la giornata come una casalinga. Non mostra grandi emozioni per l'Europa, dà l'impressione di vederla come un'area a dominanza tedesca ma più grossa della Germania attuale per non farsi fagocitare dalla Cina. Non ama il successo degli altri, a volte le basta una frasetta gelida di critica per far impallidire il suo staff come cadaveri. A volte i suoi portavoce trattano anche menù e assaggi esotici in Asia come un segreto di Stato. Il ritratto vitriolic, graffiante, uscito su Der Spiegel, è quello di Angela Merkel. Dirk Kurbjuweit, il collega che la segue in ogni viaggio ha dipinto la donna più potente del mondo e d'Europa nel modo più spietato, con prosa di fredda e ironica eleganza inglese.
Al mattino, quando si sveglia, non comincia la giornata affrontando la crisi dell'euro, non inizia telefonando a Sarkozy, a Draghi, a Obama o a Hu Jintao, ma - racconta ella stessa nei voli sull'aereo di Stato - preparando una buona prima colazione al marito, così lui, il professor Joachim Sauer, ha lo stomaco pieno di qualcosa di 'ordentlich' prima di andare al lavoro. Ordinata, perfettina, senza passioni, così emerge la signora Merkel dal lungo racconto di Dirk Kurbjuweit. Non sembra proprio che ami il successo degli altri, nota il giornalista. A volte i suoi portavoce si ostinano alla riservatezza. Come quando andò in Mongolia, e solo 'off the record' risposero alla domanda, se la cancelliera avesse bevuto o no il latte di giumenta offertale dal leader di Ulan Bator. Latte di giumenta come segreto di Stato, ecco la donna che, scrive il collega, vuole dominare l'Europa e renderla il più simile possibile alla Germania.
Le manca la capacità di comunicare, continua Herr Kurbjuweit, e la sua freddezza ha essiccato la democrazia. Siamo ben lontani dal pathos e dal continuo richiamo alla memoria storica e a tante belle letture o ricordi dei drammi d'Europa, che segnò potere e tratto umano di suoi illustri predecessori come Helmut Kohl o Helmut Schmidt o Willy Brandt. Per lei che conserva la memoria della gioventù nella Ddr (la Germania orientale retta da una dittatura comunista finché la rivoluzione polacca e Gorbaciov, Wojtyla e Reagan non abbatterono l'Impero sovietico) il sogno era l'America. Per comprare jeans levis o lp di rock e country, si capisce, non per i valori di libertà e democrazia. L'Europa per lei è una terra di nessuno storica tra le sue due nostalgie giovanili, quella dell'America e quella della gioventù la dietro il muro.
Tratta Sarkozy con correttezza formale, ma come chi sa di avere alle spalle un'economia più forte. Vuole un'eurozona e un'Europa più solide, ma solo per l'interesse nazionale tedesco, non per iscrivere gli interessi degli altri come valori centrali nella strategia della Germania come fecero invece Adenauer o Kohl. Il ritratto graffiante continua, Kurbjuweit lo scrive rileggendo gli appunti di viaggio al seguito della Canceliera. E seguendola si capisce bene che vuole l'Europa per dare più forza politica alla Germania e non trasformarla in zona industriale della Cina. Una politica a suo modo di ingrandimento della Germania, "questa volta con mezzi pacifici".
E' senza pathos anche come patriota, "per cui nessuno nota quanto la sua politica sia 'national', cioè mossa dall'interesse nazionale. (...) Che però osi seguire un progetto di dominanza tedesca nell'eurozona mostra la sua mancanza di preoccupazione per il ricordo della Storia".
Guardando però sull'altra sponda del quadro politico tedesco, in casa Spd, le manca un rivale all'altezza. Insomma, sembra quasi suggerire Der Spiegel, la signora perfettina e apatica dal breakfast al sorrisino di circostanza, dovremo forse tenercela a lungo. Neanche le gaffe più imbarazzanti, quando in Vietnam disse che nel paese ospite era l'anno della lepre, e si sentì ricordare che quello era il calendario della vicina e minacciosa Cina e non quello vietnamita, scompongono il suo contegno, narrato dal settimanale di Amburgo come così decorosamente petit-bourgeois. A leggere Kurbjuweit, può quasi venir da pensare a una porcellana tra il decoroso e il kitsch in un salotto di provincia.
Al mattino, quando si sveglia, non comincia la giornata affrontando la crisi dell'euro, non inizia telefonando a Sarkozy, a Draghi, a Obama o a Hu Jintao, ma - racconta ella stessa nei voli sull'aereo di Stato - preparando una buona prima colazione al marito, così lui, il professor Joachim Sauer, ha lo stomaco pieno di qualcosa di 'ordentlich' prima di andare al lavoro. Ordinata, perfettina, senza passioni, così emerge la signora Merkel dal lungo racconto di Dirk Kurbjuweit. Non sembra proprio che ami il successo degli altri, nota il giornalista. A volte i suoi portavoce si ostinano alla riservatezza. Come quando andò in Mongolia, e solo 'off the record' risposero alla domanda, se la cancelliera avesse bevuto o no il latte di giumenta offertale dal leader di Ulan Bator. Latte di giumenta come segreto di Stato, ecco la donna che, scrive il collega, vuole dominare l'Europa e renderla il più simile possibile alla Germania.
Le manca la capacità di comunicare, continua Herr Kurbjuweit, e la sua freddezza ha essiccato la democrazia. Siamo ben lontani dal pathos e dal continuo richiamo alla memoria storica e a tante belle letture o ricordi dei drammi d'Europa, che segnò potere e tratto umano di suoi illustri predecessori come Helmut Kohl o Helmut Schmidt o Willy Brandt. Per lei che conserva la memoria della gioventù nella Ddr (la Germania orientale retta da una dittatura comunista finché la rivoluzione polacca e Gorbaciov, Wojtyla e Reagan non abbatterono l'Impero sovietico) il sogno era l'America. Per comprare jeans levis o lp di rock e country, si capisce, non per i valori di libertà e democrazia. L'Europa per lei è una terra di nessuno storica tra le sue due nostalgie giovanili, quella dell'America e quella della gioventù la dietro il muro.
Tratta Sarkozy con correttezza formale, ma come chi sa di avere alle spalle un'economia più forte. Vuole un'eurozona e un'Europa più solide, ma solo per l'interesse nazionale tedesco, non per iscrivere gli interessi degli altri come valori centrali nella strategia della Germania come fecero invece Adenauer o Kohl. Il ritratto graffiante continua, Kurbjuweit lo scrive rileggendo gli appunti di viaggio al seguito della Canceliera. E seguendola si capisce bene che vuole l'Europa per dare più forza politica alla Germania e non trasformarla in zona industriale della Cina. Una politica a suo modo di ingrandimento della Germania, "questa volta con mezzi pacifici".
E' senza pathos anche come patriota, "per cui nessuno nota quanto la sua politica sia 'national', cioè mossa dall'interesse nazionale. (...) Che però osi seguire un progetto di dominanza tedesca nell'eurozona mostra la sua mancanza di preoccupazione per il ricordo della Storia".
Guardando però sull'altra sponda del quadro politico tedesco, in casa Spd, le manca un rivale all'altezza. Insomma, sembra quasi suggerire Der Spiegel, la signora perfettina e apatica dal breakfast al sorrisino di circostanza, dovremo forse tenercela a lungo. Neanche le gaffe più imbarazzanti, quando in Vietnam disse che nel paese ospite era l'anno della lepre, e si sentì ricordare che quello era il calendario della vicina e minacciosa Cina e non quello vietnamita, scompongono il suo contegno, narrato dal settimanale di Amburgo come così decorosamente petit-bourgeois. A leggere Kurbjuweit, può quasi venir da pensare a una porcellana tra il decoroso e il kitsch in un salotto di provincia.