Economia

IL RAPPORTO

Confindustria: "Siamo in recessione
nel 2013 molte imprese a rischio chiusura"

Il Centro studi stima un crollo del 2,4% della produzione nell'ultimo trimestre e disegna scenari foschi per l'anno venturo: "Nuovi ordini ai livelli di aprile 2009, investimenti bloccati e il Pil scenderà ancora"

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ROMA - L'industria italiana è ricaduta in recessione. Il verdetto preoccupato viene da Confindustria il cui Centro studi ha stimato a -2,4% la produzione nel quarto trimestre rispetto al terzo, sulla base della tenuta in ottobre (-0,2%) e novembre (-0,1%). Le attese di produzione Istat, ai minimi da due anni, e i giudizi sugli ordini, specie esteri, annunciano una ancora più intensa contrazione nei prossimi mesi con la conseguenza di una riduzione del Pil a fine anno ed all'inizio del 2012, dopo la stagnazione estiva.
 
L'allarme del Centro studi delle imprese riguarda tutta la Zona euro, ma sottolinea la condizione di maggiore debolezza della produzione italiana: "Nel caso italiano - si legge nel report periodico - la caduta è più profonda e, partendo da livelli di attività ben lontani dai picchi di oltre tre anni fa, mette a repentaglio la sopravvivenza di molte imprese". ll PMI manifatturiero italiano in novembre è rimasto infatti ai livelli più bassi da metà 2009 (44,0, da 43,3 in ottobre). La componente produzione (42,2, da 41,1) segnala forte contrazione. I nuovi ordini continuano a registrare la diminuzione più marcata dall'aprile 2009 (39,4, invariato).

Oltre i dati sulla produzione, Confindustria analizza gli altri fattori negativi che stanno contribuendo a riportare indietro il paese. Tra questi c'è la crisi del debito pubblico e le sue conseguenze sui rendimenti dei titoli di stato: "Con i Btp ai livelli attuali - scrive il Csc - il tasso sulle obbligazioni bancarie salirà rapidamente al 5,9% nel 2012 (6,5% nel 2013; stime Csc) e al 6,5% nel 2013. Scaricato a valle, renderà proibitivi progetti di investimento e acquisti di beni durevoli". Il costo medio del debito pubblico, inoltre, "si innalza più gradualmente", ma "comunque, basta a incrementare la spesa per interessi di 11,9 miliardi nel 2012 e di 17,9 nel 2013, rispetto alle stime effettuate in settembre dal governo".

Così, mentre i mercati, "privi di bussola, hanno diffuso il contagio fino al cuore dell'Unione monetaria", "l'economia reale è stata intaccata via sfiducia e credito difficile: ordini e attività industriali cadono nel quarto trimestre. La recessione allontana i target di deficit e debiti pubblici, imponendo nuovi tagli, in una spirale perversa". A spingere le imprese a tagliare gli investimenti, aggiunge Confindustria, sono inoltre "le attese di domanda debole (specie interna), la grande incertezza alimentata dalle violente oscillazioni dei mercati finanziari e le difficoltà a reperire credito", oltre agli ostacoli rappresentati da ristretto accesso ai finanziamenti bancari e bassi margini di profitto.