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De Rita: "La finanza non basta
all'Italia serve crescita e politica"

Ognuno per sé e Francoforte per tutti non funziona, osserva il sociologo. L'Italia deve riprendere le redini dell'economia, far emergere le istanze sociali e dar loro una risposta, pensare in un'ottica di medio-lungo periodo, superando la logica delle manovre d'emergenza. Stoccata a Berlusconi: abbiamo archiviato il nostro piccolo Peron
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ROMA - Tornare al nostro scheletro contadino è un'indicazione che può apparire in controtendenza nell'epoca degli spread che salgono, o del credit crunch che soffoca le famiglie e l'economia. Ma è l'indicazione che emerge dal 45° Rapporto Censis, e il presidente Giuseppe De Rita la difende a spada tratta, perché "siamo ancora una realtà in cui vige il primato dell'economia reale, nonostante l'attuale trionfo dell'economia finanziaria".

FOCUS Per immigrati Italia è ancora il Belpaese

"La salvezza di questa nazione - afferma De Rita - sta nel tenere dritta la barra, nel capire cosa siamo e come possiamo andare avanti. Ognuno per sé e Francoforte per tutti non funziona". Il rischio è infatti di lasciare "la realtà sociale", gli italiani, con i loro disagi, i loro problemi, abbandonati a se stessi, con una enorme e giustificata paura della macelleria sociale.

IL RAPPORTO
I GIOVANI E INTERNET…
ROMA - Tornare al nostro scheletro contadino è un'indicazione che può apparire in controtendenza nell'epoca degli spread che salgono, o del credit crunch che soffoca le famiglie e l'economia. Ma è l'indicazione che emerge dal 45° Rapporto Censis, e il presidente Giuseppe De Rita la difende a spada tratta, perché "siamo ancora una realtà in cui vige il primato dell'economia reale, nonostante l'attuale trionfo dell'economia finanziaria".

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"La salvezza di questa nazione - afferma De Rita - sta nel tenere dritta la barra, nel capire cosa siamo e come possiamo andare avanti. Ognuno per sé e Francoforte per tutti non funziona". Il rischio è infatti di lasciare "la realtà sociale", gli italiani, con i loro disagi, i loro problemi, abbandonati a se stessi, con una enorme e giustificata paura della macelleria sociale.

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Se questo disagio non viene governato, se la politica non torna alla sua funzione di rappresentanza delle esigenze della società, dei cittadini, il conflitto potrebbe esplodere. E a dirimerlo non ci saranno le istituzioni europee, o quelle finanziarie: "Non esiste un programma europeo di sviluppo e di crescita dell'Italia. Dobbiamo occuparcene noi".

Le istituzioni europee, e le istituzioni finanziarie, infatti, è il mantra di questo Rapporto del Censis, non hanno gli strumenti per risolvere i nostri problemi, né intendono farsene carico: "Francoforte per tutti non funziona, anche perché significa la finanza sopra tutto, ed è immorale dire che con la finanza si fa sviluppo, o si fa innovazione".

Adesso che abbiamo archiviato il "nostro peroncino", si lascia sfuggire De Rita, l'Italia deve pensare a un serio programma di sviluppo, che prescinde dal fatto che si rimanga o si esca fuori dall'euro. E questo sviluppo deve essere imperniato su cinque punti fondamentali: valorizzazione dell'economia reale, programmi di media-lunga durata che ci facciano uscire dalla logica perenne dell'emergenza, scandita da "manovre" sempre più ravvicinate, la gestione dei conflitti, il primato della rappresentanza, recupero della nostra dimensione sociale.

Economia reale. "Sono anni che questo Paese non ragiona sull'economia reale - tuona De Rita - non conosciamo la filiera organizzativa del turismo, le opportunità d'investimento in agricoltura. Non si conosce la struttura interna del sistema. Eppure siamo un Paese con un'economia reale tutto sommato altamente dignitosa (per esempio ieri i giornali parlavano di un incremento delle vendite del 20% nel lusso), ma non ne sappiamo ancora nulla".

La lunga durata. "Ci siamo resi ridicoli di fronte al mondo a fare tre manovre nel giro di pochi mesi. Manovre spesso bacate, di rinvio, di furbizia suprema. Il tempo si è accorciato sul mese, tutti a dire che bisogna approvare in fratta, anche i presidenti delle camere e della Repubblica, e poi? Questa specie di rapidizzazione degli eventi pubblici in materia di economia non ha senso", rileva De Rita. Occorre invece "una visione di medio-lungo periodo, altrimenti noi viviamo galleggiando sul nulla".

Conflitto potenziale. In Italia ci sono molti conflitti, abbandonati però a se stessi. "Sembra coglierli, in maniera rozza, solo la Lega. Oppure i precari indignati". Eppure i conflitti, ricorda De Rita, sono vitali: "Senza conflitto questa è una società cetomedista che si siede su se stessa. Dobbiamo capire la dimensione conflittuale di questo Paese, e farla venire fuori, e non ce la caviamo con un ministro della Coesione Sociale".

Ridare valore alla rappresentanza. E' fondamentale ridare valore alla rappresentanza: "Il vero problema italiano - dice De Rita - è che è morta la rappresentanza, non tanto sociale, ma politica. E' morto il Parlamento, è morto il partito, il consiglio regionale: è morto il modo in cui le istanze dei cittadini arrivavano alla dimensione politica. Se muore questo, muore la politica, e non può essere sostituita dal popolo arancione o dal popolo viola in piazza". Senza una politica di rappresentanza, conclude amaramente De Rita, rimane solo "l'ansia dei nostri governanti perché tra qualche giorno c'è l'esamino a Bruxelles".