Economia

crisi

Delors: "L'euro è partito male dall'inizio,
ma i leader europei agiscono poco e tardi"

L'ex presidente della Commissione europea dice: "La moneta unica si salverà se i pompieri spegneranno l'incendio e poi si cambierà l'architettura. Se l'Ue farà una di queste due cose senza fare l'altra, i mercati resteranno scettici"

2 minuti di lettura
LONDRA -  L'euro era condannato dall'inizio a vivere la crisi che sta affrontando oggi, ma l'attuale generazione di leader politici europei non sta dimostrando la capacità di affrontare i suoi problemi fondamentali. La duplice accusa viene dall'architetto della moneta comune, Jacques Delors, che fu presidente della Commissione Europea dal 1985 al 1995 e svolse un ruolo chiave nella creazione dell'euro nel 1999. Intervistato dal Daily Telegraph di Londra, l'86enne socialista francese afferma che gli errori commessi alla creazione dell'euro hanno messo le basi per la crisi debitoria che assilla da mesi la moneta comune europea. Delors accusa inoltre gli odierni leader della Ue di avere fatto "troppo poco, troppo tardi" per dare sostegno all'eurozona. Elenca quindi le "due condizioni" affinché l'euro si possa salvare, e dovendo fare una profezia su come finirà si paragona a Gramsci: pessimista con la ragione, ottimista con la volontà.

L'ex-presidente della Commissione sostiene che la crisi attuale derivi da "errori" compiuti dai leader che negoziarono la creazione dell'euro più di un decennio fa decidendo di "chiudere gli occhi" sulle debolezze strutturali di alcuni stati e sullo squilibrio fra le economie dei paesi aderenti al progetto. "I ministri delle Finanze non volevano vedere possibili punti di disaccordo con cui sarebbero stati costretti a fare i conti", dice Delors.

In particolare, prosegue, l'euro nacque senza forti poteri centrali che impedissero agli Stati membri di accumulare un debito insostenibile, una "omissione" che ha condotto alla situazione odierna. Quando la Gran Bretagna notava che una banca centrale comune e una moneta comune senza uno Stato comune sarebbe stata instabile, "non aveva del tutto torto", concede. Ma ora che l'eccessivo indebitamento di paesi come Grecia e Italia ha portato l'eurozona sull'orlo del disastro, osserva l'ex-presidente della Commissione, tutti i paesi europei devono assumersi le conseguenze della crisi: "Ciascuno deve esaminare la propria coscienza".

Delors chiama in causa specialmente la Germania, per la sua severa insistenza che la Banca Centrale Europea non debba sostenere i paesi indebitati per paura di fomentare l'inflazione. I problemi dell'euro, dichiara Delors, vengono "da una combinazione di ostinazione tedesca sull'idea di controllo monetario e di assenza di una chiara visione da parte di tutti gli altri paesi".

Tali sono le dimensioni della crisi, conclude l'ex-presidente della Commissione, che "anche per la Germania a questo punto non è facile risolverla". Lui resta convinto che alla fine una soluzione si troverà, ma la situazione è grave. "Jean Monnet, padre dell'Europa unita, aveva l'abitudine di dire che quando l'Europa ha una crisi ne esce rafforzata", afferma Delors. "Ma io sono tra coloro secondo cui Monnet era un po' troppo ottimista. Devi vigilare per essere certo di uscire da una crisi in condizioni migliori di quelle in cui ci sei entrato. Io sono come Gramsci, ho il pessimismo della ragione e l'ottimismo della volontà".

Ma allora l'euro si salverà o no? "L'euro uscirà dalla crisi solo a due condizioni. La prima è che i pompieri spengano l'incendio. La seconda è che ci sia una nuova architettura. Se l'Europa farà una di queste due cose senza fare l'altra, i mercati resteranno scettici".