Economia

banche

Come prima e più di prima
Nella City torna la stagione dei bonus

La crisi non è ancora finita, ma nel mondo della finanza britannica le retribuzioni sono tornate a correre. Barclays distribuirà 5 miliardi di sterline di "premi". Rbs - a suo tempo salvata con denaro pubblico - cercherà di tenersi stretta il suo top management con 500 milioni extra

2 minuti di lettura
LONDRA – La fine dell’anno si avvicina e nella City torna la stagione dei bonus. Nonostante la stagnazione economica, i timori di nuova recessione e le accuse al settore finanziario di avere contribuito a quella del 2008 con eccessive speculazioni, le banche si preparano a distribuire premi da record ai propri manager e broker. Ma non è detto che il governo starà a guardare: Nick Clegg, vicepremier e leader del partito liberaldemocratico, interprete all’interno della coalizione guidata dai conservatori della necessità di ripristinare un maggior senso etico nella comunità degli affari, minaccia nuove leggi o almeno nuove iniziative per porre dei limiti alle “abominevoli” ricompense  in campo privato.

Barclays, una delle quattro banche maggiori del regno, è in procinto di elargire bonus per un totale di 5 miliardi di sterline (quasi 6 miliardi di euro) ai suoi dipendenti; una media di oltre 200 mila sterline (230 mila euro) di premi ai 24 mila manager del suo settore investimenti, il cui presidente, Rich Ricci, 47 anni, lo scorso anno ha guadagnato complessivamente 44 milioni di sterline (50 milioni di euro) tra salario, incentivi e bonus. E non si tratta di un'eccezione: quest’anno si prevede che le ricompense totali ricevute dai dirigenti delle 100 più grandi aziende quotate alla Borsa di Londra aumenteranno del 49 per cento.

“E’ uno schiaffo in faccia a milioni di persone di questo paese che lottano per arrivare alla fine del mese”, commenta Clegg, promettendo che il governo interverrà contro i comportamenti “abominevoli e irresponsabili” del settore privato così come ha fatto nel campo dei grandi manager di stato e della spesa pubblica. “Credo che le persone che hanno successo nel proprio lavoro debbano essere ben pagate”, afferma il vice primo ministro britannico, “ma trovo scandaloso che alcuni ricevano montagne di soldi per i fallimenti e gli errori che hanno compiuto in un momento difficile”.

Clegg allude in particolare alla Royal Bank of Scotland, una delle banche parzialmente privatizzate per salvarle dalla bancarotta durante la stretta creditizia del 2007-2008, al costo di un forte indebitamento per il paese e di più alte tasse e tagli alla spesa pubblica per i contribuenti, e che tuttavia sta a sua volta per distribuire 500 milioni di sterline di bonus ai suoi dirigenti. “Tutti devono fare la loro parte nell’era dell’austerità”, avverte il leader lib-dem. “Non intendiamo certo fare sì che lo stato si metta a decidere i salari del settore privato, ma ci sono altri modi per porre dei freni agli eccessi”, conclude il vice-premier.

Secondo le indiscrezioni sarebbe allo studio un piano per impedire alle commissioni interne di top manager delle aziende private di decidere autonomamente l’ammontare dei bonus da distribuirsi a vicenda: anche i dipendenti potrebbero ricevere diritto di parola e di voto in questi organismi. Inoltre è possibile che il governo prenda misure per dare agli azionisti più influenza su salari e bonus. Infine le società potrebbero essere obbligate a rendere pubblici stipendi e altre compensazioni dei quadri dirigenti alti e medi.