MILANO - L'hanno già battezzata "patrimonialina". Non è proprio il colpo invocato a gran voce a sinistra, ma qualcosa che gli assomiglia: recuperare soldi da chi possiede capitali investiti finanziariamente. Il governo Monti si guarda bene dall'usare la parola "patrimonio".
La nuova imposta si rintraccia alla voce "disposizioni in materia di imposta di bollo su titoli, strumenti e prodotti finanziari". La cifra che, secondo le stime, finirà nelle casse dello Stato non è clamorosa, forse per evitare il più possibile polemiche: si tratta di 1,04 miliardi il primo anno (il 2012) e 1,09 miliardi a partire dal 2013.
Secondo quanto è riportato nella Relazione tecnica che accompagna il decreto, alla Banca d'Italia risulta che per il 2010 l'ammontare dei patrimoni detenuti nei soli conti di deposito è di circa 1.900 miliardi di euro.
A chi si applica. Cominciamo con il dire chi dovrà pagare il nuovo "bollo". La disposizione si applica a tutti gli strumenti finanziari: conto corrente, conti di deposito, fondi comuni di investimento, polizze vita a carattere finanziario, oltre agli strumenti di investimento classico come azioni, obbligazioni e titoli di Stato. Fanno eccezione soltanto fondi pensione e sanitari
Come si paga. Il governo ha stabilito un minimo e un massimo: si va da 34,20 a 1.200 euro "per ogni esemplare, sul complessivo valore di mercato, o in mancanza, sul valore nominale o di rimborso". In sostanza, si pagherà in base a quanto è stato investito. Sarà attivata un'aliquota che agirà proporzionalmente a quanto si possiede: lo 0,1% nel 2012 che diventa lo 0,15% dall'anno successivo. Ma, come abbiamo visto, non oltre il limite dei 1.200 euro
Come si calcola. È sicuramente il punto più importante e delicato del provvedimento del governo che ha dimostrato di tener conto di quanto accaduto sul mercato negli ultimi anni. L'aliquota non verrà calcolata sul valore nominale o di rimborso del titolo finanziario, ma su quello di mercato. In altre parole, il legislatore ha tenuto conto delle perdite che, con tutta probabilità, molti investitori hanno accumulato da quando è scoppiata la crisi sui mercati. Ed è un importante passo avanti rispetto a quanto aveva stabilito il precedente governo Berlusconi, visti i cali dei prezzi, negli ultimi mesi, anche per i titoli di Stato.
Il ruolo delle banche. Saranno le istituzioni finanziarie e le sim a ritirare l'imposta e versarla all'erario: se un risparmiatore ha più strumenti, dovranno sommare le somme investite e calcolare l'aliquota sul totale. Se il risparmiatore ha diviso i suoi investimenti su istituti diversi, il prelievo sarà applicato caso per caso.
La nuova imposta si rintraccia alla voce "disposizioni in materia di imposta di bollo su titoli, strumenti e prodotti finanziari". La cifra che, secondo le stime, finirà nelle casse dello Stato non è clamorosa, forse per evitare il più possibile polemiche: si tratta di 1,04 miliardi il primo anno (il 2012) e 1,09 miliardi a partire dal 2013.
Secondo quanto è riportato nella Relazione tecnica che accompagna il decreto, alla Banca d'Italia risulta che per il 2010 l'ammontare dei patrimoni detenuti nei soli conti di deposito è di circa 1.900 miliardi di euro.
A chi si applica. Cominciamo con il dire chi dovrà pagare il nuovo "bollo". La disposizione si applica a tutti gli strumenti finanziari: conto corrente, conti di deposito, fondi comuni di investimento, polizze vita a carattere finanziario, oltre agli strumenti di investimento classico come azioni, obbligazioni e titoli di Stato. Fanno eccezione soltanto fondi pensione e sanitari
Come si paga. Il governo ha stabilito un minimo e un massimo: si va da 34,20 a 1.200 euro "per ogni esemplare, sul complessivo valore di mercato, o in mancanza, sul valore nominale o di rimborso". In sostanza, si pagherà in base a quanto è stato investito. Sarà attivata un'aliquota che agirà proporzionalmente a quanto si possiede: lo 0,1% nel 2012 che diventa lo 0,15% dall'anno successivo. Ma, come abbiamo visto, non oltre il limite dei 1.200 euro
Come si calcola. È sicuramente il punto più importante e delicato del provvedimento del governo che ha dimostrato di tener conto di quanto accaduto sul mercato negli ultimi anni. L'aliquota non verrà calcolata sul valore nominale o di rimborso del titolo finanziario, ma su quello di mercato. In altre parole, il legislatore ha tenuto conto delle perdite che, con tutta probabilità, molti investitori hanno accumulato da quando è scoppiata la crisi sui mercati. Ed è un importante passo avanti rispetto a quanto aveva stabilito il precedente governo Berlusconi, visti i cali dei prezzi, negli ultimi mesi, anche per i titoli di Stato.
Il ruolo delle banche. Saranno le istituzioni finanziarie e le sim a ritirare l'imposta e versarla all'erario: se un risparmiatore ha più strumenti, dovranno sommare le somme investite e calcolare l'aliquota sul totale. Se il risparmiatore ha diviso i suoi investimenti su istituti diversi, il prelievo sarà applicato caso per caso.