La frenata dell'economia
non risparmierà gli emergenti
Secondo uno studio di Bnp Paribas nel 2012 gli effetti della crisi si faranno sentire anche su quei paesi ad alto tasso di crescita che fino a oggi sono stati soltanto lambiti dalle difficoltà di Europa e Stati Uniti
MILANO - Nel 2012 i paesi emergenti non sfuggiranno al rallentamento dell'attività economica mondiale: le stime di crescita economica in quei paesi, comprese tra il 5% e il 6%, sono probabilmente ancora "troppo ottimiste". A sostenerlo, in un report sui paesi emergenti, è Bnp Paribas, evidenziando come il quadro economico attuale sia "simile" a quello del 2008 ma che alla fine "nell'occhio del ciclone" questa volta non ci sono gli Usa ma l'Europa: "questa concentrazione dello stress finanziario sul Vecchio Continente spiega perchè il contagio finanziario ai paesi emergenti è molto più limitato rispetto al 2008".
Infatti, rilevano gli economisti della banca francese, tra fine giugno e fine novembre 2011, l'indice MSCI Emerging Markets Equity ha perso il 13% contro circa il 25% cinque mesi dopo la bancarotta di Lehman Brothers.
Tuttavia le prime ripercussioni della crisi si sono fatte sentire soprattutto sull'econo…
Infatti, rilevano gli economisti della banca francese, tra fine giugno e fine novembre 2011, l'indice MSCI Emerging Markets Equity ha perso il 13% contro circa il 25% cinque mesi dopo la bancarotta di Lehman Brothers.
Tuttavia le prime ripercussioni della crisi si sono fatte sentire soprattutto sull'econo…
MILANO - Nel 2012 i paesi emergenti non sfuggiranno al rallentamento dell'attività economica mondiale: le stime di crescita economica in quei paesi, comprese tra il 5% e il 6%, sono probabilmente ancora "troppo ottimiste". A sostenerlo, in un report sui paesi emergenti, è Bnp Paribas, evidenziando come il quadro economico attuale sia "simile" a quello del 2008 ma che alla fine "nell'occhio del ciclone" questa volta non ci sono gli Usa ma l'Europa: "questa concentrazione dello stress finanziario sul Vecchio Continente spiega perchè il contagio finanziario ai paesi emergenti è molto più limitato rispetto al 2008".
Infatti, rilevano gli economisti della banca francese, tra fine giugno e fine novembre 2011, l'indice MSCI Emerging Markets Equity ha perso il 13% contro circa il 25% cinque mesi dopo la bancarotta di Lehman Brothers.
Tuttavia le prime ripercussioni della crisi si sono fatte sentire soprattutto sull'economia reale. "Anche prima delle turbolenze finanziarie dell'estate scorsa -sottolineano gli economisti della banca francese- la produzione industriale dei principali paesi emergenti aveva nettamente rallentato. I dati del terzo trimestre hanno confermato questo rallentamento con una crescita della produzione industriale che passa da +10% su un anno nel primo trimestre (+7,5% Cina esclusa) a +8% nel terzo trimestre (3,8% Cina esclusa)".
Fino al terzo trimestre la dinamica della domanda interna, sottolineano gli economisti francesi, "ha ancora permesso di compensare la debolezza delle esportazioni in modo che la crescita del pil reale è rimasta ancora positiva nella maggior parte di quei paesi, in Asia in particolare". Ma il deterioramento del clima di fiducia nel settore manifatturiero dovrebbe estendersi anche al settore dei servizi.
Per quanto riguarda la finanza pubblica, il deficit pubblico nei paesi emergenti dovrebbe "aver continuato a ridursi nel 2011". Secondo l'Fmi, rilevano gli economisti di Bnp Paribas, il rapporto deficit/pil dovrebbe scendere al 3,1% mentre il rapporto debito/pil sotto il 40% mentre quello dei paesi sviluppati supererà la soglia del 100%.
Da settembre le stime ufficiali che riguardano i paesi sviluppati nel 2012 sono stati sensibilmente rivisti al ribasso rispetto al mese di giugno (da +2,6% a 1,9% dall'Fmi). Queste revisioni, sottolineano gli economisti di Bnp Paribas, "sono state molto meno pronunciate per i paesi in sviluppo (da +6,4% a +6,1% per l'Fmi).
Le previsioni di crescita economica in quei paesi, rilevano gli economisti della banca francese, "possono giustificare dal fatto che questi paesi sono stati poco colpiti dallo stress finanziario registrato nei paesi in sviluppo".
Ad eccezione di alcuni paesi come l'Ucraina, il Vietnam o l'Ungheria, "la solidità dei 'fondamentali' macroeconomici (rapporto debito/pil intorno a 50%, ampie riserve di cambio nonostante le perdite di settembre) e microeconomici (solidità dei sistemi bancari, indebitamento moderato delle aziende e delle famiglie) dovrebbero proteggerli di ogni tipo di rischio sistemico ma come nel 2008 i shock reali sono probabilmente sotto stimati così come i rischi di credito".
Infatti, rilevano gli economisti della banca francese, tra fine giugno e fine novembre 2011, l'indice MSCI Emerging Markets Equity ha perso il 13% contro circa il 25% cinque mesi dopo la bancarotta di Lehman Brothers.
Tuttavia le prime ripercussioni della crisi si sono fatte sentire soprattutto sull'economia reale. "Anche prima delle turbolenze finanziarie dell'estate scorsa -sottolineano gli economisti della banca francese- la produzione industriale dei principali paesi emergenti aveva nettamente rallentato. I dati del terzo trimestre hanno confermato questo rallentamento con una crescita della produzione industriale che passa da +10% su un anno nel primo trimestre (+7,5% Cina esclusa) a +8% nel terzo trimestre (3,8% Cina esclusa)".
Fino al terzo trimestre la dinamica della domanda interna, sottolineano gli economisti francesi, "ha ancora permesso di compensare la debolezza delle esportazioni in modo che la crescita del pil reale è rimasta ancora positiva nella maggior parte di quei paesi, in Asia in particolare". Ma il deterioramento del clima di fiducia nel settore manifatturiero dovrebbe estendersi anche al settore dei servizi.
Per quanto riguarda la finanza pubblica, il deficit pubblico nei paesi emergenti dovrebbe "aver continuato a ridursi nel 2011". Secondo l'Fmi, rilevano gli economisti di Bnp Paribas, il rapporto deficit/pil dovrebbe scendere al 3,1% mentre il rapporto debito/pil sotto il 40% mentre quello dei paesi sviluppati supererà la soglia del 100%.
Da settembre le stime ufficiali che riguardano i paesi sviluppati nel 2012 sono stati sensibilmente rivisti al ribasso rispetto al mese di giugno (da +2,6% a 1,9% dall'Fmi). Queste revisioni, sottolineano gli economisti di Bnp Paribas, "sono state molto meno pronunciate per i paesi in sviluppo (da +6,4% a +6,1% per l'Fmi).
Le previsioni di crescita economica in quei paesi, rilevano gli economisti della banca francese, "possono giustificare dal fatto che questi paesi sono stati poco colpiti dallo stress finanziario registrato nei paesi in sviluppo".
Ad eccezione di alcuni paesi come l'Ucraina, il Vietnam o l'Ungheria, "la solidità dei 'fondamentali' macroeconomici (rapporto debito/pil intorno a 50%, ampie riserve di cambio nonostante le perdite di settembre) e microeconomici (solidità dei sistemi bancari, indebitamento moderato delle aziende e delle famiglie) dovrebbero proteggerli di ogni tipo di rischio sistemico ma come nel 2008 i shock reali sono probabilmente sotto stimati così come i rischi di credito".