MILANO - Ottimo risultato sui tre anni, benino sui dieci anni. E' il giudizio di Luca Cazzulani, il capo del fixed income di Unicredit, colui che detta la strategia della banca sui titoli a reddito fisso.
Com'è andata l'emissione dei Btp italiani?
"Piuttosto bene per i prezzi e i rendimenti sulla parte breve. I titoli a tre anni hanno visto scendere i rendimenti dal 7,89% al 5,62% e l'offerta di 3 miliardi è stata coperta per 2,5 miliardi. E' vero che il rendimento è ancora elevato, ma scende dai massimi di novembre. E la domanda è stata coperta per intero, sebbene il Tesoro abbia deciso di non collocare tutti i titoli a disposizione, probabilmente proprio per non vedersi costretto a pagare un rendimento alto, del 5,6%. Fin dalla mattinata, cioè prima dell'asta, gli investitori avevano iniziato a comprare titoli a tre anni, nella convinzione che i prezzi sarebbero ulteriormente saliti. Un segno di fiducia".
E sui dieci anni?
"Sulle scadenze più lunghe, invece, la fiducia deve ancora migliorare. Qui prima dell'asta c'erano state delle vendite e non degli acquisti come sui tre anni. L'offerta era di 4,5 miliardi e sono state venduti un miliardo di titoli con scadenza a settembre 2021 e 2,5 miliardi con scadenza a marzo 2022. La domanda c'è, ma il costo del debito è ancora elevato, resta al 6,89%. La liquidità in circolazione si concentra soprattutto sui titoli al di sotto dei tre anni. Serve una ulteriore iniezione di fiducia".
E come si può migliorare la fiducia?
"L'Italia e Monti devono certamente rilanciare la crescita, ma parte della discesa della curva dei tassi dipende anche dal contesto internazionale. Le politiche domestiche sono importanti, da sole però non bastano. E' auspicabile un segnale a livello europeo. L'Unione deve dare un'immagine migliore di sé".
Com'è andata l'emissione dei Btp italiani?
"Piuttosto bene per i prezzi e i rendimenti sulla parte breve. I titoli a tre anni hanno visto scendere i rendimenti dal 7,89% al 5,62% e l'offerta di 3 miliardi è stata coperta per 2,5 miliardi. E' vero che il rendimento è ancora elevato, ma scende dai massimi di novembre. E la domanda è stata coperta per intero, sebbene il Tesoro abbia deciso di non collocare tutti i titoli a disposizione, probabilmente proprio per non vedersi costretto a pagare un rendimento alto, del 5,6%. Fin dalla mattinata, cioè prima dell'asta, gli investitori avevano iniziato a comprare titoli a tre anni, nella convinzione che i prezzi sarebbero ulteriormente saliti. Un segno di fiducia".
E sui dieci anni?
"Sulle scadenze più lunghe, invece, la fiducia deve ancora migliorare. Qui prima dell'asta c'erano state delle vendite e non degli acquisti come sui tre anni. L'offerta era di 4,5 miliardi e sono state venduti un miliardo di titoli con scadenza a settembre 2021 e 2,5 miliardi con scadenza a marzo 2022. La domanda c'è, ma il costo del debito è ancora elevato, resta al 6,89%. La liquidità in circolazione si concentra soprattutto sui titoli al di sotto dei tre anni. Serve una ulteriore iniezione di fiducia".
E come si può migliorare la fiducia?
"L'Italia e Monti devono certamente rilanciare la crescita, ma parte della discesa della curva dei tassi dipende anche dal contesto internazionale. Le politiche domestiche sono importanti, da sole però non bastano. E' auspicabile un segnale a livello europeo. L'Unione deve dare un'immagine migliore di sé".