Economia

LIBERALIZZAZIONI

Benzinai, sette giorni di sciopero
"Un attacco alla categoria"

L'agitazione proclamata da Figisc e Anisa, le associazioni dei gestori di Confcommercio: l'intervento sull'esclusiva di fornitura non servirà a calmierare i prezzi, ma a far espellere operatori dalla rete. Modalità e date da decidere. Anche i ferrovieri dell'Orsa proclamano uno stop di 24 ore per il 27 gennaio

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ROMA - Distributori di carburante chiusi per sette giorni in segno di protesta contro le liberalizzazioni. Li hanno proclamati Figisc e Anisa, le due associazioni dei gestori aderenti a Confcommercio. "Le modalità e le date precise saranno decise dagli organi dirigenti delle due federazioni nei prossimi giorni - annunciano in una nota Luca Squeri, presidente nazionale della Figisc, la federazione che riunisce i benzinai della rete ordinaria, e Stefano Cantarelli, presidente nazionale della Anisa - anche alla luce dei provvedimenti che il governo assumerà nel prossimo Consiglio dei ministri, ma sin d'ora sia chiaro che si tratterà di una chiusura prolungata: sette giornate di chiusura degli impianti. La posta in gioco è talmente importante da non consentire incertezze di sorta: ne va davvero dell'esistenza della categoria".

"La scelta di intervenire sull'esclusiva di fornitura nella rete carburanti - sostengono Figisc e Anisa - non produrrà alcun effetto sui prezzi, ma otterrà il risultato di far espellere i gestori dalla rete alla scadenza dei loro contratti e di far rendere loro dalle aziende petrolifere e dai retisti convenzionati la vita ancor più impossibile fin da subito. Non solo, perché la norma che autorizza gli impianti a funzionare 24 ore su 24 solo nella modalità self service senza più la presenza dell'operatore è un altro grossissimo chiodo piantato sulla bara della categoria. Insomma, ci vuole davvero coraggio a sostenere che queste siano le misure di sviluppo necessarie a far uscire dalla crisi economica il Paese".

L'attacco contro i gestori non si può giustificare con l'obiettivo di calmierare i prezzi dei carburanti, afferma Squeri. "Da un anno a questa parte - spiega - la responsabilità dell'aumento del prezzo della benzina è dovuta per l'80% all'aumento delle imposte deciso con le reiterate manovre sulle accise, mentre l'aumento della materia prima ha inciso per il 20%. I costi di distribuzione pesano sul prezzo finale circa per meno del 10% (poco più del 2% lo percepisce il gestore, un importo fisso qualunque sia il prezzo del prodotto), contro una quota di imposte che vale il 60% del prezzo della benzina".

La fretta di liberalizzare questo settore, peraltro per la quarta volta consecutiva, conclude Cantarelli, "è una mossa tutta 'politica' per dare una qualche risposta mediatica alle tensioni sui prezzi. Insomma, dopo avere pescato a piene mani sulla fiscalità dei carburanti (un anno fa i prezzi italiani della benzina stavano al decimo posto in Eurolandia, oggi sono al primo) si vuol fare intendere agli italiani di restituire loro qualcosa scagliando il pallone nella rete del sistema distributivo senza curarsi di chi se la prende direttamente in faccia".

Ferrovieri Orsa. Contro il decreto liberalizzazioni del governo Monti anche l'Orsa ha proclamato uno sciopero di 24 ore, definendo il provvedimento "un attacco al lavoro": "La liberalizzazione - afferma l'Orsa - colpirà indistintamente la capacità di difesa del lavoro e del salario di ognuno di noi". La mobilitazione coinvolgerà il personale addetto alla circolazione dei treni dalle ore 21 del 26 gennaio alla stessa ora del 27, e gli uffici e gli impianti fissi per l'intera giornata del 27.