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L'economia cinese spinge le Borse
Spread in calo a quota 471 punti

Nell'ultimo trimestre il Pil di Pechino è cresciuto dell'8,9% contro un'attesa dell'8,7%. Le Piazze asiatiche volano. Bene Milano. Giù i rendimenti dei bonos spagnoli. Crollano le immatricolazioni di nuove auto a dicembre in Europa
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MILANO - Il Pil cinese rallenta, ma cresce più delle attese registrando nell'ultimo trimestre dell'anno una progressione dell'8,9% contro una stima dell'8,7% (+9,1% nel periodo precedente). Nell'intero 2011 l'espansione dell'economia cinese è stimata al 9,2% rispetto al +10,4% dell'anno precedente.

E così le Borse del Vecchio continente registrato un'altra seduta di recuperi. Dopo una mattinanta scoppiettante, Milano riduce i guadagni e chiude in rialzo dello 0,69%. Maglia rosa di giornata a Francoforte (+1,82%), bene anche Londra (+0,65%) e Parigi (+1,4%). A dare fiato agli acquisti l'indice Zew che misura le aspettative sull'economia tedesca: a gennaio è salito a -21,6 da -53,8 di dicembre, tornando ai massimi dallo scorso luglio e superando nettamente il -49,5 che era previsto dagli economisti. Tra i titoli italiani più in evidenza, ancora sotto pressione Fonsai alle prese con la fusione Unipol, mentre brilla Unicredit dopo l'annuncio di Aabar che …
MILANO - Il Pil cinese rallenta, ma cresce più delle attese registrando nell'ultimo trimestre dell'anno una progressione dell'8,9% contro una stima dell'8,7% (+9,1% nel periodo precedente). Nell'intero 2011 l'espansione dell'economia cinese è stimata al 9,2% rispetto al +10,4% dell'anno precedente.

E così le Borse del Vecchio continente registrato un'altra seduta di recuperi. Dopo una mattinanta scoppiettante, Milano riduce i guadagni e chiude in rialzo dello 0,69%. Maglia rosa di giornata a Francoforte (+1,82%), bene anche Londra (+0,65%) e Parigi (+1,4%). A dare fiato agli acquisti l'indice Zew che misura le aspettative sull'economia tedesca: a gennaio è salito a -21,6 da -53,8 di dicembre, tornando ai massimi dallo scorso luglio e superando nettamente il -49,5 che era previsto dagli economisti. Tra i titoli italiani più in evidenza, ancora sotto pressione Fonsai alle prese con la fusione Unipol, mentre brilla Unicredit dopo l'annuncio di Aabar che con l'aumento salirà al 6,5%.

Dopo tre giorni di chiusura, Wall Street apertura guadagna quasi un punto percentuale: +1% per il Dow Jones, in linea con S&P (+0,9%) e Nasdaq (+1%). In lieve recupero l'euro nei confronti del dollaro scambiato a 1,274 e a 97,87 nei confronti dello Yen dopo essere sprofondata ai minimi degli ultimi 11 anni. In Asia Tokyo, dopo il tonfo di ieri ha chiuso in rialzo dell'1,05%, mentre Shanghai ha guadagnato il 4,18%. 

Fondo salvastati e spread. Dopo la decisione - già scontata dai mercati - di S&P di tagliare anche il rating del Fondo Salvastati (European Financial Stability Facility) a AA+ da AAA, l'Efsf ha collocato sul mercato titoli a 6 mesi per 1,5 miliardi di euro, in linea con le attese, al rendimento dello 0,2664%. Le richieste complessive sono arrivate a 4,66 miliardi. Asta anche in Spagna, la prima dopo l'ultimo downgrade: Madrid ha collocato 4,9 miliardi di euro a 12 e 18 mesi contro un obiettivo compreso fra i quattro e i cinque miliardi. I tassi sono in forte calo rispetto all'asta di dicembre, con il 21 mesi al 2,05% dal 4,05%, e la domanda degli investitori ha superato i 16 miliardi. E torna sul mercato anche la Grecia che ha annunciato di aver collocato sul mercato dei capitali bond a 3 mesi per 1,625 miliardi di euro al tasso del 4,64%, in lieve ribasso rispetto all'asta precedente del 20 dicembre quando il rendimento si era assestato al 4,68%. Il collocamento arriva in un momento di particolare importanza per il governo ellenico impegnato in difficili trattative con le banche straniere per la riduzione del debito contratto con i privati.

In calo, intanto, il differenziale di rendimento tra Btp e Bund sceso a quota 471 punti: i titoli a 10 anni rendono il 6,46%, i 5 anni il  5,47% e i due anni scendono al 3,96%.

Il governo giapponese, intanto, è pronto a proseguire gli acquisti di bond europei del Fondo salva-stati (Efsf), nonostante il declassamento del suo rating deciso da Standard & Poor's. Lo ha reso noto il ministro delle finanze Jun Azumi, secondo cui la misura "non porterà immediatamente all'erosione della nostra fiducia nei titoli Efsf. Per Azumi si tratta, quindi, di prodotti finanziari "di valore", aggiungendo che la misura dell'agenzia di rating, seguita al declassamento della scorsa settimana di nove Paesi dell'Eurozona, non "farà cambiare il nostro punto di vista". Tokyo ha finora speso oltre 3,5 miliardi di euro delle sue riserve valutarie per comprare bond emessi dal Fondo salva-stati per sostenere l'Irlanda e il Portogallo.

Ficht però lancia un doppio allarme. In un'intervista a Bloomberg, il responsabile dei rating sovrani europei dell'agenzia di rating, Edward Parker, la Grecia è insolvente e farà default. Inoltre l'Italia è stata messa in rating watch negative tempo fa, "il che vuol dire che ci sono buone possibilità che ci sia un downgrade da qui a fine gennaio" ha spiegato Alessandro Settepani, senior director head of business di Fitch Italia interpellato a margine di un'audizione alla camera. Nel corso di un'audizione parlamentare, però, il governatore della Banca d'Inghilterra, Mervying King, ha invitato le autorità politiche e monetarie a dare meno importanza alle agenzie di rating.

Bce. Il calo dello spread è legato anche all'intervento della Bce, ma Francoforte sta "discutendo possibili alternative" agli acquisti di titoli di Stato dei Paesi in difficoltà", e nella discussione figurano "tutti gli strumenti di politica monetaria". A dirlo è Ewald Notowny, consigliere della Banca centrale europea che aggiunge: "Il peggioramento di due gradini del rating dell'Italia da parte di S&P è un problema particolarmente serio per il forte rifinanziamento del debito necessario nel 2012". E le tensioni restano alte: ieri i depositi presso lo sportello ufficiale della Bce sono aumentati al nuovo record di 501,93 miliardi contro i 493,272 miliardi di venerdì (precedente massimo assoluto).

Mercato auto in Europa. Nel mirino oggi i titoli del comparto auto: le immatricolazioni di nuove vetture in Europa (Ue27+Efta) nel mese di dicembre sono scese del 5,8% annuo a 995.404 unità. Lo rende noto l'Acea, precisando che nell'intero 2011 il calo è stato dell'1,4% sul 2010 con 13.573.550 veicoli immatricolati. Nella sola Ue, le vendite hanno registrato un -6,4% a dicembre e -1,7% sull'intero anno.

In tutto il 2011 Fiat Group Automobiles ha immatricolato in Europa (27 Paesi Ue + Efta) 947.786 nuove vetture, segnando un calo del 12% rispetto alle 1.077.228 del 2010 e la sua quota di mercato è passata dal 7,8% al 7%. A dicembre le vendite del gruppo torinese sono scese del 15,6% a 61.399 unità. Il titolo del Lingotto però recupera l'1,97%.

Tra i costruttori il primato resta del gruppo Volkswagen (+9% dicembre e quota salita al 23,3%), seguita da Psa Peugeot Citroen (-18,5% e quota in flessione all'11,3%), Renault (-14,3% e quota al 9,4%), GM (-15% e quota all'8,9%) e Ford (+3,4% e 7,5%).