Economia

industria

Marchionne: "Fiat resta in Italia
ma solo a precise condizioni"

L'ad del Lingotto manda messaggi da Bruxelles: "Non si può tenere in piedi un sistema senza più basi economiche: serve la riforma del Welfare e un mercato del lavoro più flessibile". Camusso: "Che fine hanno fatto il piano industriale e gli investimenti?". intanto l'azienda produrrà veicoli in Russia e la "Panda" a Pomigliano d'Arco

2 minuti di lettura
BRUXELLES - La Fiat manterrà le scelte industriali in italia, ma soltanto "a condizioni estremamente chiare". Lo ha ribadito l'amministratore delegato Sergio Marchionne, parlando a Bruxelles in qualità di presidente dell'Acea. "Non possiamo continuare a perdere soldi in Europa semplicemente per tenere in piedi un sistema industriale che economicamente non ha basi", ha detto Marchionne riferendosi direttamente all'Italia. Un messaggio chiaro, che pare rivolto più al Paese (e dunque anche al mercato interno) che a un singolo destinatario.

Marchionne ha smentito di aver ipotizzato il "sacrificio" di due stabilimenti italiani e spiegato che l'esigenza del Lingotto è di "mantenere una politica industriale in Italia che dà la possibilità agli stabilimenti di raggiungere livelli di produttività adeguata per competere nel mondo usando le infrastrutture che permettono di esportare in altri paesi fra cui gli Stati Uniti".

Il manager non ha elencato le "precise condizioni" necessarie a tale politica industriale, ma ha lasciato intendere che tra esse ci sono la riforma del welfare e del mercato del lavoro: "Se io potessi fare solo una cosa - ha detto Marchionne - , probabilmente creerei un ambiente del lavoro flessibile per gestire la domanda e l'offerta". E' la risposta a una domanda specifica sull'eccesso di produzione nel settore europeo dell'auto, ma Marchionne ha buon gioco a muoversi sulla direttrice della maggiore flessibilità sollecitata al governo italiano dalle istituzioni internazionali.

Il sistema del welfare europeo, dice Sergio Marchionne, deve essere ripensato e ridimensionato, se si vuole che l'industria del continente resti competitiva a livello globale. "Draghi - ha detto riferendosi a un'affermazione recente del presidente della Bce - è stato molto chiaro: bisogna ripensare e ridimensionare il sistema del welfare. È un processo complesso, ma deve essere fatto, e ogni ostacolo che sarà gettato in questo processo lo rallenterà". "Chiunque gestisce una multinazionale - ha continuato l'ad della Fiat - capisce che il mondo è piatto, dal punto di vista commerciale; non esiste la nozione che noi europei siamo diversi. Bisogna riconoscere le sfide, non possiamo continuare a ignorarle".

"Sono convinto che esistono le condizioni per creare la flessibilità 'buona' - ha detto Marchionne - : quello che dobbiamo fare è abbandonare gli schemi del passato. Se continuiamo a insistere che tutte le cose che abbiamo avuto e costruito sono essenziali per il futuro, quando in effetti sono considerate degli ostacoli proprio del progresso industriale di un Paese, quella strada non ci porterà molto lontano".

Sui tempi per gli impegni italiani di Fiat e sull'investimento da 20 miliardi dell'annunciato piano Fabbrica Italia, Marchionne ha detto che su "Mirafiori gli impegni li stiamo prendendo", "ci stiamo lavorando alla velocità della luce, perciò abbiamo annunciato il modello Jeep Mirafiori che partirà l'anno prossimo".

Marchionne ha anche parlato di Pomigliano d'Arco: "La decisione di riportare la produzione della nuova Panda in Italia non è stata presa solo sulla base di considerazioni razionali..., ma per via del legame storico e della relazione privilegiata di Fiat con l'Italia e perchè i lavoratori dello stabilimento di Pomigliano hanno scelto di unirsi a noi nella sfida di diventare globalmente competitivi. Meritavano l'opportunità di dare prova di sè stessi". L'Ad di Lingotto ha avuto parole anche per i sindacati. Le risposte da parte dei sindacati, ha aggiunto, "le abbiamo già avute; quello che non vogliamo avere sono ostacoli, querele...". Il riferimento è alla Fiom ed alla Cgil con le quali l'Ad del Lingotto resta in rotta totale dopo l'ennesimo verdetto sulla vicenda dei tre licenziati di Melfi fatti riassumere dalla magistratura e lasciati a casa, pur retribuiti, dalla direzione dello stabilimento.

La stessa leader della Cgil, del resto, anche oggi è tornata a criticare l'Ad: "Il piano industriale di Fiat è fondato solo sulla Chrysler e gli Stati Uniti - ha detto Rosanna Camusso - . Non si vedono i famosi 20 miliardi di investimenti e soprattutto non si vedono modelli che possano riaprire la competizione di Fiat con gli altri produttori europei. Bisognerebbe smetterla di farsi chiedere delle cose dall'amministratore delegato della Fiat. Invece il governo, in nome e per conto di questo paese, dovrebbe chiedere all'amministratore delegato della fiat che cosa fa per investire in italia".

Intanto, Fiat e Sberbank hanno siglato una lettera di intenti per la produzione e distribuzione di vetture e veicoli commerciali leggeri in Russia. La banca russa intende finanziare il progetto e inoltre acquisire una partecipazione del 20% della joint venture. Saranno prodotte Jeep, con un investimento massimo di 850 milioni di euro.