Economia

IL DOSSIER

Mobilità, dimezzati i mesi di copertura
ma l'indennità di disoccupazione salirà

Le prime simulazioni su cosa accadrà con il nuovo ammortizzatore, l'Aspi (assicurazione sociale per l'impiego) che dovrebbe sostituire parte degli attuali ammortizzatori sociali. Sacrifici soprattutto per i lavoratori del Sud, ma in alcuni casi si avrebbero anche 3 mila euro in più di LUISA GRION

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È ABBASTANZA semplice stabilire chi ci andrà a perdere, ma è meno facile capire chi ci guadagnerà. L'Aspi, l'assicurazione sociale per l'impiego - la nuova formula di sostegno rivolta a chi resterà senza lavoro, proposta dal ministro del Lavoro Fornero - è destinata a rivoluzionare l'attuale rete degli ammortizzatori sociali. E come in tutte le rivoluzioni anche in questa ci saranno vincitori e vinti.

Fra i secondi troviamo sicuramente i lavoratori che secondo le norme ora in atto avrebbero diritto all'indennità di mobilità, fra i primi dovrebbero invece esserci parte di quelli che oggi si avvalgono dell'assegno di disoccupazione e di altre indennità minori. Il problema è appunto capire quanti.

L'Aspi infatti sostituirà tutte le attuali forme di sostegno, a parte la cassa integrazione ordinaria e quella speciale nel caso di ristrutturazioni. Sarà versata per 12 mesi (a regime 18 per gli over 55) e con importi lordi massimi - per il primo semestre, poi destinati a ridursi - di 1.119 euro al mese. Il suo arrivo graduale (si comincia dall'anno prossimo) abolirà la mobilità, ma la mobilità oggi dura molto più a lungo e copre molto di più.

La tabella di marcia consegnata ieri dal governo alle parti sociali parla chiaro. Nel passaggio fra mobilità e Aspi tutte le fasce d'età, under 39 a parte, in tutte le aree geografiche del Paese sono destinate a perderci. Peggio di tutti starà il lavoratore del Sud di oltre 55 anni che rispetto al sostegno attuale perderà due anni e mezzo di copertura (da 48 mesi a 18).

Una perdita secca e generalizzata che i sindacati non intendono accettare e sul quale hanno già detto di essere disposti a far saltare la partita. "Il governo tenga conto della crisi" ha avvertito Centrella segretario generale dell'Ugl; "qui si rischia la rottura della coesione sociale" ha commentato Bonanni leader della Cisl.

Per quanto riguarda la disoccupazione, sulla carta il ragionamento sarebbe inverso. L'assegno oggi è versato per 8 o per 12 mesi, l'Aspi lo porterà per tutti ad un anno e l'importo stesso dell'indennità sarà più alto rispetto a quello attuale. In alcuni casi decisamente più alto, fino a tremila euro l'anno in più. Il problema è capire quanti saranno gli "avvantaggiati". In teoria più degli svantaggiati (nel 2011 i lavoratori con almeno un giorno di mobilità sono stati 180 mila, quelli che hanno ricevuto un sostegno alla disoccupazione 2 milioni e mezzo circa).

Ma il confronto non è per niente facile e, soprattutto, non è facile capire quanto costerà alla fine l'intera partita. Al ministero del Lavoro assicurano che il nuovo assegno sarà in ogni caso superiore agli attuali e che saranno previste correzioni per i redditi più bassi.

Ma per i sindacati la rassicurazione è insufficiente: "Viste le nuove norme molti precari non potranno ottenere l'Aspi, perché non riusciranno a dimostrare 52 settimane di lavoro in regola negli ultimi due anni - dice Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil - ma non ne avranno diritto nemmeno i 600 mila mono-committenti. In più l'entità dell'assegno sarà calcolata non sull'ultimo stipendio, come oggi avviene, ma sulla media degli ultimi due anni. Questa riforma è contraria ai giovani".

La nuova rete di ammortizzatori non convince nemmeno la Cisl. "La mobilità va mantenuta - precisa Giorgio Santini, segretario generale aggiunto - perché in molti casi 18 mesi di copertura non bastano. Come arrivverà alla pensione un uomo di 62 anni che perde il lavoro? Con la mobilità lo potevamo accompagnare, con l'Aspi dopo un anno e mezzo lo abbandoniamo".