Economia

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"Ripresa possibile solo a fine anno
se si riducono spesa e pressione fiscale"

Nelle sue prime "Considerazioni finali" il governatore Ignazio Visco sottolinea la gravità della crisi attuale, che però può essere superata se si punta al rafforzamento dell'Unione Europea. In Italia la via è obbligata: spending review, riforme che puntino alla crescita e alleggerimento dell'imposizione fiscale grazie anche alla lotta all'evasione  di ROSARIA AMATO

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ROMA - Riduzione della pressione fiscale, taglio della spesa pubblica e sua rimodulazione, con particolare attenzione all'istruzione e alla ricerca, lotta all'evasione, rafforzamento delle imprese e del sistema bancario: questa la via che l'Italia deve intraprendere per uscire dalla crisi. Ma la crisi non è solo italiana, e non lo è la via d'uscita, sottolinea nelle sue prime "Considerazioni finali" il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco. Che ricorda l'importanza della politica monetaria condotta dalla Banca Centrale Europea e dalle altre autorità di regolamentazione negli ultimi mesi: si è evitato il tracollo. La politica monetaria da sola non basta però: occorre compiere "passi avanti concreti nella costruzione europea", che abbiano come traguardo finale "l'unione politica".

In vista di una ripresa che potrebbe anche affacciarsi già a fine anno (anche se Visco conferma la previsione del Pil a -1,5% per il 2012) l'Italia deve affrontare e superare al meglio i propri problemi interni. Il governatore ha parole di apprezzamento per la politica di bilancio attuata dal governo, e le "incisive riforme strutturali". Ma ricorda che il prezzo pagato al momento è "un innalzamento della pressione fiscale a livelli ormai non compatibili con una crescita sostenuta". E quindi "l'inasprimento non può che essere temporaneo". La sfida deve spostarsi adesso sui "tagli di spesa che compensino il necessario ridimensionamento del peso fiscale". E su innovazione e ricerca per il rilancio del nostro sistema produttivo: impegni per il governo, ma anche per le imprese. Che certo, hanno subito la stretta creditizia, aggravata però da una debolezza strutturale: gli imprenditori, chiede Visco, devono rafforzare il capitale delle loro aziende. Le "Considerazioni" si chiudono con un richiamo a "un rinnovamento profondo che coltivi la speranza" e "vada incontro alle aspirazioni delle generazioni più giovani".

La gravità della crisi. Visco non sminuisce la gravità della crisi attraversata in questo momento dall'Italia e dall'Europa. "Dalla scorsa estate una crisi di gravità eccezionale ha investito l'Europa e l'Italia", innescata dal "peggioramento delle prospettive dell'economia globale", dall'"aggravarsi delle condizioni finanziarie della Grecia" e dai "timori suscitati dall'annuncio del coinvolgimento del settore privato nella riduzione del debito greco". Anche Italia e Spagna sono finite nuovamente nell'occhio del ciclone, prova ne è il fatto che "il differenziale tra Btp e Bund decennali è tornato al di sopra dei 450 punti base", dopo il momentaneo sollievo dovuto alle misure prese in autunno dal nuovo governo.

Italia in recessione. E quindi "in Italia la produzione industriale, che aveva a stento recuperato nel secondo trimestre dello scorso anno meno della metà dei 25 punti percentuali persi nella recessione del 2009, è da allora caduta del 5%". Siamo in recessione: la Banca d'Italia conferma la previsione della caduta del Pil dell'1,5% per quest'anno. "Una ripresa potrà affiorare verso la fine dell'anno, con possibilità tanto maggiore quanto più saranno efficaci gli interventi strutturali volti a migliorare l'utilizzo delle risorse pubbliche e private, quanto più chiara e decisa sarà la coesione mostrata dall'Unione Europea". Tra gli elementi positivi "secondo le previsioni correnti, il disavanzo pubblico sarà quest'anno ben al di sotto del limite del 3 per cento; l'anno prossimo sarà vicino al pareggio strutturale e il debito pubblico inizierà a scendere in rapporto al Pil, grazie anche al completamento della riforma previdenziale". Ancora sul fronte del bilancio pubblico, "il saldo primario è in forte e crescente avanzo; la spesa corrente diversa dagli interessi diminuisce in termini reali da due anni".

Le condizioni per la ripresa. Dunque la ripresa dipende da due ordini di condizioni: una buona politica interna, e un rafforzamento dell'Unione Europea, che vada in direzione dell'unione politica, e che sia inclusiva anche dei Paesi in difficoltà, che vanno sostenuti e non esclusi. Per quanto riguarda il fronte italiano, Visco rileva che i compiti importanti da svolgere sono tre: "un settore pubblico che tenga i conti in ordine, non sprechi, agevoli l'economia; un sistema bancario solido ed efficiente; un sistema produttivo che sappia e possa innovare, competere e crescere". Al governo la Banca d'Italia riconosce il merito di aver messo "il bilancio pubblico su una dinamica sostenibile e credibile" e di aver avviato le necessarie riforme strutturali. A sostegno di questa necessaria politica c'è stato però un innalzamento della pressione fiscale eccessivo: "l'inasprimento non può che eessere temporaneo", ammonisce Visco. Le tasse devono calare, gli introiti devono essere compensati dai risultati della lotta all'evasione fiscale e dai tagli alla spesa pubblica.

Una lunga strada.
Fermo restando che "il percorso non sarà breve", e "tenendo conto che "la società italiana non può non confrontarsi con un mondo cambiato, che non concede rendite di posizione", la politica deve "assicurare la prospettiva di un rinnovamento profondo che coltivi la speranza, vada incontro alle aspirazioni delle generazioni più giovani", conclude Visco.

Puntare all'unione politica europea. Inutile però illudersi che ci possa essere un'uscita dalla crisi che possa eludere la via europea. La crisi ha messo a nudo le debolezze dell'Unione. "Se si guardasse all'area dell'euro come a un'entità unitaria, nella forma ad esempio di uno Stato federale - rileva Visco - non emergerebbero allarmi sulla tenuta del suo impianto monetario e finanziario, pur nella preoccupazione per le ripercussioni della crisi su ciclo economico, intermediari e mercati. Ma una unione politica in Europa ancora non c'è". L'unione politica è una strada obbligata, secondo la Banca d'Italia. E intanto, "vanno resi più efficaci sul piano operativo gli strumenti di assistenza finanziaria agli Stati in difficoltà". "Deve essere possibile utilizzare in modo incisivo le risorse, significative, già stanziate dagli Stati membri. E' nell'interesse di tutti", sottolinea Visco. Non è dunque con una Unione a due velocità che si risolve la crisi, per la Banca d'Italia.

Rispettare gli impegni. L'obbligo di aiutare gli Stati membri in difficoltà certo non deve convertirsi in un mancato rispetto degli obblighi comuni, ricorda Visco: "L'azzardo morale di chi fida sull'aiuto altrui per perseverare nelle cattive politiche del passato va evitato con una forte pressione politica e normativa, esigendo il rispetto degli impegni concordati, sulla base di programmi ambiziosi ma allo stesso tempo realistici". Tuttavia, va anche salvaguardata l'autonomia degli Stati membri, pur in difficoltà: "Sta ai Paesi in difficoltà attuare quelle riforme che permettano di recuperare competitività e ridurre gli squilibri accumulati, coi tempi e la gradualità appropriati, ma senza sconti di ambizione". E "Sta ai Paesi più forti aiutare questo processo non ostacolando il riequilibrio, realizzando progressi strutturali che favoriscano la domanda".

Il ruolo della Bce. Visco ricorda l'importanza degli interventi della Bce, che hanno sostenuto la stabilità finanziaria europea, ripristinato la liquidità delle banche, limitando l'effetto depressivo legato alle difficoltà della raccolta e dell'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato. Tuttavia "la politica monetaria non può sanare tutti gli squilibri nell'area dell'euro", pur potendo però "contenere il contagio, evitare crisi sistemiche, attenuare le tensioni. Il suo contributo a sostenere i mercati e la liquidità resta essenziale; l'uscita dall'attuale assetto è oggi del tutto prematura".

Critiche ingiuste verso le banche. "Dall'inizio della crisi le banche italiane hanno compiuto notevoli progressi sulla strada del rafforzamento patrimoniale", dice Visco, che difende il sistema creditizio dalle accuse di non erogare abbastanza credito alle imprese e alle famiglie. "La critica alle banche di essere disattente alle esigenze dell'economia non è corretta - afferma il governatore - sono esposte in misura rilevante nei confronti delle famiglie e delle imprese meritevoli di credito, anche se in difficoltà; possono continuare a sostenerle". Però in particolare agli imprenditori Visco chiede di "rafforzare il capitale delle loro imprese", non facendo dunque affidamento solo sul credito bancario.

Che però devono ridurre i costi. Alle banche invece via Nazionale chiede di ridurre i costi di gestione: il costo del lavoro è eccessivo, soprattutto lo sono "le remunerazioni degli amministratori e dell'alta dirigenza". Il sistema bancario è ancora inoltre sovradimensionato: "Alle aggregazioni tra banche non hanno fatto seguito snellimenti incisivi nell'articolazione societaria dei gruppi e una riduzione nel numero dei componenti degli organi amministrativi". "Questi assetti - stigmatizza Visco - sono di per sé costosi e non giustificati dalle competenze professionali necessarie all'efficace gestione del gruppo o della banca".