Economia

SPESA PUBBLICA

Salta il tetto alle pensioni d'oro
Spending review, subito 4,2 mld di tagli

Sulla base del piano-tagli elaborato dal commissario Bondi, il governo si appresta a varare una sorta di "manovrina" per evitare l'aumento dell'Iva, fronteggiare l'emergenza terremoto e centrare la riduzione del deficit. Nel biennio 2013-14 i tagli aumenterebbero, tra i 7 e 10 miliardi annui. Ma il Tesoro avverte: l'annullamento delle gare d'appalto derivante da un emendamento approvato al Senato costerebbe alla finanza pubblica circa 1,2 miliardi

3 minuti di lettura
ROMA - Niente tagli alle pensioni d'oro (sopra i 6mila euro) dei gran commis: il governo frena la maggioranza e chiede tempo. La proposta infatti non verrà approvata con il primo decreto legge sulla spending review all'esame della Camera ma, è la promessa, sarà rimessa sul tavolo insieme alle misure per lo sviluppo. E intanto il governo sta lavorando a "un decreto pesante": 4,2 miliardi di tagli nel 2012, dai 7 ai 10 miliardi per ciascuno anno del biennio 2013-2014. Obiettivi: mettere in sicurezza i conti fino al 2014, evitare l'aumento dell'Iva, far fronte alle esigenze del post-terremoto in Emilia e centrare la riduzione del deficit garantito in sede europea. Si tratta del primo provvedimento della spending review e sarà licenziato dal Consiglio dei ministri dopo il Consiglio europeo del 27-28 giugno, secondo quanto riferisce una fonte. A conferma, nell'ordine del giorno del Cdm convocato per domani alle 9,30 il provvedimento non c'è.

Il governo ha dato parere negativo a un emendamento del deputato Guido Crosetto (Pdl) sul tetto alle "pensioni d'oro" per i manager pubblici. L'esecutivo si sarebbe però impegnato a ragionare sul tema nell'ambito dell'esame del dl sviluppo. L'emendamento prevede che le pensioni "erogate in base al sistema retributivo, non possono superare i 6.000 euro netti mensili. Sono fatti salvi le pensioni e i vitalizi corrisposti esclusivamente in base al sistema contributivo". Se la pensione è cumulata con altri trattamenti pensionistici erogati da gestioni previdenziali pubbliche in base al sistema retributivo, "l'ammontare onnicomprensivo non può superare i 10.000 euro netti mensili".

Ma al governo giunge anche un avvertimento dal Tesoro: la norma del decreto sulle aggiudicazioni di appalti che, secondo una modifica intervenuta nel passaggio in Senato, verrà applicata anche alle procedure di affidamento per le quali si è già proceduto all'apertura dei plichi, potrebbe comportare contenziosi e costare allo Stato oltre 1 miliardo di euro. Le preoccupazioni sono riassunte in una lettera inviata al Parlamento dalla ragioneria generale dello Stato e dalla Consip. Nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera, che stanno esaminando il decreto, dovrebbe passare un emendamento che ripristina la regola secondo la quale l'apertura in seduta pubblica delle buste si applicherà solamente alle gare per le quali le buste non erano state aperte alla data dell'entrata in vigore del provvedimento.

Secondo il vice ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, l'approvazione del decreto sulla spending review arriverà a breve, "penso che sia questione di giorni, se è domani o no lo vedremo", dichiara a margine di un convegno alla Bocconi. Grilli ha quindi ricordato come uno degli obiettivi del decreto sia quello di evitare l'aumento dell'Iva. Nel mirino quindi c'è la riduzione "delle spese dello Stato per poter abbassare, fra le altre cose, il peso fiscale e quindi evitare un aumento dell'Iva. E' uno dei propositi su cui stiamo lavorando".

Il premier Mario Monti illustrerà le linee guida del piano tagli del commissario Enrico Bondi domani alle Regioni e ai vertici del Pdl, Silvio Berlusconi e Angelino Alfano. Nei giorni seguenti, subito dopo il vertice di Bruxelles, il calendario delle "consultazioni" prevede un incontro con i sindacati, mentre ancora non è chiaro quando saranno ricevuti gli altri leader della maggioranza, Bersani e Casini. Con i partiti, il piatto forte dei colloqui sarà il futuro dell'Eurozona, ma è innegabile che gli obiettivi della finanza pubblica italiana siano strettamente legati alla riqualificazione della spesa.

L'obiettivo numero uno di tutti è evitare l'aumento dell'Iva a partire dal primo ottobre prossimo, che porterebbe le aliquote del 10 e del 21% a salire di due punti (+0,5% nel 2014). Intervento che solo per gli ultimi tre mesi dell'anno equivale a 3,3 miliardi di euro. A ciò si deve sommare il capitolo relativo all'emergenza terremoto in Emilia e una serie di spese inderogabili da rifinanziare per il 2013.

Infine il deficit. L'obiettivo da centrare è un indebitamento all'1,7% del Pil quest'anno e allo 0,5% nel 2013. Previsioni tutt'altro che scontate, visto il gettito tributario dei primi quattro mesi dell'anno (mancano 3,4 miliardi) e l'incognita legata alla spesa per interessi.

La spending review oggi è stata al centro della discussione politica. Susanna Camusso ha definito "inaccettabili" nuovi interventi sul pubblico impiego e sulla sanità, come ipotizzato nel piano del governo. "Tagli lineari alla sanità sarebbero insopportabili - ha detto il leader Susanna Camusso -. Già ora non ce la si fa a garantire le prestazioni essenziali" e sul lavoro pubblico "già molte manovre sono intervenute".

Di spending review ha parlato anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che ha definito ''molto balzana'' l'idea di ''una riforma in progress'' del lavoro. A margine di un convegno, Bonanni ha spiegato che sul dl ''devono accelerare l'approvazione, prima fanno meglio è e più sono precisi meno danni fanno''. Su successivi cambiamenti il leader della Cisl sottolinea: ''La riforma può anche essere modificata, ma attraverso una discussione con le parti sociali''. Per quanto riguarda la spending review ''aspettiamo che Monti si decida a convocarci per evitare questa situazione incresciosa e irresponsabile'', aveva detto.

L'incontro tra governo e sindacati, che giovedì scorso avevano richiesto una riunione sulla spending review, non si terrà più dopodomani, ma probabilmente all'inizio della prossima settimana. Le organizzazioni sindacali, secondo quanto trapela, dovrebbero essere convocate a Palazzo Chigi dopo la riunione del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno.