Economia

CRISI

Alcoa, fallita la trattativa con Glencore
Multinazionale svizzera rinuncia ad acquisto

Lo hanno reso noto i sindacati che hanno ricevuto la lettera di rinuncia inviata al ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera. La multinazionale svizzera aveva chiesto, per andare avanti, che il costo dell'energia per i prossimi 10 anni non superasse i 25 euro/Mwh. Il ministro: "Ci sono altri interessati"

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ROMA - Sfuma la soluzione Glencore per salvare l'Alcoa. È fallita, infatti, la trattativa con la multinazionale svizzera per l'acquisizione dello stabilimento di Portovesme (Carbonia Iglesias): lo rendono noto i sindacati che hanno ricevuto la lettera di rinuncia inviata dalla società svizzera al ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera e al governatore sardo Ugo Cappellacci. "Non sono fallite le trattative su Alcoa, ci sono fortunatamente altri interessati e continueremo a cercarli", ha detto Passera.

La rinuncia all'acquisizione dello smelter di Portovesme - come spiega la lettera della Glencore - è legata al costo dell'energia. Nei giorni scorsi la multinazionale svizzera aveva posto al Governo una condizione imprescindibile per l'apertura di una trattativa per l'acquisizione dello stabilimento Alcoa: il costo dell'energia per i prossimi 10 anni non avrebbe dovuto superare i 25 euro/Mwh, richieste ritenute non compatibili dal Mise.

Nella tarda serata di eri, dunque, è arrivato il "no" definitivo della Glencore, che in Sardegna controlla già la Portvesme srl. "Con una volontà meramente propositiva - afferma nella lettera il manager Daniel Goldberg - desideriamo sottolineare che con l'applicazione dei meccanismi illustrati arriviamo ad un costo finale dell'energia pari a 35 euro/MWh, prezzo che si è rivelato insufficiente a garantire anche la continuità produttiva di Alcoa. Non intendiamo richiedere al Governo violazioni alla legislazione europea esistente, ma semplicemente 'suggerire' percorsi alternativi certi che, ove praticabili, avrebbero potuto portare a riequilibrare quei fattori produttivi non sostenibili economicamente. Prendiamo atto del fatto che le strade proposte non incontrerebbero i favori della comunità europea e, pertanto, Vi confermiamo che allo stato attuale e in questa situazione non siamo interessati a proseguire il discorso anche in ragione del fatto che l'attuale gestore dell'impianto, alle stesse condizioni, accumula perdite rilevanti che hanno portato alla decisione di chiudere lo stabilimento".

La decisione della Glencore, comunicano fonti del Ministero, è stata appresa ''non con stupore, ma con rammarico''. ''Ci sarebbe piaciuto che Glencore - fanno sapere dal Mise - avesse mostrato una disponibilità a fare l'investimento alle condizioni proposte e che valgono per tutti perché questo prezzo si colloca sulla linea europea e il Governo italiano non vuole fare nulla oltre quel solco''.

Intanto Alcoa accelera la smobilitazione degli impianti sulcitani  e liquida le imprese d'appalto. Secondo i rappresentanti sindacali, da lunedì rimarranno a casa 67 lavoratori interinali e stessa sorte toccherà ad altri 25 dipendenti delle imprese d'appalto. Questi ultimi sono complessivamente 263 e, sempre secondo i sindacati, ne rimarranno in servizio solo 80 entro novembre, numero destinato a scendere a 30 dal 1 gennaio dello scorso anno.
 
Nuove proteste. Con la rinuncia all'acquisizione dell'Alcoa di Portovesme (Carbonia-Iglesias) da parte della multinazionale svizzera Glencore, i sindacati annunciano una nuova settimana di iniziative per fare il punto sulla vicenda. Domenica gli operai si troveranno alle 8 davanti allo stabilimento, dove saranno raggiunti poco prima di mezzogiorno da un gruppo da circa 500 motociclisti provenienti dal nord della Sardegna "che porteranno - spiega Franco Barbi della Fiom - solidarietà ai lavoratori". I bikers visiteranno l'impianto e poi pranzeranno con gli operai. Lunedì mattina, alle nove, è invece prevista l'assemblea generale, per fare il punto sulla questione della fuoriuscita dei lavoratori interinali e degli appalti. Nel pomeriggio riunione di coordinamento della segreteria delle Rsu. La vicenda Alcoa verrà ancora discussa martedì alle 11 in Confindustria, nel corso di un incontro a cui parteciperanno i sindacati e la stessa azienda. Alle 16, sul tavolo dell'assessorato regionale al Lavoro ci sarà il tema degli ammortizzatori sociali per i primi operai che lasceranno l'azienda e mercoledì, dopo l'incontro con i sindaci del territorio, i sindacati chiameranno a raccolta i lavoratori per valutare insieme eventuali nuove iniziative.

Le reazioni. L'Idv chiederà al governo di riferire in Aula, affinché si impegni a trovare una soluzione che risponda alle istanze dei lavoratori sardi: "L'esecutivo ha la responsabilità di quanto sta accadendo, perché non ha creato, insieme all'Enel, le condizioni per garantire un prezzo dell'energia che fosse mediamente compatibile con quello dei concorrenti europei. Nello stesso tempo Monti, Passera e Fornero non hanno cercato alternative credibili per scongiurare la terribile deindustrializzazione del Sulcis", si legge in una nota congiunta del leader dell'Idv Antonio Di Pietro e del responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi. Stessa richiesta arriva dal deputato del Pdl Mauro Pili che, in una lettera, ha reiterato alla Presidenza della Camera la richiesta affinché il governo venga urgentemente a riferire in Aula: "In un Paese normale coloro che hanno venduto illusioni a buon mercato, millantato trattative e acquirenti, sarebbe cacciati via senza nessun ripensamento". È il momento di raddoppiare l'impegno secondo il responsabile Economia del Pd, Stefano Fassina: "Il governo, oltre a coinvolgere la Regione, la Provincia e i Comuni, convochi al più presto i rappresentanti sindacali per informare sull'evoluzione del percorso con gli altri potenziali acquirenti. Non è l'ora della rassegnazione e della disperazione. È l'ora di raddoppiare l'impegno per una soluzione positiva", ha detto ancora Fassina.