A segno la meta del Chianti ai galletti del rugby
Scontro sul marchio con Federazione francese
di GIULIANO BALESTRERI
Battaglia senza esclusione di colpi tra ricorsi amministrativi e ricorsi legali, tra i transalpini e il Consorzio italiano che si contendono il simbolo del gallo. Ai toscani il nuovo round a livello europeo: "Non considerata la notorietà del brand italiano"
MILANO - E' sempre Italia-Francia. Nella moda, nella buona cucina, nello sport. E, adesso, è anche Italia-Francia in uno confronto per certi versi tra i più improbabili: il vino contro il rugby. E' una partita ancora lunga, ma l'ultima meta, quella del vantaggio parziale, l'ha messa a segno il Consorzio del vino Chianti Classico. Quello del "gallo nero", in lite dal 2007 con la Federazione francese della palla ovale, quella del "gallo giallo". Una storia che sembra quella dei "due galletti" che nel pollaio, non ci possono stare.
La storia inizia nel 2007, quando la Federazione francese di rugby si è mette in testa di registrare il proprio marchio per la produzione e distribuzione di bevende alcoliche, esclusa la birra, all'interno dell'Unione europea. Esclusa la birra, ma compreso il vino. Una domanda che ha scatenato le ire dei produttori toscani che il loro "gallo nero" lo hanno registrato nel 1967, con quarant'anni di ant…
La storia inizia nel 2007, quando la Federazione francese di rugby si è mette in testa di registrare il proprio marchio per la produzione e distribuzione di bevende alcoliche, esclusa la birra, all'interno dell'Unione europea. Esclusa la birra, ma compreso il vino. Una domanda che ha scatenato le ire dei produttori toscani che il loro "gallo nero" lo hanno registrato nel 1967, con quarant'anni di ant…
MILANO - E' sempre Italia-Francia. Nella moda, nella buona cucina, nello sport. E, adesso, è anche Italia-Francia in uno confronto per certi versi tra i più improbabili: il vino contro il rugby. E' una partita ancora lunga, ma l'ultima meta, quella del vantaggio parziale, l'ha messa a segno il Consorzio del vino Chianti Classico. Quello del "gallo nero", in lite dal 2007 con la Federazione francese della palla ovale, quella del "gallo giallo". Una storia che sembra quella dei "due galletti" che nel pollaio, non ci possono stare.
La storia inizia nel 2007, quando la Federazione francese di rugby si è mette in testa di registrare il proprio marchio per la produzione e distribuzione di bevende alcoliche, esclusa la birra, all'interno dell'Unione europea. Esclusa la birra, ma compreso il vino. Una domanda che ha scatenato le ire dei produttori toscani che il loro "gallo nero" lo hanno registrato nel 1967, con quarant'anni di anticipo sul quale hanno costruito la loro reputazione, il loro mercato e la loro fortuna con un giro d'affari annuo da circa 300 milioni di euro.
Per il Consorzio, un concorrente che avesse un marchio molto simile al proprio avrebbe rappresentato un danno sia in termini di fama che di mancato profitto. E per questo ha intentato immediatamente un ricorso presso l'Ufficio per l'Armonizzazione nel Mercato Interno (Marchi, Disegni e Modelli) dell'Ue chiedendo che la domanda dei francesi venisse respinta. Immediato l'appello della Federazione di rugby che ha ottenuto la registrazione perché secondo l'Ufficio di Alicante pur essendo identici i prodotti commercializzati i due marchi sarebbe distinguibili: sul piano fonetico e sul piano concettuale perché appartenenti a due lingue diverse.
Sconfitto in sede amministrativa, il Consorzio del Chianti è ricorso in sede comunitaria al Tribunale Ue per ottenere l'annullamento della sentenza. Lussemburgo, nella sostanza, ha accolto la richiesta bloccando la registrazione del marchio francese, ma ha preso una decisione esclusivamente formale. Da un lato, infatti, il Tribunale ha ritenuto "poco probabile che il pubblico pertinente possa credere che i prodotti provengono dalla stessa impresa o da imprese collegate economicamente" (anche perché la Corte ha già dichiarato che nel settore del vino, i consumatori sono abituati ad indicare e riconoscere i prodotti, in funzione dell'elemento verbale che serve ad identificarli); dall'altro però ha ricordato che per rifiutare la registrazione di un marchio, su opposizione del titolare di un marchio anteriore - il Consorzio - è necessaria la presenza di 3 requisiti cumulativi. Non solo quindi l'identità dei marchi, ma anche la fama del marchio anteriore e il rischio che l'uso senza giusto motivo del marchio di cui si chiede la registrazione tragga indebito profitto dalla fama del marchio anteriore.
In sostanza, per il Tribunale Ue il giudizio di Alicante presenta una serie di lacune che devono essere colmate: la Federazione francese potrebbe trarre profitto dal commercializzare vino a marchio simile a quello del Chianti? Quanto è grande la fama del Chianti? I toscani sono sereni, i francesi anche. Ora la palla, anzi l'ovale, torna all'Ufficio marchi, ma Lussemburgo sono tutti convinti che l'ultima parola toccherà al Tribunale Ue.
La storia inizia nel 2007, quando la Federazione francese di rugby si è mette in testa di registrare il proprio marchio per la produzione e distribuzione di bevende alcoliche, esclusa la birra, all'interno dell'Unione europea. Esclusa la birra, ma compreso il vino. Una domanda che ha scatenato le ire dei produttori toscani che il loro "gallo nero" lo hanno registrato nel 1967, con quarant'anni di anticipo sul quale hanno costruito la loro reputazione, il loro mercato e la loro fortuna con un giro d'affari annuo da circa 300 milioni di euro.
Per il Consorzio, un concorrente che avesse un marchio molto simile al proprio avrebbe rappresentato un danno sia in termini di fama che di mancato profitto. E per questo ha intentato immediatamente un ricorso presso l'Ufficio per l'Armonizzazione nel Mercato Interno (Marchi, Disegni e Modelli) dell'Ue chiedendo che la domanda dei francesi venisse respinta. Immediato l'appello della Federazione di rugby che ha ottenuto la registrazione perché secondo l'Ufficio di Alicante pur essendo identici i prodotti commercializzati i due marchi sarebbe distinguibili: sul piano fonetico e sul piano concettuale perché appartenenti a due lingue diverse.
Sconfitto in sede amministrativa, il Consorzio del Chianti è ricorso in sede comunitaria al Tribunale Ue per ottenere l'annullamento della sentenza. Lussemburgo, nella sostanza, ha accolto la richiesta bloccando la registrazione del marchio francese, ma ha preso una decisione esclusivamente formale. Da un lato, infatti, il Tribunale ha ritenuto "poco probabile che il pubblico pertinente possa credere che i prodotti provengono dalla stessa impresa o da imprese collegate economicamente" (anche perché la Corte ha già dichiarato che nel settore del vino, i consumatori sono abituati ad indicare e riconoscere i prodotti, in funzione dell'elemento verbale che serve ad identificarli); dall'altro però ha ricordato che per rifiutare la registrazione di un marchio, su opposizione del titolare di un marchio anteriore - il Consorzio - è necessaria la presenza di 3 requisiti cumulativi. Non solo quindi l'identità dei marchi, ma anche la fama del marchio anteriore e il rischio che l'uso senza giusto motivo del marchio di cui si chiede la registrazione tragga indebito profitto dalla fama del marchio anteriore.
In sostanza, per il Tribunale Ue il giudizio di Alicante presenta una serie di lacune che devono essere colmate: la Federazione francese potrebbe trarre profitto dal commercializzare vino a marchio simile a quello del Chianti? Quanto è grande la fama del Chianti? I toscani sono sereni, i francesi anche. Ora la palla, anzi l'ovale, torna all'Ufficio marchi, ma Lussemburgo sono tutti convinti che l'ultima parola toccherà al Tribunale Ue.